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Il 25 marzo 2013 il parlamentare nazionale del Partito democratico, Francantonio Genovese, suo cognato, il deputato regionale all’ epoca del Partito Democratico, Franco Rinaldi, e altre 9 persone, tra loro familiari e collaboratori, furono destinatari di un avviso di garanzia emesso dalla Procura di Messina nell’ambito di un’inchiesta sui finanziamenti per la Formazione professionale regionale. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione per delinquere, riciclaggio, frode fiscale, peculato e truffa. Poi, in seguito, Genovese, già segretario regionale del Partito Democratico, è stato arrestato, e con lui anche la moglie, Chiara Schirò. E la Polizia e la Guardia di Finanza hanno sequestrato beni per 5 milioni di euro nell’ambito della stessa inchiesta cosiddetta “Corsi d’oro”. Adesso il Tribunale di Messina, dopo 10 ore di camera di consiglio, ha inflitto 11 anni di reclusione a Francantonio Genovese, così come invocato dalla Procura, secondo cui il politico è stato a capo di un’ associazione per delinquere che per tanti anni ha drenato risorse finanziarie regionali per 60 milioni di euro destinati alla Formazione professionale. Sono stati riconosciuti colpevoli i 22 imputati, tra cui il cognato di Genovese, Franco Rinaldi, condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione, e che nel frattempo è transitato in Forza Italia dove è approdato anche Genovese. E poi 3 anni e 6 mesi alla moglie di Genovese, Chiara Schirò, e 6 anni e 6 mesi, a sua sorella, Elena Schirò, moglie di Genovese. Sia a Francantonio Genovese che a Franco Rinaldi è stata imposta l’interdizione dai pubblici uffici per tutto il periodo della condanna. Genovese paga inoltre una multa da 20mila euro e subisce la confisca dei beni già sequestrati come garanzia del risarcimento del danno, da liquidare in sede civile, alle parti civili tra cui la Regione siciliana e l’assessorato regionale alla Formazione. Il processo si è protratto due anni. E Genovese, dopo l’ autorizzazione da parte della Camera dei Deputati, è stato detenuto quasi un anno, tra carcere e domiciliari. A favore del suo arresto votò anche il Partito Democratico, ed ecco perché poi Francantonio Genovese ha restituito la tessera del partito. Fonte teleacras

Il nuovo bando regionale della Formazione professionale, pubblicato nel novembre scorso, è bloccato a causa di un ricorso al Tar. La prima udienza è in calendario il prossimo 8 giugno. E ciò comporta che almeno fino a settembre le lezioni non inizieranno. Gli Enti di formazione nel frattempo non incasserebbero un solo euro ma saranno costretti a pagare di tasca propria i circa 4.500 attuali dipendenti: l’alternativa sarebbe licenziarli. Dunque, l’ assessore alla Formazione, Bruno Marziano, è a lavoro su una soluzione tampone. Si tratta di rispolverare e prorogare il cosiddetto Avviso 20, ossia il bando tramite cui, nel triennio appena concluso, sono stati finanziati i corsi di formazione professionale in Sicilia.

Lo scorso 14 agosto sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana è stato pubblicato il bando per la Formazione. Tecnicamente è stato intitolato “Bando per il rafforzamento dell’occupabilità della popolazione siciliana in età lavorativa”. Secondo i sindacati di categoria si tratta di un incentivo ai licenziamenti. Le ore di lavoro e il relativo finanziamento sono divisi in base al numero dei dipendenti. Ad esempio, agli enti di Formazione che contano fino a 8 dipendenti spettano 1.630 ore di formazione. Alla categoria immediatamente superiore, composta dagli enti che dispongono da 9 a 15 lavoratori, le ore saranno quasi il doppio: 3.057, e quasi doppio sarà anche il finanziamento. Un ente che offre lavoro a 8 persone ha ovviamente costi maggiori rispetto all’ente con un solo dipendente : ma entrambi hanno lo stesso finanziamento. E allora sarà quasi naturale che l’ente con 8 lavoratori ne licenzierà 7 per beneficiare delle stesse condizioni ma con un solo dipendente. Ciò sarebbe un paradosso che, nel caso di enti con decine di dipendenti, potrebbe provocare licenziamenti di massa, fino a 50 – 60 dipendenti in un colpo solo. L’ allarme ghigliottina è stato lanciato da alcuni sindacati, Asef, Assofor, Cenfop, Forma Sicilia e Anfop, che hanno già chiesto un incontro con l’ assessore regionale alla Formazione, Mariella Lo Bello, e si rammaricano perché a fine luglio hanno sollecitato inutilmente delle correzioni prima della pubblicazione del bando che adesso rischia di cancellare i due – terzi del personale attualmente impegnato negli interventi formativi. Condivide e rilancia il capogruppo di Forza Italia all’ Assemblea regionale, Marco Falcone, che invoca : “L’assessore regionale Lo Bello ascolti il grido d’allarme lanciato dagli enti di formazione siciliani, prevedendo in tempi rapidissimi un incontro per scongiurare un rischio ad oggi drammaticamente reale”. E non solo : secondo il sindacato Snals Confsal, dal bando non si evince che il solo personale impiegabile è il personale iscritto all’Albo degli operatori della formazione professionale. Infatti, si ritiene legittimo anche l’utilizzo del personale assunto dal 2005 al 2008. E poi, un’altra presunta carenza di garanzie è che le somme sono erogate a scaglioni in base al numero dei dipendenti, ma i trasferimenti sono limitati alla disponibilità economica della Regione.

Sempre più disastrata la Formazione professionale in Sicilia. Il deputato regionale del Nuovo centro destra, Giovanni Lo Sciuto, afferma : “Il piano 2015-2016 è al palo mentre il governo non ha nemmeno chiarito cosa intenda fare con i 1700 sportellisti. Gli Enti hanno già comunicato che se entro giugno non partiranno i bandi per la programmazione biennale, saranno costretti a licenziare tutti i lavoratori del settore. Ma, forse, programmazione è parola che questo governo regionale non conosce. Dopo l’impegno preso esattamente un mese fa, l’8 aprile scorso, dall’assessorato di competenza e dal presidente della Regione, regna soltanto il silenzio. I 1.700 ex-sportellisti attendono ancora il loro inserimento. Sono una quarantina le agenzie accreditate, pronte a ricevere le risorse che la Regione siciliana ha disponibili, stimate al momento in una cinquantina di milioni di euro”. L’assessore regionale al Lavoro, Bruno Caruso, replica: “Abbiamo varato un tavolo di crisi con i sindacati e stiamo procedendo con grande solerzia, contiamo di arrivare a soluzioni condivise e rapide”.
fonte teleacras

Il Governo nazionale intende commissariare la Regione Sicilia a causa della mancata attivazione dei corsi di formazione obbligatoria. La Regione ha ricevuto una lettera del Ministero della Pubblica Istruzione che denuncia la “perdurante inadeguatezza del sistema” in Sicilia. Il sottosegretario all’ Istruzione, Davide Faraone, afferma : “Si rischia di non assicurare i livelli minimi ai cittadini”. E la Uil rilancia : “Il settore della Formazione in Sicilia è ancora nel caos. Già a fine giugno, infatti, in assenza di un nuovo Piano per l’offerta formativa, gli enti attiveranno le procedure di licenziamento. In mezzo alla strada finiranno almeno seimila persone. Una situazione inaccettabile, più volte denunciata dalla Uil Sicilia e che il Governo regionale sino ad ora non ha ascoltato”. E l’ assessore regionale alla Formazione, Mariella Lo Bello, replica : “Ho fatto presente all’assessore all’Economia, Baccei, la mancanza di risorse, ma nella Finanziaria, a fronte dei 70 milioni e 495 mila euro richiesti, sono stati previsti 4 milioni 181 mila euro. Dunque, al momento, l’assessorato alla Formazione dispone di appena 55mila euro”.
fonte teleacras

Ad Agrigento i lavoratori della Formazione professionale e i sindacati di categoria hanno scioperato e manifestato giovedì al Comune e ieri in Prefettura. Lunedì prossimo, 30 marzo, anche i lavoratori e i sindacati agrigentini parteciperanno ad una manifestazione regionale a Palermo. I rappresentanti sindacali agrigentini di Cgil, Cisl e Uil, Salvina Mangione, Gaspare Russello e Angela Pecoraro, affermano : “La Prefettura di Agrigento si è fatta carico di comunicare lo stato di esasperazione di tanti nuclei familiari che hanno visto sospendere il proprio reddito da lavoro e che non riescono a trovare nel Governo regionale la risposta per assicurare un presente ed un futuro alla propria attività e vita sociale. Ci si rende conto che ormai la problematica debba trovare un supporto anche al tavolo del Governo nazionale che propaganda il “cambio di verso” con il rilancio dell’occupazione, come segno distintivo di una ripresa dell’economia confermata dagli indicatori econometrici da parte delle Autorità nazionali”.

Anche ad Agrigento il settore della Formazione è in agitazione. Domani, giovedì 26 marzo, i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato una giornata di sciopero con presidio, dalle ore 10 in poi, presso la sede del Comune di Agrigento. Poi, venerdì 27 marzo, ancora ad Agrigento è stata organizzata una manifestazione con presidio, dalle ore 10 in poi, presso la Prefettura. Infine, lunedì 30 marzo sarà il giorno di una manifestazione regionale a Palermo, il raduno alle ore 9 in piazza Marina e poi il corteo verso Piazza Indipendenza, dove vi è la sede dell’ Assemblea regionale. I responsabili sindacali agrigentini, Salvina Mangione, Russello e Pecoraro, affermano : “Si registra ancora la mancanza di un progetto nel settore Formazione da parte del Governo regionale, che brancola nel buio alternando demagogia e cinismo nell’affrontare i problemi delle risorse, gli accreditamenti e la programmazione”.

La Polizia e la Guardia di Finanza hanno sequestrato beni per 5 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Corsi d’oro” a carico degli enti della formazione professionale di Messina per cui è stato chiesto l’arresto del deputato nazionale del Partito Democratico, Francantonio Genovese. Il provvedimento di sequestro, firmato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina, è stato notificato ad oltre 30 istituti di credito in cui gli indagati hanno la disponibilità di circa 120 conti correnti. Il sequestro è stato emesso, in termini tecnici, “per equivalente”, quindi a garanzia della restituzione dei fondi pubblici che sarebbero stati illecitamente percepiti e delle imposte eventualmente evase. A carico di Genovese è stato eseguito un sequestro del valore di 733.659 euro, e nei confronti di sua moglie, Chiara Schirò, di 119.552 euro.

A seguito dell’ indagine a suo carico, e della richiesta di arresto inoltrata alla Camera, il deputato nazionale del Partito Democratico, Francantonio Genovese, annuncia che si auto – sospenderà dal partito e dal gruppo parlamentare. Genovese afferma : “per comprensibili ragioni di opportunità, non disgiunte dall’alto senso di rispetto che ho sempre avuto nei confronti delle Istituzioni, dei colleghi di Partito e dei Parlamentari tutti, anticipo la mia determinazione ad auto – sospendermi dal Partito Democratico e dal Gruppo Parlamentare. Con riferimento alla richiesta di autorizzazione a procedere presentata alla Camera dei Deputati dalla Procura della Repubblica di Messina, mi preme chiarire che, al momento, ho avuto contezza solo dei capi di imputazione e non delle ragioni a sostegno delle accuse mossemi. Sin da ora, tuttavia, anche alla luce di quanto emerso in questi ultimi mesi nel corso di un parallelo procedimento penale ed avuto riguardo alla documentazione già depositata agli inquirenti dai miei difensori, sono certo di poter fornire ogni chiarimento utile ad escludere la sussistenza degli addebiti che mi vengono contestati. Ciò farò, con serenità, in ogni sede, non esclusa quella Parlamentare”.

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Le persone destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Messina sulla Formazione professionale, che ha provocato la richiesta di arresto alla Camera del deputato Francantonio Genovese, sono l’ex sindaco di San Piero Patti, Comune in provincia di Messina, Salvatore La Macchia, Roberto Giunta, Domenico Fazio e il commercialista Stefano Galletti. La Macchia, Giunta e Fazio sono collaboratori della segreteria politica di Francantonio Genovese. Giunta e Fazio sono anche collaboratori del deputato regionale del Pd Franco Rinaldi, cognato di Genovese, e anche lui indagato.

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