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L’ ex capo provincia di Cosa Nostra agrigentina, Giuseppe Falsone, di Campobello di Licata, recluso in regime di 41 bis nel carcere di Novara dove sconta l’ergastolo, ha scritto una lettera tramite cui chiede di intervenire affinchè sia rispettato il diritto del detenuto a professare il proprio credo religioso. Da alcuni mesi Falsone ha abbracciato la fede della Chiesa Valdese. Dunque, il boss si rivolge all’ Amministrazione penitenziaria e spiega che il 41 bis non gli consente di incontrare il suo padre spirituale della Chiesa Valdese. Falsone, tra l’altro, scrive : “Vi chiedo di supervisionare la condotta della direzione dell’istituto in merito alla vergognosa violazione del mio diritto all’assistenza religiosa”. L’iniziativa di Falsone di avviare un procedimento formale sarebbe stata sollecitata dal suo ministro di culto della Chiesa evangelica metodista, Jean Felix Kamba Nzolo, padre spirituale di Giuseppe Falsone, che lamenta la presenza di un agente durante i precedenti colloqui avuti in carcere prima del presunto divieto.

Pietrino Falzone, 57 anni, di Porto Empedocle, interrogato dal magistrato, ha confessato : “sì, l’ho ucciso io mio figlio Marco ma non volevo ucciderlo. Mi stavo solo difendendo. Ogni sera sempre la stessa storia. Tornava a casa ubriaco, ogni pretesto era buono per alzare le mani su tutti: mia moglie, mia figlia, su me. E ieri notte è stata come le altre. Ha cominciato a picchiarmi, ho provato ad allontanarlo ma lui era sempre più violento. Ho preso il coltello da cucina e l’ho colpito. Ma non volevo ucciderlo. Anche la ferita procurata non sembrava così grave”.
Fonte teleacras

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