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I libri hanno il privilegio di allenare le nostre aspettative, quelle deluse “lì fuori” dove meno ti aspetti e meglio è.

Questo libro a mio avviso va ben oltre le aspettative, costringendo il lettore a mollare la presa e ad emozionarsi fino in fondo. Da questo libro non si scappa, anzi, ci si vuole immergere sempre più, si vuol far parte di quella classe, di quella scuola, di quel tempo e di quelle intenzioni che sfidano tutto, ogni vicissitudine, ogni difficoltà oggettiva e ogni momento di sconforto, perché l’obiettivo è arrivare al traguardo, che per i ragazzi raccontati nel libro sarà la maturità, per il lettore la certezza che ci sono insegnanti a cui basta essere sé stessi, fino in fondo, per salvare e salvarsi. Sì, si può, lo racconta Gaja Cenciarelli nel suo libro “Domani interrogo” edito da Marsilio.

Un libro che sa di autobiografico, considerato che – al netto di qualche passaggio che probabilmente sarà stato romanzato – racconta di una storia vera, dell’anno di supplenza che la prof di letteratura inglese accetterà nella V A in un quartiere difficile di Roma, in una scuola difficile con ragazzi che non sanno ancora di “non essere difficili” (o almeno non troppo) fin quando non arriva lei, con la sua cultura smisurata e il suo modo di essere e di fare, che non ha nulla di canonico, che scende dalla rigidità del docente che spiega, interroga e terrorizza, e si mette ad insegnare non solo ai ragazzi, ma in mezzo ai ragazzi, chiamandoli per nome (e quando serve anche per soprannome), accettando tutti i loro limiti, accogliendo le loro paure, (che a tratti saranno le sue) e provando (riuscendoci), a sradicarli dalla convinzione che il loro futuro risiede lì dove non c’è scampo. La prof sarà la loro via di scampo, la loro rotta, il loro faro quando si sentiranno smarriti, e tra dubbi ed incertezze, si costruirà un rapporto destinato a durare nel tempo, al di là del destino di ognuno, dentro la consapevolezza di potersi fidare (fino in fondo) e di scegliere di stare dalla stessa parte, almeno per un po’.

Verrebbe da dire “la buona scuola esiste”, verrebbe da dire che “dovrebbero essere tutti così gli insegnanti” e forse la lettura di questo libro potrebbe essere un buono spunto per ridisegnare quella linea di confine tra sé e gli alunni, ognuno diverso dall’altro, spesso incapace di esprimere la volontà di sapere davvero quale siano le proprie attitudini.

Leggendo “Domani interrogo” si ride e si piange. Si piange fino al singhiozzo. Non si ha scampo, è un libro che ti mette nell’angolo considerato che la crudezza di una realtà che pulsa ed è difficile da domare, viene affrontata a viso aperto da colei che non ama la vocazione ma la possiede, da colei che cammina e pensa, da colei che non insegna solo letteratura inglese ma a sentirsi parte di un microcosmo fatto di desideri e di passioni, di amicizia e di volontà.

L’incontro di due mondi così diversi, tra chi insegna e chi dovrebbe imparare, la crudeltà di un quartiere che ti allontana dai sogni, la vita sregolata di giovani pieni di vita ma che quella vita a tratti la buttano via, che trovano con la loro prof un codice comunicativo che tra alti e bassi li legherà indissolubilmente, fino a divenire “famiglia”.

È un eccellente testo narrativo, con una dettagliata descrizione di luoghi, personaggi, personalità e intenti. Intrattiene, e la narrazione non è mai fine a sé stessa, suscita nel lettore una “emozione estetica”, raccontando gli eventi e i dettagli nei minimi particolari: i colori, le posture, le forme dei sorrisi e degli occhi stanchi.

L’utilizzo del dialetto o del gergo molto vicino ai ragazzi, diventa il mezzo che permette al tutto di compiersi. Avvicina, accoglie, stritola, se serve. Eppure la scelta che la scrittrice fa delle parole a corredo del racconto, non è solo efficace, è anche suggestiva, capace di “effetti collaterali”. Sono parole mai banali, a volte ricercate, che tessono uno suo personalissimo stile, capace di trascinare il lettore al centro della storia narrata.

È tutto al suo posto, in questo libro.

Lo schema narrativo che parte dall’antefatto (e dal principio) passa per peripezie e spannung fino a giungere al “superamento delle prove” proprio come accade spesso per gli eroi, fino a giungere ad un finale chiuso, che chiude praticamente il cerchio lungo un anno scolastico dove gli eroi sono gli studenti, che allungano la mano e afferrano “l’oggetto del loro desiderio” che non sapevano ancora di avere.

Sono presenti all’interno dell’opera dei flash forward, delle prolessi che aiutano il lettore a capire cosa ne sarà della storia di ognuno dei ragazzi.

Avrebbe potuto narrare la storia in prima persona, la Cenciarelli, ma ha fatto una scelta diversa; ha scelto il narratore eterodiegetico, onniscente, la “mano di Dio”, colui che narra sapendo tutto di tutti, più di quello che sanno i personaggi. Una scelta difficile ma intensa, considerato che quel narratore non concede sconti, racconta ogni risvolto dei protagonisti, analizza pensieri, parole ed opere … ed in questo caso anche le omissioni.

Un patto narrativo intenso e fortissimo quello tra la scrittrice e i suoi lettori, non solo perché la storia narrata è storia vera, ma anche perché ci si fida di chi scrive, ci si lascia guidare dentro “le parole giuste”, come quelle che la prof del libro cerca disperatamente e che puntualmente trova e che sono efficaci, a volte in romanesco, a volte affilate e che non lasciano scampo.

Ci sono delle storie d’amore difficili, complicate e travolgenti, che ci cambiano irrimediabilmente e spesso in meglio. È questo che accade in “Domani interrogo”, una storia d’amore tra i discenti e la prof, tra la scuola e la vita di ognuno, tra il passato e quel futuro nel quale ci si salva, nel quale ci si può salvare se reciprocamente non ci si lascia la mano.