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Partirà il prossimo 19 aprile in uno dei borghi più belli d’Italia, un progetto culturale, di solidarietà ed integrazione che mira a scoprire le tante qualità che appartengono a diverse culture. Si tratta di laboratori musicali (e non solo) nati da un’idea di Fabio Cinque, cantautore siciliano e sua moglie Angela Zwingauer, che hanno incontrato nell’amministrazione comunale di Montalto Uffugo (Cs) e nella Cooperativa Atlante, la giusta sinergia per “fare” cose belle, fatte bene.
Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa di presentazione di questo progetto che reca il nome di “Suoni Erranti” – laboratorio di contaminazione musicale – un progetto pilota diretto da Fabio Cinque che ha come scopo quello di mettere in contatto diversi talenti e diverse culture, capaci di “contaminarsi” vicendevolmente dando vita a scambi culturali ed emozionali, ad insegnamenti reciproci, nonché a sostenere l’aggregazione e l’integrazione nella società di ragazzi extracomunitari, gestiti nel territorio montaltese dalla Cooperativa Atlante, nell’ambito del progetto Sprar.
Lo Sprar è un sistema di protezione che mira non solo ad accogliere rifugiati e richiedenti asilo, ma anche a sobbarcarsi la responsabilità della loro integrazione nel tessuto sociale, della loro istruzione oltre all’inserimento nel mondo del lavoro. Tutto questo affinché gli “extracomunitari” così come vengono spesso definiti in senso dispregiativo, non siano quelli che rubano, che tolgono ai residenti, ma che possono essere un valore aggiunto per un territorio con la proprio cultura e le proprie usanze. E in questo il comune di Montalto Uffugo, nella persona del Sindaco Pietro Caracciolo, può vantarlo come un fiore all’occhiello, considerato il bel progetto “Le note dell’accoglienza” realizzato in collaborazione con la cooperativa Sociale Atlante.

Durante la conferenza stampa – alla quale erano presenti anche il Sindaco  Avv. Pietro Caracciolo, l’assessore Puntillo e il presidente della cooperativa Atlante Carmine Federico –  sono stati proprio Fabio Cinque e sua moglie Angela a raccontare con un contagioso entusiasmo, le motivazioni che hanno spinto a proporre questo laboratorio, motivazioni che risiedono proprio nella voglia di creare un circuito di persone, esperienze e capacità che mescolate, possano dare vita a nuove ispirazioni, nuove conoscenze e nuovi rapporti umani, che dovrebbero sempre restare vivi e vividi proprio nello scambio, nella contaminazione, nella condivisione di conoscenza e di “voglia di conoscenza”.
Sarà un laboratorio gratuito, aperto a tutti coloro vorranno prenderne parte, siano essi musicisti o semplici appassionati, o che abbiano voglia di vedere da vicino come nascono nuove sfumature di musica e colori, mettendo al centro esclusivamente quello che si è disposti a dare.
Il comune di Montalto Uffugo ha messo a disposizione i luoghi, Fabio Cinque metterà a disposizione la sua arte, i responsabili della cooperativa supervisioneranno e collaboreranno al meglio e il resto lo faranno i ragazzi ospiti dello Sprar, già ben integrati nel territorio, che aspettano solo di poter raccontare un po’ meglio chi sono e che sogni hanno.
E’ un seme meraviglioso piantato in una primavera in divenire, che aspetta solo di mettere radici e di crescere rigoglioso. Il progetto parte da da Montalto Uffugo, ma si spera possa diventare talmente contagioso, da “errare” per poi radicarsi anche in altri tessuti sociali, dove la cultura, la solidarietà e la condivisione non possono che generare come in un effetto domino, una realtà migliore.
Se ci fosse qualcuno interessato alla realizzazione del progetto anche in terra di Sicilia, può visionale la pagina Facebook, Suoni Erranti.
Simona Stammelluti

Partirà il prossimo 19 aprile in uno dei borghi più belli d’Italia, un progetto culturale, di solidarietà ed integrazione che mira a scoprire le tante qualità che appartengono a diverse culture. Si tratta di laboratori musicali (e non solo) nati da un’idea di Fabio Cinque, cantautore siciliano e sua moglie Angela Zwingauer, che hanno incontrato nell’amministrazione comunale di Montalto Uffugo (Cs) e nella Cooperativa Atlante, la giusta sinergia per “fare” cose belle, fatte bene.

Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa di presentazione di questo progetto che reca il nome di “Suoni Erranti” – laboratorio di contaminazione musicale – un progetto pilota diretto da Fabio Cinque che ha come scopo quello di mettere in contatto diversi talenti e diverse culture, capaci di “contaminarsi” vicendevolmente dando vita a scambi culturali ed emozionali, ad insegnamenti reciproci, nonché a sostenere l’aggregazione e l’integrazione nella società di ragazzi extracomunitari, gestiti nel territorio montaltese dalla Cooperativa Atlante, nell’ambito del progetto Sprar.

Lo Sprar è un sistema di protezione che mira non solo ad accogliere rifugiati e richiedenti asilo, ma anche a sobbarcarsi la responsabilità della loro integrazione nel tessuto sociale, della loro istruzione oltre all’inserimento nel mondo del lavoro. Tutto questo affinché gli “extracomunitari” così come vengono spesso definiti in senso dispregiativo, non siano quelli che rubano, che tolgono ai residenti, ma che possono essere un valore aggiunto per un territorio con la proprio cultura e le proprie usanze. E in questo il comune di Montalto Uffugo, nella persona del Sindaco Pietro Caracciolo, può vantarlo come un fiore all’occhiello, considerato il bel progetto “Le note dell’accoglienza” realizzato in collaborazione con la cooperativa Sociale Atlante.

Durante la conferenza stampa – alla quale erano presenti anche il Sindaco  Avv. Pietro Caracciolo, l’assessore Puntillo e il presidente della cooperativa Atlante Carmine Federico –  sono stati proprio Fabio Cinque e sua moglie Angela a raccontare con un contagioso entusiasmo, le motivazioni che hanno spinto a proporre questo laboratorio, motivazioni che risiedono proprio nella voglia di creare un circuito di persone, esperienze e capacità che mescolate, possano dare vita a nuove ispirazioni, nuove conoscenze e nuovi rapporti umani, che dovrebbero sempre restare vivi e vividi proprio nello scambio, nella contaminazione, nella condivisione di conoscenza e di “voglia di conoscenza”.

Sarà un laboratorio gratuito, aperto a tutti coloro vorranno prenderne parte, siano essi musicisti o semplici appassionati, o che abbiano voglia di vedere da vicino come nascono nuove sfumature di musica e colori, mettendo al centro esclusivamente quello che si è disposti a dare.

Il comune di Montalto Uffugo ha messo a disposizione i luoghi, Fabio Cinque metterà a disposizione la sua arte, i responsabili della cooperativa supervisioneranno e collaboreranno al meglio e il resto lo faranno i ragazzi ospiti dello Sprar, già ben integrati nel territorio, che aspettano solo di poter raccontare un po’ meglio chi sono e che sogni hanno.

E’ un seme meraviglioso piantato in una primavera in divenire, che aspetta solo di mettere radici e di crescere rigoglioso. Il progetto parte da da Montalto Uffugo, ma si spera possa diventare talmente contagioso, da “errare” per poi radicarsi anche in altri tessuti sociali, dove la cultura, la solidarietà e la condivisione non possono che generare come in un effetto domino, una realtà migliore.

Se ci fosse qualcuno interessato alla realizzazione del progetto anche in terra di Sicilia, può visionale la pagina Facebook, Suoni Erranti.

Simona Stammelluti

Ho ascoltato in anteprima il primo disco di Fabio Cinque, siciliano Doc, che dopo aver calcato i palcoscenici di mezza Europa, si è fermato e ha scritto questo album, #comesenoncifosseundomani

Un disco è sempre come un mondo a se, quello che appartiene a chi ha delle idee, e che poi decide “cosa” farle diventare. Spacchettare il disco di Fabio Cinque è stato come entrare in un negozio di dolciumi seguendo un profumo, per poi rimanere indecisi su cosa assaggiare. Un packaging bello e funzionale, con “un senso”. Perché quando apri la custodia, entri per davvero nel suo mondo, attraverso i suoi occhi, i colori e le sfumature che solo un uomo del sud sa come condividere con gli altri, in maniera così seduttiva.
Un libretto raccoglie i testi, stampati su immagini che raccontano ognuno dei nove brani e nell’ultima pagina, i nomi di tutti coloro che in questo bel progetto hanno creduto e lo hanno sostenuto attraverso il crowdfunding.
Ma poi la curiosità ti porta dritto dritto ad “ascoltare” quello che è un disco scritto da un cantautore non improvvisato, che con la musica ha fatto l’amore prima ancora che le appartenesse completamente, forse.
E’ un disco che parla di vita, di gioia, di opportunità e di rinascita. Ogni traccia racconta una storia, una storia vissuta, che si potrebbe vivere o che a volte si è sognata, senza viverla per davvero. E’ un susseguirsi di emozioni, di parole “aggiustate a festa”, messe in ordine quel tanto che basta per poter far compagnia a chi ha ancora qualche dubbio su quanto bella possa essere la vita, anche se a volte sembra indifferente alle nostre richieste e alle nostre necessità.
C’è tutta una vita, in questo disco. Ci sono le origini, le canzoni cantante in dialetto siciliano, ci sono sogni e c’è pure tanto coraggio; quello che serve per arrivare “fino in fondo”, e Fabio Cinque, con questo disco è arrivato non solo dove voleva, ma anche dove “doveva”, ossia a mettere nel suo paniere ciò che sa fare e che merita di essere apprezzato per qualità e pregio espressivo.
Un cantautorato schietto, originale ed appagante, quello di Fabio Cinque che nel disco oltre alla voce, suona la chitarra, il basso, il contrabbasso e il marranzano, conosciuto come “scacciapensieri”. Gli arrangiamenti sono molto ben articolati e la parte acustica, si tiene per mano con la parte più “rock” dove la chitarra la fa da padrone, come nel brano “la strada (che ho)”. Nel disco tanti strumenti e tanti musicisti. Ogni strumento lascia l’impronta negli arrangiamenti scelti per dare la giusta incisività a testi, che spesso nascondono una realtà che è sotto gli occhi di tutti, ma che a volte in molti fanno finta di non vedere.
Fiati e archi, non sono mai usati a caso, e rendono alcuni pezzi “tondi”, completi, raffinati e caldi, come nel caso della traccia numero 4, “ascunta u ventu”, quando la tromba di Emanuele Calvosa, regge la melodia e la trasporta in alto, attraverso note acute e vellutate, che si adagiano poi sul rumore del mare, che chiude il pezzo.
Nel disco c’è un brano, “Nuvole” nel quale i cori sono realizzati da Elisa, la figlia di Fabio Cinque, che, azzardando, potrebbe diventare il tormentone dell’estate. E’ simpatico, accattivante, orecchiabile.
Il pezzo di Rosa Balistreri “cu ti lu dissi”, si distingue per come Cinque lo interpreta, ossia con particolare enfasi, mentre suonano i violini malinconici e passionali di Teresa Giordano e Pasquale Gravina.
Eppure a mio avviso, il pezzo che detta il senso del disco, resta “Ricadi”, già singolo, che racchiude – per testo e sound – la verve e la tempra di Fabio Cinque cantautore, colui che ha un messaggio da consegnare, e lo fa #comesenoncifosseundomani.
Nel disco è ospite Ricky Portera, ma per sapere in che brano ha prestato la sua chitarra, dovrete comprare il disco.
Fatevi un regalo, fate un regalo. Il disco merita, e vi farà bene. Esce il 16 giugno. Vi consegnerà la consapevolezza che all’indifferenza di giorni comuni, esiste sempre un antidoto…basta cercarlo.
Simona Stammelluti

Ho ascoltato in anteprima il primo disco di Fabio Cinque, siciliano Doc, che dopo aver calcato i palcoscenici di mezza Europa, si è fermato e ha scritto questo album, #comesenoncifosseundomani

Un disco è sempre come un mondo a se, quello che appartiene a chi ha delle idee, e che poi decide “cosa” farle diventare. Spacchettare il disco di Fabio Cinque è stato come entrare in un negozio di dolciumi seguendo un profumo, per poi rimanere indecisi su cosa assaggiare. Un packaging bello e funzionale, con “un senso”. Perché quando apri la custodia, entri per davvero nel suo mondo, attraverso i suoi occhi, i colori e le sfumature che solo un uomo del sud sa come condividere con gli altri, in maniera così seduttiva.

Un libretto raccoglie i testi, stampati su immagini che raccontano ognuno dei nove brani e nell’ultima pagina, i nomi di tutti coloro che in questo bel progetto hanno creduto e lo hanno sostenuto attraverso il crowdfunding.

Ma poi la curiosità ti porta dritto dritto ad “ascoltare” quello che è un disco scritto da un cantautore non improvvisato, che con la musica ha fatto l’amore prima ancora che le appartenesse completamente, forse.

E’ un disco che parla di vita, di gioia, di opportunità e di rinascita. Ogni traccia racconta una storia, una storia vissuta, che si potrebbe vivere o che a volte si è sognata, senza viverla per davvero. E’ un susseguirsi di emozioni, di parole “aggiustate a festa”, messe in ordine quel tanto che basta per poter far compagnia a chi ha ancora qualche dubbio su quanto bella possa essere la vita, anche se a volte sembra indifferente alle nostre richieste e alle nostre necessità.

C’è tutta una vita, in questo disco. Ci sono le origini, le canzoni cantante in dialetto siciliano, ci sono sogni e c’è pure tanto coraggio; quello che serve per arrivare “fino in fondo”, e Fabio Cinque, con questo disco è arrivato non solo dove voleva, ma anche dove “doveva”, ossia a mettere nel suo paniere ciò che sa fare e che merita di essere apprezzato per qualità e pregio espressivo.

Un cantautorato schietto, originale ed appagante, quello di Fabio Cinque che nel disco oltre alla voce, suona la chitarra, il basso, il contrabbasso e il marranzano, conosciuto come “scacciapensieri”. Gli arrangiamenti sono molto ben articolati e la parte acustica, si tiene per mano con la parte più “rock” dove la chitarra la fa da padrone, come nel brano “la strada (che ho)”. Nel disco tanti strumenti e tanti musicisti. Ogni strumento lascia l’impronta negli arrangiamenti scelti per dare la giusta incisività a testi, che spesso nascondono una realtà che è sotto gli occhi di tutti, ma che a volte in molti fanno finta di non vedere.

Fiati e archi, non sono mai usati a caso, e rendono alcuni pezzi “tondi”, completi, raffinati e caldi, come nel caso della traccia numero 4, “ascunta u ventu”, quando la tromba di Emanuele Calvosa, regge la melodia e la trasporta in alto, attraverso note acute e vellutate, che si adagiano poi sul rumore del mare, che chiude il pezzo.

Nel disco c’è un brano, “Nuvole” nel quale i cori sono realizzati da Elisa, la figlia di Fabio Cinque, che, azzardando, potrebbe diventare il tormentone dell’estate. E’ simpatico, accattivante, orecchiabile.

Il pezzo di Rosa Balistreri “cu ti lu dissi”, si distingue per come Cinque lo interpreta, ossia con particolare enfasi, mentre suonano i violini malinconici e passionali di Teresa Giordano e Pasquale Gravina.

Eppure a mio avviso, il pezzo che detta il senso del disco, resta “Ricadi”, già singolo, che racchiude – per testo e sound – la verve e la tempra di Fabio Cinque cantautore, colui che ha un messaggio da consegnare, e lo fa #comesenoncifosseundomani.

Nel disco è ospite Ricky Portera, ma per sapere in che brano ha prestato la sua chitarra, dovrete comprare il disco.

Fatevi un regalo, fate un regalo. Il disco merita, e vi farà bene. Esce il 16 giugno. Vi consegnerà la consapevolezza che all’indifferenza di giorni comuni, esiste sempre un antidoto…basta cercarlo.

Simona Stammelluti