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Donata Bergamini, che attende da trent’anni la verità sulla morte di suo fratello Denis, sempre più vicina ma mai ancora palesatesi in tutta la sua inconfutabilità, scrive al procuratore Nicola Gratteri 

Caro Procuratore Nicola Gratteri,
Ho seguito come tantissimi le vicende relative alla “ maxi operazione “ che ha portato all’arresto di oltre 330 persone su tutto il territorio italiano.
Ho letto tutte le sue pubbliche denunce contro la massoneria, la politica ed anche la magistratura collusa con esse. Ho visto anche le sue accuse contro la stampa, a suo dire anch’essa collusa con la Ndrangheta.
Le condivido tutte signor Procuratore ma lei non mi piace ed ora le spiego perchè.
Intanto le dico chi sono.
Mi chiamo Donata Bergamini ed appartengo ad una famiglia, una volta benestante, di Boccaleone di Argenta.
Da trent’anni seguo le vicende giudiziarie calabresi non per un’ eccentrica passione ma semplicemente perché esattamente trent’anni fa mio fratello Denis, brillante calciatore del Cosenza, fu barbaramente ucciso. Il suo omicidio venne fatto passare per incidente e poi per suicidio, anche grazie all’operato non proprio diligente di alcuni suoi colleghi.
Non venne disposta subito un’ autopsia e coloro che avevano recuperato i suoi vestiti morirono misteriosamente in un incidente stradale prima che potessero restituirceli.
Per questo io penso che mio fratello sia stato ucciso anche dalla Ndrangheta.
Dopo tutti questi anni, grazie al mio avvocato ed al Procuratore Facciolla, sono almeno riuscita a dimostrare quella verità che da sempre sapevo ma da sempre era stata negata. Indagini medico legali complesse ma che non danno scampo ai depistaggi. Fu un omicidio.
Lo dovevo a Denis e lo devo ai miei genitori cui è stato ammazzato un bellissimo e fantastico figlio. Il verdetto dell’incidente probatorio è stato questo.
Lei non mi piace proprio semplicemente perché la invidio.
Sì la invidio perchè lei non ha bisogno dei processi e delle sentenze come tutti gli altri P.M.
Lei ha dichiarato di voler smontare la Calabria pezzo per pezzo ma non si occupa dell’assassinio di Denis Bergamini.
Noi, normali cittadini, dobbiamo superare mille difficoltà anche per dimostrare ciò che è ovvio, impegnare fino all’esaurimento ogni risorsa economica e fisica.
Noi, vittime, dobbiamo inchinarci al rispetto delle regole di garanzia giustamente riconosciute a coloro che riteniamo responsabili della morte del nostro caro Denis.
Lei no. Ciò che dice, ogni sua parola, non è solo sentenza ma è legge.
Lei non ha bisogno, come noi, di attendere l’esito dei processi.
Caro Procuratore Gratteri, se un domani si dovesse candidare a Ministro o Premier, stia sicuro che io la sosterrò perchè cosi, magari, avrò giustizia per mio fratello.
Forse non funziona esattamente cosi ma sono sicura che a Lei tutto sarà permesso, anche occuparsi dell’assassinio di quel povero bellissimo ragazzo.
Io sono ignorante. Una semplice ragioniera. Mi piace pensarla cosi.
Lei non mi piace perchè la invidio ma solo perchè non Si occupa di Denis.
Lei può. Lei può tutto oggi. Almeno così sembra.
A me, comunque basterebbe soltanto che il Procuratore Facciolla fosse lasciato libero di lavorare in pace. Tutto qui.
Io conosco la verità ma voglio portarla in un aula di giustizia rispettando le regole e le procedure. Perchè continuo a crederci nonostante tutto

Sua
Donata Bergamini

Scusate il ritardo.

Mi sono voluta prendere il giusto tempo, per metabolizzare, per non scrivere di impeto e per evitare di apparire di parte, circa gli eventi che hanno inflitto un duro colpo all’apparato locale dello stato e nello specifico, alla giustizia … o (in)giustizia. Perché basta poco per scivolare dalla parte opposta.

Purtroppo non è servito il “prendere tempo”, visto che sono ancora indignata come il primo giorno.

Se fosse una favola inizierebbe con:
“C’era una volta …”
Ma è mia speranza che si concluda con un lieto fine, perché a me solo quelle piacciono e allora spero di leggerlo presto, questo lieto fine.

E’ paradossale il nulla, le quisquiglie con le quali si rimuove un procuratore capo della Repubblica, e non un procuratore capo qualsiasi, il Dott. Eugenio Facciolla della Procura di Castrovillari, un magistrato integerrimo che ha alle spalle una carriera di vera lotta alla criminalità organizzata e non, e che ha lavorato sempre e solo all’ombra del suo operato, senza cercare la ribalta del media, senza scrivere libri sulle inchieste, senza “conferenziare” su temi della criminalità organizzata, senza dispensare qua e là l’0vvio e lo scontato.

E così il Procuratore Capo del tribunale di Castrovillari, viene rimosso dal suo incarico dal Consiglio Superiore della Magistratura, ed esiliato in Basilicata ad occuparsi di cause civili.
Fa silenzio, Facciolla, non concede interviste, non mostra incertezze, non vacilla.
Quello che gli è accaduto ha dell’inverosimile.
Lui, integerrimo servitore dello Stato, lui  il magistrato calabrese che ha condotto numerose e delicate inchieste sulla criminalità organizzata in terra di Calabria, che deve fare i conti con le accuse di appalto del noleggio delle apparecchiature per eseguire le intercettazioni in cambio di un’utenza telefonica e dell’impianto di videosorveglianza per la sua abitazione privata. Ma anche false annotazioni di servizio per coprire un carabiniere finito nei guai per i suoi rapporti con soggetti legati alle cosche. Corruzione in atti d’ufficio e falsità ideologica. 

Potevano anche aggiungere magari (?) una cassetta di mandarini della piana di Sibari, visto che c’erano, considerato il periodo?

Chissà perché viene subito in mente che queste accuse abbiano poco fondamento, che si fondino su basi che si sgretolano ad ogni passaggio;  e dunque ci si chiede: a chi ha dato fastidio Eugenio Facciolla? A quali inchieste scottanti stava lavorando? Ci sono “poteri” che tremavano, sotto il peso delle sue azioni o decisioni?
Sono sicura che queste risposte non tarderanno ad arrivare e già prefiguro la sequela di “erano atti dovuti” che saranno elargiti da questo o quell’altro ufficio giudiziario.

Non c’è bisogno di elencare le innumerevoli inchieste condotte dal Dott. Eugenio Facciolla, tra le quali non posso non ricordare quella dell’annoso caso Bergamini che sto anche personalmente seguendo.
E a mio avviso la cosa che accomuna queste due vicende così diverse, ovviamente, è la presenza di una fitta foschia che distorce i contorni rendendoli surreali; già, come nelle “favole” dove gli orchi e gli altri mostri si celano proprio dentro quella fitta nebbia, a volte, ma che altre volte invece sono personaggi che si muovono alla luce del giorno, mostrando finanche un bell’aspetto.

Per adesso rispettiamo il silenzio del Procuratore Facciolla – perché per noi è il Procuratore – e attendiamo fiduciosi l’arrivo di questo tanto sospirato lieto fine ( per noi gente comune)

 

Simona Stammelluti

 

 

 

 

 

I  Carabinieri del Gruppo Tutela della Salute di Napoli, con il supporto dei Comandi Provinciali di Cosenza, Crotone, Catanzaro e Vibo Valentia, nonché dei NAS di Roma, Bologna, Latina, Torino, Cremona, Treviso ed Alessandria, nelle prime ore 23 ottobre hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Castrovillari su richiesta della locale Procura delle Repubblica nei confronti di 6 componenti di un’associazione per delinquere finalizzata al rilascio di falsi diplomi di Operatore Socio Sanitario, nonché al contestuale sequestro di n. 291 titoli di qualifica professionale illecitamente rilasciati ad altrettanti soggetti.

I destinatari del provvedimento sono quattro imprenditori operanti nel settore degli istituti di formazione professionale, due residenti nell’hinterland cosentino e due nel napoletano, e due dipendenti dell’ASP di Cosenza.

Stando alle indagini svolte dal NAS Carabinieri di Cosenza sotto il costante coordinamento del Procuratore Capo della Repubblica di Castrovillari, dott. Eugenio Facciolla, e del Sostituto Procuratore, dott. Antonino Iannotta, gli odierni arrestati avrebbero organizzato, negli anni 2015/2017, oltre 30 corsi di O.S.S. e O.S.S.S. (Operatore Socio Sanitario ed Operatore Socio Sanitario con formazione complementare) attraverso una scuola professionale all’uopo costituita in Altomonte, denominata SUD Europa, priva di accreditamento alla Regione Calabria.

Gli allievi dell’istituto, reclutati nel tessuto sociale calabrese mediante la prospettiva di un facile sbocco lavorativo, pagavano 2000 euro per frequentare evanescenti corsi teorico-pratici in cui veniva loro offerta una formazione professionale del tutto inadeguata, assai distante dagli standard previsti dalla vigente legislazione.

Infatti, la normativa nazionale prevede, per il conseguimento del diploma di Operatore Socio Sanitario, la frequenza di un corso almeno 1000 ore comprensive di 450 ore di tirocinio presso strutture sanitarie accreditate; ciò al fine di garantire la massima tutela ai soggetti verso i quali gli OSS sono tenuti ad esplicare la propria delicata funzione professionale, spesso appartenenti alle fasce più deboli come anziani, disabili e ammalati lungodegenti.

Nel caso della scuola SUD EUROPA, invece, le indagini hanno acclarato che la didattica era gestita in maniera a dir poco superficiale; le lezioni avvenivano inizialmente all’interno di locali del C.A.P.T. (ex ospedale) di Trebisacce (CS), ove lavorano tuttora due degli arrestati, il tutto avente l’unico fine di fornire agli allievi una parvenza di prestigio e ufficialità ai corsi. L’Azienda Sanitaria di Cosenza, poi, venuta a conoscenza dello svolgimento dei corsi in carenza di qualsiasi autorizzazione, ha imposto l’immediata cessazione delle attività, ma il bussiness e le lezioni non si sono interrotte proseguendo all’interno delle sale di un hotel di Trebisacce.

Per rendere l’idea della reale preparazione di alcuni degli studenti, basti segnalare che solo alcuni di essi hanno svolto alcune ore di volontariato presso strutture socio-assistenziali dell’hinterland cosentino, mentre per molti altri la formazione pratica veniva data per assolta pur non avendo mai di fatto messo piede in una struttura sanitaria.

Al termine di tali percorsi formativi fittizi, gli indagati fornivano anticipatamente ai discenti le soluzioni alle domande dei test degli esami finali, raccomandandosi di impararle a memoria. Le prove finali erano svolte a Napoli, ove gli allievi venivano accompagnati a mezzo di pullman noleggiati dalla stessa associazione, e avvenivano dinnanzi alla commissione ufficiale della Regione Campania, ignara del reale percorso formativo dei corsisti.

L’intero sistema fraudolento, infatti, era reso possibile dall’apporto determinante dei due sodali rappresentanti di altrettanti istituti di formazione regolarmente accreditati presso la Regione Campania, il SA.DRA. ed il CHECK UP Formazione, i quali provvedevano a costruire un percorso formativo falso agli allievi provenienti dalla scuola SUD EUROPA, inserendo i discenti negli elenchi dei propri corsi di OSS e OSSS, facendo così risultare che gli studenti calabresi avessero frequentato le lezioni teoriche presso le aule SADRA e/o CHECK UP ed i prescritti periodi di tirocinio presso le Case di Cura Villa Angela di Napoli e IOS MELUCCIO di Pomigliano D’Arco (NA), ove in realtà gli allievi non avevano mai messo piede.

Proprio per tali motivi, l’Autorità Giudiziaria ha anche disposto il sequestro dei 291 titoli illecitamente conseguiti con le modalità sopra elencate, che in queste ore sono sottoposti a sequestro penale da parte dei Carabinieri su tutto il territorio nazionale.

Il giro d’affari prodotto, per il solo periodo oggetto d’indagine, ammonta ad oltre 570.000,00 euro, anch’essi in queste ore sottoposti a sequestro preventivo sui conti correnti della Scuola SUD EUROPA e degli indagati.

 

 

 

 

Indagato per concorso e favoreggiamento personale. Lui, Luciano Conte, marito di Isabella Internò, l’allora fidanzata di Denis Bergamini, morto in circostanze ad oggi ancora da chiarire il 18 novembre del 1989, quando la stessa Internò dichiarò che si era trattato di un suicidio.

Dopo innumerevoli tentativi di archiviazione, il caso è stato riaperto nell’aprile del 2017 dal Procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla, su richiesta della famiglia Bergamini e del loro avvocato Fabio Anselmo, che mai hanno creduto alla versione del suicidio, così come se decenni era stato sostenuto. Nella stessa udienza fu disposta la riesumazione del corpo, sul quale poi sono state disposte delle perizie con tecnologie sofisticatissime che hanno appurato come la morte del calciatore fosse avvenuta per asfissia e dunque Denis è stato ucciso prima di essere coricato sotto le ruote di quel camion.

Ad oggi dunque, c’è un terzo indagato nella vicenda che riguarda la morte del calciatore. A Luciano Conte e a sua moglie Isabella Internò sono stati sequestrati i telefoni cellulari che saranno analizzati nei prossimi giorni.

Saltano alla cronaca, in queste ore, le intercettazioni telefoniche tra il Conte e la Internò, estrapolate da una inchiesta svolta 6 anni fa circa, dalle quali vengono fuori le conversazioni tra i due.

Dalla trasmissione “Chi l’ha visto?” arrivano inquietanti le parole di quel dialogo:

Lui: “Di me non dire niente. Nel senso: Suo marito? Sì fa il poliziotto. Sempre sul generico. All’epoca? All’epoca ci sentivamo … ma era a Palermo. La verità…la verità…la verità… Nell’intimità non andare proprio. Il rapporto? Due ragazzini (frasi incomprensibili) Con tono educato, rispondi. Poche parole. Ma che rapporto? Era tormentato? Ma quale tormentato, era un rapporto normale, che magari all’epoca poteva essere … non fare o aggiungere, perché tutto quello che

Lei: “No, mai…primo. lo so…”

Lui: “Un rapporto normale. Ci lasciavamo, ci toglievamo. Il problema è che io non so perché questo ragazzo si è suicidato, non lo so proprio! Altrimenti lo avrei detto ventidue anni fa, non so il motivo perché si è…e non me l’ha confessato. Sono solo il testimone di un brutto episodio

Si noti come il Conte, imbocca a sua moglie Isabella Internò tutte le risposte da dare, alle probabili domande dei magistrati, considerato che all’epoca la donna era indagata per concorso in omicidio.

Risposte suggerite dal Conte sul rapporto con lui stesso che all’epoca era il suo fidanzato, e poi su quello che sua moglie non doveva sapere. E poi quella frase circa il fatto di essere solo il testimone di un brutto episodio.

Che la Internò sia un testimone di ciò che è realmente accaduto a Denis Bergamini, questo è fuor di dubbio.

Si riparte anche da qui, con un unico obiettivo: la VERITA’.

 

Simona Stammelluti

 

Minacce verbali e violenze fisiche nei confronti di bambini dell’asilo ad opera di due donne, ora indagate e interdette dai pubblici uffici

Sono stati i Carabinieri della Compagnia di Corigliano Calabro ad eseguire  la misura interdittiva nei confronti di due insegnanti dell’unica scuola d’infanzia di San Giorgio Albanese, consistente nella sospensione dall’impiego per la durata di sette mesi, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Castrovillari.

Tutto ha avuto inizio da una denuncia presentata da alcuni genitori. Da lì è partita l’attività investigativa svolta dai Carabinieri della Stazione di San Giorgio Albanese  e coordinata dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Castrovillari, Dr. Eugenio Facciolla e dal Sost. Proc. della Repubblica, Dr. Valentina Draetta, che ha permesso, in poco tempo, di documentare,  con appositi servizi di osservazione e di video riprese all’interno degli spazi didattici, una consistente serie di maltrattamenti posti in essere dalle due insegnanti, nei confronti di una decina di bambini a loro affidati; tutto questo, nel giro di soli 15 giorni.

Le due donne sottoponevano i bambini a continue minacce verbali e affermazioni quali “…se non fai il bravo ti faccio il pungi-pungi….”, ma anche a violenze fisiche con pizzicotti, schiaffi e tirate d’orecchie, arrivando ad utilizzare, fra l’altro, un righello di plastica, e giungendo anche a lanciare violentemente giocattoli contro il muro, senza alcun apparente motivo.

L’attività d’indagine è riuscita ad accertare un sistematico ricorso alla violenza fisica e psicologica nei confronti dei bambini tra cui alcuni figli di rifugiati politici accolti in Italia e soggiornanti in detto centro.

Una violenza perpetrata ad opera delle due insegnanti, che tra l’altro incoraggiavano i bambini a risolvere le loro piccole controversie ricorrendo alle mani o emulando le loro stesse condotte violente, rimanendo loro indifferenti davanti a tali comportamenti, che ricordiamo riguardano bambini di una scuola per l’infanzia.

 

 

 

 

 

Ormai non ci sono più dubbi: Denis Bergamini é stato ucciso prima di essere coricato sotto le ruote del camion. A darne certezza l’avvocato della famiglia Bergamini Fabio Anselmo, all’Uscita di una udienza a porte chiuse durata quasi 6 ore.

“Siamo molto soddisfatti – ha detto – possiamo dire che Denis Bergamini è stato ucciso prima di essere coricato sotto il camion. È confermata la morte per asfissia. Questo esito ha dato contorni più netti rispetto a quelli che aveva dato la perizia, e certe frasi che potevano essere interpretate in maniera ambigua, sono state invece ben spiegate, in un significato univoco”.

Una perizia inattaccabile, come l’ha definita l’avv. Anselmo.

Alla domanda se si va o meno a processo lo stesso Anselmo risponde: “noi riteniamo di si, ma questo dipende dal procuratore”.

Ed è proprio Facciolla, nelle cui mani finisce nuovamente il fascicolo, che deciderà per l’eventuale rinvio a giudizio per Isabella Internò e Raffaele Pisano. Il procuratore che – come ha detto ancora Anselmo – ha ancora carte da giocare e ancora lavoro da fare.

Ma lo stesso Facciolla si è detto molto soddisfatto del lavoro fatto dai periti e da come è andato l’incidente probatorio. 

Soddisfatta e provata anche Donata Bergamini che sostiene che “oggi é stato fatto quello che doveva essere fatto allora”. Una morte negata per 28 anni. Soddisfatta Donata del lavoro dei periti e delle risposte che hanno dato oggi.

“Qualcosa la condividiamo qualcosa no” – è stata l’unica battuta dell’avv. Malvaso che difende il camionista Pisano.

È scappato via l’Avv. Puglisi difensore della Internò,  che però in prima battuta, prima ancora dell’inizio dell’udienza rispondendo ad un collega di Sky sport circa cosa si aspettasse da questa giornata ha riposto “nulla di buono” lasciando intendere una reale preoccupazione circa i risultati di questa lunga giornata di udienza.

Ricordiamo che oggi si è tenuto l’incidente probatorio per il caso Bergamini, a Castrovillari, dove i periti incaricati hanno discusso i passaggi delle loro superperizia effettuate sui resti del calciatore morto il 18 novembre 1989, la cui salma è stata riesumata in luglio su richiesta della procura di Castrovillari.

Donata Bergamini con il suo avvocato Fabio Anselmo e il perito Dott. Ricci

 

 

L’udienza é stata tenuta dal Gip Dott.ssa Teresa Reggio, alla presenza dei periti incaricati, al procuratore di Castrovillari Dott. Eugenio Facciolla, alla sorella del calciatore Donata Bergamini, al suo avvocato Fabio Anselmo, ai difensori dei due indagati, Avv. Angelo Pugliese per Isabella Internò e l’Avv. Domenico Malvaso per il camionista Raffaele Pisano.

Entrambi – Internò e Pisano – ad oggi indagati, dichiararono che il Bergamini si fosse suicidato gettandosi sotto le ruote del camion in corsa.

Le cose non sono andare così, e adesso sappiamo con certezza che Denis era già morto quando è stato coricato sotto le ruote del camion.

 

Simona Stammelluti

 

 

 


Tutta Italia è incollata alla notizia, alla voglia di verità che ancora latita dopo 28 lunghi anni, ma che sembra sempre più vicina, soprattutto dopo ciò che è accaduto ieri, quando è stata disposta dal Gip di Castrovillari la riesumazione del corpo di Denis BERGAMINI, morto in circostanze ancora ignote, malgrado la sua morte fosse all’epoca passata come un suicidio.
Leggi qui la notizia
Caso Bergamini. si procede alla riesumazione del corpo
Tutta Italia aspetta la verità, non solo i tifosi, il mondo del calcio che aveva imparato ad amare quel bel ragazzo che si era fatto volere bene da tutti. Aspettiamo tutti di capire cosa sia realmente successo quel 18 novembre del 1989, perché molte cose ancora non tornano, ma presto “torneranno”, al loro preciso posto.
E’ di oggi, la lettera scritta che Donata Bergamini –  presente ieri in aula, quando sono stati anche nominati i periti che effettueranno gli accertamenti tecnico-biologici sul corpo del calciatore – ha scritto a suo fratello.
Ciao Denis,
Come va?
Ieri ho conosciuto quasi tutti coloro che guarderanno e studieranno ogni parte di te rimasta, per scrivere quella verità offuscata per 28 anni.
28 anni di viaggi dall’Emilia alla Calabria, 28 anni di battaglia, 28 anni di ferie alle quali ho rinunciato per utilizzare ogni risorsa economica per una giustizia negata; è vero che sono tua sorella, ma anche per un amico/a se fosse stato necessario mi sarei privata per una volta di un pezzo di pane per contribuire alla ricerca della verità se mi fosse stato chiesto, così come tanti hanno fatto e avrebbero fatto … ma non tutti siamo uguali!
Ricordi Denis che ti dicevo?
Hai sentito ieri, perché tu eri li con me.

Sai che ti dico Dè, ora con il nostro legale Fabio Anselmo in prima linea, pretendiamo che ogni cosa venga analizzata come si deve, basta con le incertezze, questi 28 anni massacranti non sono stati sufficienti per chiudermi la bocca, bastava poco per farmi tacere ….. scrivere la vera verità.
Ehi Denis per la prima volta in un aula di giustizia ho sentito parlare il PM Facciolla, un PM alla ricerca della vera verità come altri avrebbero dovuto fare.
Denis stai tranquillo, perché con l’avvocato Fabio Anselmo non ci sarà fine senza verità.
Hanno ucciso te, ma non chiuderanno la bocca a me.
Ciao Dè

Tutta Italia è incollata alla notizia, alla voglia di verità che ancora latita dopo 28 lunghi anni, ma che sembra sempre più vicina, soprattutto dopo ciò che è accaduto ieri, quando è stata disposta dal Gip di Castrovillari la riesumazione del corpo di Denis BERGAMINI, morto in circostanze ancora ignote, malgrado la sua morte fosse all’epoca passata come un suicidio.
Leggi qui la notizia
Caso Bergamini. si procede alla riesumazione del corpo

Tutta Italia aspetta la verità, non solo i tifosi, il mondo del calcio che aveva imparato ad amare quel bel ragazzo che si era fatto volere bene da tutti. Aspettiamo tutti di capire cosa sia realmente successo quel 18 novembre del 1989, perché molte cose ancora non tornano, ma presto “torneranno”, al loro preciso posto.

E’ di oggi, la lettera scritta che Donata Bergamini –  presente ieri in aula, quando sono stati anche nominati i periti che effettueranno gli accertamenti tecnico-biologici sul corpo del calciatore – ha scritto a suo fratello.

Ciao Denis,
Come va?
Ieri ho conosciuto quasi tutti coloro che guarderanno e studieranno ogni parte di te rimasta, per scrivere quella verità offuscata per 28 anni.
28 anni di viaggi dall’Emilia alla Calabria, 28 anni di battaglia, 28 anni di ferie alle quali ho rinunciato per utilizzare ogni risorsa economica per una giustizia negata; è vero che sono tua sorella, ma anche per un amico/a se fosse stato necessario mi sarei privata per una volta di un pezzo di pane per contribuire alla ricerca della verità se mi fosse stato chiesto, così come tanti hanno fatto e avrebbero fatto … ma non tutti siamo uguali!
Ricordi Denis che ti dicevo?
Hai sentito ieri, perché tu eri li con me.

Sai che ti dico Dè, ora con il nostro legale Fabio Anselmo in prima linea, pretendiamo che ogni cosa venga analizzata come si deve, basta con le incertezze, questi 28 anni massacranti non sono stati sufficienti per chiudermi la bocca, bastava poco per farmi tacere ….. scrivere la vera verità.

Ehi Denis per la prima volta in un aula di giustizia ho sentito parlare il PM Facciolla, un PM alla ricerca della vera verità come altri avrebbero dovuto fare.

Denis stai tranquillo, perché con l’avvocato Fabio Anselmo non ci sarà fine senza verità.

Hanno ucciso te, ma non chiuderanno la bocca a me.
Ciao Dè

Dopo 3 ore di udienza a porte chiuse, il Gip  Dot.ssa Teresa Reggio ha riconosciuto la validità delle motivazione alla base della richiesta dell’incidente probatorio proposto dalla Procura di Castrovillari nella persona del procuratore capo  Dott. Eugenio Facciolla e ha disposto la riesumazione della salma di Denis Bergamini per il 10 di Luglio p.v. C’è stato anche il conferimento di incarico  ai consulenti tra cui due biologi del RACIS di Roma, Dott. Berti e Dott. Santacroce, ai quali il Gip ha fissato in 120 gg il termine entro il quali gli stessi dovranno esprimersi in merito ai quesiti peritali.

Donata Bergamini con il suo avvocato Fabio Anselmo


Al termine dell’udienza il procuratore Facciolla ha dichiarato che “si riprende da dove si era lasciato. Non si vince e non si perde. È un passo avanti, è un passo importante nell’indagine, il giudice ha disposto in base a quanto era stato richiesto dalla Procura, per altro anche la difesa ha perorato questo tipo di attività. Dalla riesumazione mi aspetto qualcosa di rilevante per l’indagine ma non di decisivo
Anche il legale della famiglia Bergamini,  AVV. Fabio Anselmo, rispondendo alle domande dei giornalisti ha dichiarato: “siamo molto determinati, così come anche il Procuratore Capo. Durante l’incidente probatorio faremo tutte le verifiche, saranno delle operazioni complesse. Dalla riesumazione e dalla tecniche moderne ci aspettiamo quello che aspettiamo da 28 anni, la verità”.
E poi Donata Bergamini, sorella del calciatore presente in aula ha  rilasciato anch’ella la sua dichiarazione in queste parole: “io mi aspetto quello che mio fratello ci ha lasciato, il cuore a tutti quelli che cercano e vogliono ancora la verità, e il corpo a Isabella Internò”.

Eugenio Facciolla - Procuratore Capo della Procura di Castrovillari


Ad oggi probabilmente come detto da Facciolla, la scienza potrà fornire conferme o smentire a quelle che sono ancora ipotesi sulla morte del Bergamini, la cui verità stenta ancora oggi, dopo 28 lunghi anni a disvelarsi.
E come disse qualcuno super partes: “la verità vi renderà liberi
Simona Stammelluti


Non poteva finire così, senza stanarla la verità, e la pazienza e la tenacia di Donata Bergamini, della sua famiglia e dei suoi legali con a capo l’avvocato Fabio Anselmo che mai sono state riposte, adesso sono state ricompensate, almeno in parte.
Dopo l’ennesima inchiesta archiviata nel dicembre del 2015, il procuratore capo di Castrovillari, Eugenio Facciolla, ha chiesto al Gip la riapertura delle indagini sulla morte del giocatore del Cosenza, deceduto in circostanze ancora misteriose il 18 novembre del 1989 sulla SS 106 all’altezza di Roseto Capo Spulico.

foto di nunzio garofalo


Il procuratore ritiene ci siano gli elementi per riaprire il caso e analizzare nuovamente i fatti. Ci sarebbero dunque una serie di elementi che non erano stati completamente valutati in precedenza. Inoltre c’è la possibilità di utilizzare nuove e sofisticate tecnologie per eseguire accertamenti medico-legali che dovrebbero togliere ogni dubbio sulla morte del calciatore, per sapere come morì, sperando di poter conoscerne anche il vero perché. Il corpo di Denis Bergamini sarà così riesumato e sottoposto a nuove valutazioni del caso.
La richiesta della Procura di riaprire il caso è arrivata a seguito dall’istanza dei legali della famiglia Bergamini che mai hanno accettato la prima versione, secondo la quale Denis era morto suicida.
E’ proprio Donata, sorella del calciatore a rilasciare una dichiarazione al Sicilia24h che reca in se speranza ma anche cautela: “Sono contenta ma molto cauta. Ho piena fiducia nel procuratore capo Eugenio Facciolla. E’ un momento molto doloroso ma indispensabile, questo. Il mio avvocato Fabio Anselmo fin da subito, aveva capito che il nodo della vicenda era nelle perizie medico legali e per questo ci si è informati circa le nuove e ultime tecnologie in questo campo, considerato che si tratta di dover riesumare un corpo sepolto quasi 28 anni fa. Non voglio un altro caso Cucchi, anche se il corpo di Stefano ha parlato sin da subito, proprio come quello di Denis. Ed è propri seguendo il caso Cucchi che si evince l’importanza fondamentale del lavoro svolto con le nuove tecnologie dal professor Fineschi, che non conosce il caso di mio fratello, ma che contattammo per chiedergli se dopo così tanti anni, ci fossero strumenti tecnologici che potessero essere utili su un corpo sepolto da così a lungo. Credo che questo a mio fratello, gli sia dovuto
Ed è lo stesso avvocato Fabio Anselmo, raggiunto telefonicamente a confermare l’importanza di questa decisione: “Siamo molto soddisfatti. Attendiamo il provvedimento del Gip con fiducia. Sarà delicata e fondamentale l’eventuale nomina dei periti che dovranno svolgere gli accertamenti necessari”.
Adesso tocca attendere, ma tanto si attende da decenni. Ma soprattutto non si molla.
Simona Stammelluti