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Non poteva finire così, senza stanarla la verità, e la pazienza e la tenacia di Donata Bergamini, della sua famiglia e dei suoi legali con a capo l’avvocato Fabio Anselmo che mai sono state riposte, adesso sono state ricompensate, almeno in parte.

Dopo l’ennesima inchiesta archiviata nel dicembre del 2015, il procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, ha chiesto al Gip la riapertura delle indagini sulla morte del giocatore del Cosenza, deceduto in circostanze ancora misteriose il 18 novembre del 1989 sulla SS 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico.

foto di nunzio garofalo

Il procuratore ritiene ci siano gli elementi per riaprire il caso e analizzare nuovamente i fatti. Ci sarebbero dunque una serie di elementi che non erano stati completamente valutati in precedenza. Inoltre c’è la possibilità di utilizzare nuove e sofisticate tecnologie per eseguire accertamenti medico-legali che dovrebbero togliere ogni dubbio sulla morte del calciatore, per sapere come morì, sperando di poter conoscerne anche il vero perché. Il corpo di Denis Bergamini sarà così riesumato e sottoposto a nuove valutazioni del caso.

La richiesta della Procura di riaprire il caso è arrivata a seguito dall’istanza dei legali della famiglia Bergamini che mai hanno accettato la prima versione, secondo la quale Denis era morto suicida.

E’ proprio Donata, sorella del calciatore a rilasciare una dichiarazione al Sicilia24h che reca in se speranza ma anche cautela: “Sono contenta ma molto cauta. Ho piena fiducia nel procuratore capo Eugenio Facciolla. E’ un momento molto doloroso ma indispensabile, questo. Il mio avvocato Fabio Anselmo fin da subito, aveva capito che il nodo della vicenda era nelle perizie medico legali e per questo ci si è informati circa le nuove e ultime tecnologie in questo campo, considerato che si tratta di dover riesumare un corpo sepolto quasi 28 anni fa. Non voglio un altro caso Cucchi, anche se il corpo di Stefano ha parlato sin da subito, proprio come quello di Denis. Ed è propri seguendo il caso Cucchi che si evince l’importanza fondamentale del lavoro svolto con le nuove tecnologie dal professor Fineschi, che non conosce il caso di mio fratello, ma che contattammo per chiedergli se dopo così tanti anni, ci fossero strumenti tecnologici che potessero essere utili su un corpo sepolto da così a lungo. Credo che questo a mio fratello, gli sia dovuto

Ed è lo stesso avvocato Fabio Anselmo, raggiunto telefonicamente a confermare l’importanza di questa decisione: “Siamo molto soddisfatti. Attendiamo il provvedimento del Gip con fiducia. Sarà delicata e fondamentale l’eventuale nomina dei periti che dovranno svolgere gli accertamenti necessari”.

Adesso tocca attendere, ma tanto si attende da decenni. Ma soprattutto non si molla.

Simona Stammelluti

Si è tenuta stamani presso il Tribunale di Castrovillari (Cs) davanti al Gip Letizia Benigno, l’udienza di opposizione all’archiviazione chiesta per i tre carabinieri indagati per l’omicidio colposo per la morte del  29enne Vincenzo Sapia, avvenuta il 24 maggio del 2014 a Mirto Crosia, un piccolo paese del litorale ionico cosentino.

In aula la famiglia Sapia al completo, i genitori di Vincenzo, le sue sorelle ed il fratello, perché questo è senza dubbio un momento importante e delicato della vicenda che ha visto il loro caro morire in circostanza ancora non del tutto chiare.

In aula l’avvocato Fabio Anselmo ed insieme a lui l’avvocato Alessandra Pisa, che durante l’udienza hanno esposto in maniera esaustiva e con incisività le motivazione dell’opposizione all’archiviazione e della necessità di andare invece in sede dibattimentale.

Diversi i passaggi salienti dell’avvocato Fabio Anselmo mirati a far luce sui temi medico-legale, sull’uguaglianza di tutti davanti alla legge penale, sui diritti dell’uomo, sull’importanza della prova oltre ogni ragionevole dubbio, sulle contraddizioni del medico legale, sul fatto che Vincenzo Sapia non avesse commesso nessun reato che richiedesse il fermo o l’arresto, sul fatto che contro il giovane era stata usata una forma di violenza.

La vittima era conosciuta come un ragazzo pacifico, con nessun precedente né atto di violenza pregressa. Aveva solo un problema psichico Vincenzo, ma – come ha detto l’avvocato Anselmo, durante l’udienza –  “pazzo e diverso, non deve significare pericoloso“.

I consulenti medico-legali hanno espresso opinioni contrastanti circa la morte di Vincenzo Sapia. Non sarebbe avvenuta per motivi cardiaci, ma per motivi di ipossia, ossia di mancanza di ossigeno.

Il cuore di Vincenzo si è fermato ma non per infarto, poiché non vi erano segni o lesioni di quella causa, sul suo cuore.
Sarebbe dunque da capire se i comportamenti dei tre militari possano essere anche “concausalmente correlati alla morte del Sapia“.

Non si può basarsi solo su quanto dicono i testimoni, non si può chiedere a loro come è morto Vincenzo Sapia” – dice l’avvocato Anselmo.

Vincenzo non era drogato, non era ubriaco, non aveva nessuna responsabilità circa il suo comportamento del momento, non aveva commesso nessun crimine, aveva solo forzato un portoncino di un condominio in cerca del suo cagnolino.

Secondo l’avvocato Anselmo dunque, anche solo le relazioni di servizio dei Carabinieri con i fatti in esse raccontati, sarebbero sufficienti a radicare un processo.

E’stata l’avvocato Alessandra Pisa a sottolineare come il Sapia sarebbe stato afferrato per il collo, trattenuto per i capelli, gli sarebbe stato appoggiato un piede sulla schiena, e dunque ci sarebbe stata una violazione della regola di condotta da parte dei militari.

Sarebbe importante, secondo l’avvocato Pisa, anche l’acquisizione e l’ascolto delle registrazioni delle telefonate fatte al 112 e al 118, per sentire tutto quello che accadeva intorno al Sapia, in quei minuti che hanno poi portato alla sua morte.

La controparte, in udienza ha invece sostenuto che la causa della morte della vittima è di natura cardiaca, così come si evincerebbe da alcune delle perizie effettuate e che il comportamento dei militari intervenuti quel 24 maggio sarebbero stati consoni rispetto ad “un’azione inconsulta del Sapia“.

Il giudice Benigno si è riservato di decidere in merito alla richiesta di opposizione all’archiviazione, e pertanto ad oggi non resta che attendere la decisione del Gip. Attenderanno la decisione con la dignità e la compostezza che li contraddistingue, i familiari di Vincenzo Sapia, che possono vantare un avvocato che al primo posto mette il diritto dell’essere umano, di essere difeso da coloro che forse, non hanno saputo farlo.

Perché come Fabio Anselmo ha detto con enfasi e fermezza “se i carabinieri non fossero intervenuti, se si fosse approcciato al ragazzo che tutti conoscevano come sempre si era fatto, forse lui sarebbe ancora vivo, e noi non saremmo qui”.

Simona Stammelluti


Si è tenuta stamani presso il Tribunale di Castrovillari (Cs) davanti al Gip Letizia Benigno, l’udienza di opposizione all’archiviazione chiesta per i tre carabinieri indagati per l’omicidio colposo per la morte del  29enne Vincenzo Sapia, avvenuta il 24 maggio del 2014 a Mirto Crosia, un piccolo paese del litorale ionico cosentino.
In aula la famiglia Sapia al completo, i genitori di Vincenzo, le sue sorelle ed il fratello, perché questo è senza dubbio un momento importante e delicato della vicenda che ha visto il loro caro morire in circostanza ancora non del tutto chiare.

In aula l’avvocato Fabio Anselmo ed insieme a lui l’avvocato Alessandra Pisa, che durante l’udienza hanno esposto in maniera esaustiva e con incisività le motivazione dell’opposizione all’archiviazione e della necessità di andare invece in sede dibattimentale.
Diversi i passaggi salienti dell’avvocato Fabio Anselmo mirati a far luce sui temi medico-legale, sull’uguaglianza di tutti davanti alla legge penale, sui diritti dell’uomo, sull’importanza della prova oltre ogni ragionevole dubbio, sulle contraddizioni del medico legale, sul fatto che Vincenzo Sapia non avesse commesso nessun reato che richiedesse il fermo o l’arresto, sul fatto che contro il giovane era stata usata una forma di violenza.
La vittima era conosciuta come un ragazzo pacifico, con nessun precedente né atto di violenza pregressa. Aveva solo un problema psichico Vincenzo, ma – come ha detto l’avvocato Anselmo, durante l’udienza –  “pazzo e diverso, non deve significare pericoloso“.
I consulenti medico-legali hanno espresso opinioni contrastanti circa la morte di Vincenzo Sapia. Non sarebbe avvenuta per motivi cardiaci, ma per motivi di ipossia, ossia di mancanza di ossigeno.

Il cuore di Vincenzo si è fermato ma non per infarto, poiché non vi erano segni o lesioni di quella causa, sul suo cuore.
Sarebbe dunque da capire se i comportamenti dei tre militari possano essere anche “concausalmente correlati alla morte del Sapia“.
Non si può basarsi solo su quanto dicono i testimoni, non si può chiedere a loro come è morto Vincenzo Sapia” – dice l’avvocato Anselmo.
Vincenzo non era drogato, non era ubriaco, non aveva nessuna responsabilità circa il suo comportamento del momento, non aveva commesso nessun crimine, aveva solo forzato un portoncino di un condominio in cerca del suo cagnolino.
Secondo l’avvocato Anselmo dunque, anche solo le relazioni di servizio dei Carabinieri con i fatti in esse raccontati, sarebbero sufficienti a radicare un processo.
E’stata l’avvocato Alessandra Pisa a sottolineare come il Sapia sarebbe stato afferrato per il collo, trattenuto per i capelli, gli sarebbe stato appoggiato un piede sulla schiena, e dunque ci sarebbe stata una violazione della regola di condotta da parte dei militari.
Sarebbe importante, secondo l’avvocato Pisa, anche l’acquisizione e l’ascolto delle registrazioni delle telefonate fatte al 112 e al 118, per sentire tutto quello che accadeva intorno al Sapia, in quei minuti che hanno poi portato alla sua morte.
La controparte, in udienza ha invece sostenuto che la causa della morte della vittima è di natura cardiaca, così come si evincerebbe da alcune delle perizie effettuate e che il comportamento dei militari intervenuti quel 24 maggio sarebbero stati consoni rispetto ad “un’azione inconsulta del Sapia“.
Il giudice Benigno si è riservato di decidere in merito alla richiesta di opposizione all’archiviazione, e pertanto ad oggi non resta che attendere la decisione del Gip. Attenderanno la decisione con la dignità e la compostezza che li contraddistingue, i familiari di Vincenzo Sapia, che possono vantare un avvocato che al primo posto mette il diritto dell’essere umano, di essere difeso da coloro che forse, non hanno saputo farlo.
Perché come Fabio Anselmo ha detto con enfasi e fermezza “se i carabinieri non fossero intervenuti, se si fosse approcciato al ragazzo che tutti conoscevano come sempre si era fatto, forse lui sarebbe ancora vivo, e noi non saremmo qui”.
Simona Stammelluti