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Continua la raccolta delle testimonianze nell’ambito della strage avvenuta a San Lorenzo del Vallo il 30 ottobre del 2016

In aula oggi per il processo che vede imputato Luigi Galizia come esecutore materiale del duplice omicidio di Edda Costabile ed Ida Maria Attanasio, i tre uomini della squadra mobile – il commissario Falcone, il sovrintendente capo Palermo, l’ispettore Funaro – e il dottor Barbaro, il perito incaricato di effettuare l’esame autoptico sulle vittime nonché numerose perizie su luoghi, auto, indumenti.

I tre uomini della mobile, intervennero quando fu individuata grazie al sistema Gps l’auto del Galizia, oltre ad occuparsi della consegna della stessa ai familiari di Luigi Galizia – padre Domenico Galizia, Salvatore Galizia il fratello e l’omonimo zio – hanno spiegato come si fossero mossi nel momento del ritrovamento dell’auto, di come la stessa mostrasse chiavi inserite nel quadro e finestrino lato giuda completamente abbassato e poi di come siano riusciti furtivamente a fotografare gli indumenti presenti sul sedile posteriore dell’auto.

Le domande del Pm e della difesa miravano a capire come mai nelle foto realizzate dai poliziotti, l’immagine delle scarpe nuove che il padre di Luigi aveva rivelato appartenere a suo figlio, fossero state ritratte in diverse posizioni.

Si è ritenuto dunque necessario chiarire se le stesse – come anche il giubbino e il cappellino con visiera – anch’essi presenti all’interno dell’auto – fossero stati spostati e da chi.

Concordi i poliziotti nel dichiarare che gli indumenti erano stati maneggiati e spostati dal Domenico Galizia, padre di Luigi, mentre spiegava che quelle scarpe erano state acquistate da poco e mani messe.

Le domande del Pm hanno portato i teste a rispondere circa il periodo in cui gli stessi avessero sparato al poligono in sede di esercitazione.

Tutti hanno risposto che tali esercitazioni non si svolgono tanto spesso, circa una volta ogni 3 mesi e che sicuramente nessuno di loro aveva sparato a ridosso di quel 31 ottobre del 2016, data in cui i poliziotti sono intervenuti in quella piazza di Spezzano Albanese dove era stata intercettata l’auto del Galizia.

Si capisce poco dopo il perché di quella domanda, considerato che è durante la testimonianza del dott Barbaro, medico legale e perito della procura, che vien fuori che in una delle perizie svolte, ossia quelle all’interno dell’Alfa 156 di proprietà di Luigi Galizia, erano state rinvenute delle particelle di materiale che compongono la polvere da sparo. Il perito parlava proprio di antimonio, stagno, bario e piombo. Anche dalla perizia svolta presso la Questura di Cosenza, mirata ad analizzare del materiale balistico, il perito Barbaro ha potuto verificare che le cartucce sottoposte ad esame, erano identiche a quelle esplose dall’arma con la quale era stato commesso il duplice omicidio, ossia una Beretta calibro 9 corto.

Il materiale balistico era tra quello sequestrato nei locali di Rende in merito all’inchiesta della Dda.

Ma lo stesso perito ha tenuto a specificare che quel genere di proiettile è molto comune, e attualmente utilizzato anche dalla Guardia di Finanza.

Le perizie mirate a rintracciare tracce di polvere da sparo svolte sulle altre due autovetture di proprietà del padre di Luigi Galizia e di suo fratello Salvatore, ossia una Grande Punto e una Citroen, avevano dato esito negativo.

Il perito Barbaro ha poi illustratori in maniera approfondita le dinamiche della perizia svolta sul luogo del duplice omicidio (il cimitero di San Lorenzo del Vallo) oltre che in sede di esame autoptico, e poi, rispondendo al Pm Giuliana Rana, ha delucidato circa i 10 bossoli rinvenuti, di cui 2 inesplosi, 4 diretti all’Attanasio e i restanti verso la Costabile.

Molti dei dettagli del Dott. Barbaro erano già stati resocontati in aula dirante la prima udienza, dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza, che avevano effettuato i rilievi nell’immediatezza del crimine.

L’imputato, Luigi Galizia, anche quest’oggi in aula.

 

Simona Stammelluti

 

Quinta giornata di udienza, presso la Corte d’Assise del Tribunale di Cosenza, dove stamane davanti al Presidente del collegio giudicante Giovanni Garofalo, al Pm Valentina Draetta, e agli avvocati difensori e di parte civile, sono sfilati come teste Antonio Toscano e Guido Toscano, rispettivamente marito e figlio di Ida Maria Attanasio (52 anni), vittima insieme a sua madre Edda Costabile (77 anni) del duplice efferato omicidio, avvenuto il 30 ottobre del 2016 nel cimitero di San Lorenzo del Vallo

 

Prima dei due testimoni di parte civile, è stato ascoltato il perito dott. Nicola Zengaro che ha spiegato alla corte le dinamiche di trascrizione delle intercettazioni. 316 pagine, divise in 3 volumi, rispettivamente recanti le trascrizioni di intercettazioni ambientali operate nella macchina dell’unico imputato della strage, Luigi Galizia, delle intercettazione telefoniche oltre a quelle avvenute nei locali della stazione dei carabinieri di Spezzano Albanese tra il 30 ottobre e il 1 novembre del 2016.

Le domande poste dal Pubblico Ministero al signor Antonio Toscano, marito di una delle due vittime, erano tutte mirate a capire come il Toscano avesse avuto notizia della morte di sua moglie, se nutrisse dei sospetti verso qualcuno, se avesse elementi per temere, prima del tragico evento, per l’incolumità propria e della sua famiglia.

Antonio Toscano – maresciallo in congedo della Guardia di Finanza – risponde a tutte le domande che gli vengono poste. Racconta di quella mattina del 30 ottobre del 2016 quando alzatosi all’alba si è recato con suo figlio Guido ( anch’egli stamane in aula) in campagna per dare il via alla raccolta delle olive. Racconta di aver salutato sua moglie che, così come stabilito dalla sera prima, sarebbe andata a prendere sua mamma (Edda Costabile) per recarsi al cimitero. Si commuove Toscano quando racconta di aver richiamato una sua amica che l’aveva ripetutamente cercato per comunicargli l’accaduto e di come rivolgendosi a suo figlio Guido gli avesse chiesto: “hai baciato tua mamma stamattina?” prima di comunicargli con disperazione che sua madre non c’era più, era morta, sparata. Racconta poi di non aver temuto più di tanto per la sua famiglia, dopo l’incendio della cappella di famiglia – che proprio secondo sua moglie, Ida Maria, era stato uno sfogo di rabbia della famiglia Galizia -ma ancor più dopo l’omicidio di Damiano Galizia ad opera di suo cognato, Francesco Attanasio, reo confesso, che, secondo Antonio Toscano, era sempre stato un “furbastro“, e che, a suo dire, avrebbe sicuramente potuto combinare qualunque guaio.

Sotto le domande del Pubblico Ministero Toscano racconta ancora di aver sentito da tante persone la notizia che il Galizia sarebbe sfrecciato con la macchina quel giorno del duplice omicidio, e di come i suoi sospetti fossero ricaduti su di lui (che lo stesso Toscano definisce “l’anello debole della famiglia”) considerato che gli altri componenti della sua famiglia avessero condotte diverse dal Luigi, che invece era dedito all’uso e allo spaccio di sostanze stupefacenti e quindi “solo un drogato poteva sparare in faccia ad una donna anziana e alle spalle ad una mamma” – dice Toscano.

Dalla deposizione emerge anche che il Toscano fosse a conoscenza – perché saputo da sua moglie che ne parlava con la cognata Veronica Nardo, moglie di Francesco Attanasio – che un cugino pregiudicato della Nardo, si era recato a parlare con i Galizia per chiedere di lasciar stare Veronica e il suo figlioletto – dopo la morte di Damiano Galizia per mano di Francesco Attanasio – accordandosi su una cifra di denaro che avrebbero fatto avere ai Galizia, che si aggirava intorno ai 25 mila euro.

Le notizie che arrivavano al Toscano all’epoca dei fatti non sembravano riguardare da così vicino la sua famiglia, per questo non aveva mai deciso di spostare la residenza di tutti a Roma, dove hanno un appartamento. Eppure la figlia di Toscano, aveva parlato con lo zio, Francesco, che dopo l’omicidio di Damiano Galizia, temendo una ritorsione, e pertanto avendo paura per l’incolumità dei suoi familiari, si era raccomandato di prestare la massima attenzione e se possibile di non uscire di casa.

E’ stata poi la volta di Guido Toscano, figlio 22 enne della vittima Ida Maria Attanasio. Anch’egli ha raccontato di quella mattina del 30 ottobre 2016, di come ha saputo della morte della mamma, di quando si sono precipitati sul luogo della strage, di come i sospetti ricadessero inevitabilmente su Luigi Galizia, dopo gli eventi che avevano preceduto il duplice omicidio, e sopratutto dopo i fatti che vedevano protagonista sua zio Francesco Attanasio.

La mia famiglia non ha mai avuto inimicizie” – ha dichiarato il ragazzo in aula che ha poi dichiarato di conoscere Luigi Galizia, ma di non aver mai avuto nessun contatto con l’imputato. Ha raccontato di come durante un colloquio in carcere, lo stesso Francesco Attanasio, avesse espresso paura per la loro incolumità e aveva pregato i suoi familiari di stare attenti.

Durante la testimonianza di Guido Toscano, emerge in maniera prepotente – così come era accaduto anche durante la testimonianza di suo padre Antonio – che ci sia più di una persona che sapesse con certezza che a compiere il gesto potesse essere stato Luigi Galizia,  più di qualcuno che l’avesse visto ubriaco quella mattina, ma malgrado sia stato sollecitato dal Pubblico Ministero e dallo stesso avvocato Badolato, Guido Toscano ha scelto di non rivelare alcun nome in merito.

 

Erano in aula entrambi, Francesco Attanasio, figlio e fratello delle vittime della strage di San Lorenzo del Vallo, e Luigi Galizia, attuale imputato per le morti di Edda Costabile, 77 anni all’epoca dei fatti e sua figlia Ida Maria Attanasio, 52 (strage San Lorenzo del Vallo)

Seconda udienza, quest’oggi, davanti al presidente della Corte d’Assise di Cosenza, Giovanni Garofalo, il Pm D.ssa Giuliana Rana e gli avvocati delle parti, hanno proceduto alle audizioni di altri teste della corposa lista ammessa al dibattimento.

Importante nella giornata odierna, la testimonianza in aula di Francesco Attanasio, attualmente detenuto nel carcere di Reggio Calabria, imputato nel processo collegato, come responsabile e autore dell’omicidio di Galizia Damiano.

Durante la testimonianza lo stesso Attanasio – che spesso durante la testimonianza si è avvalso della facoltà di non rispondere – ha raccontato di come procedessero i colloqui in carcere con sua madre e sua sorella, che “erano incontri fatti di pianto e disperazione” per il contesto generale che li vedeva tutti coinvolti, dopo quello che era accaduto (si riferisce all’atto compiuto nei confronti di Galizia Damiano). Alla domanda del Pm circa un’eventuale paura provata dai suoi congiunti, l’Attanasio ha risposto che “per una famiglia vissuta sempre nella legalità, quel che lui aveva fatto apriva a mille interrogativi”. Lo stesso Pm ha poi posto al teste domande circa il suo allontanamento da Cosenza, nei giorni subito precedenti al suo arresto. Attanasio ha dichiarato di essere stato molto confuso in quei giorni, di essersi spostato  tra Cosenza e Vibo e di aver trascorso una sola notte a casa dei suoi suoceri. Il Pm ci riprova e domanda ancora all’Attanasio se i suoi familiari temevano per la loro incolumità. La risposta è che “probabilmente l’incendio alla tomba di famiglia avvenuta in seguito al suo arresto poteva essere un avvertimento“, ma che i suoi familiari, in carcere da lui, provavano a supportarlo e non si era mai parlato di chi potesse essere stato. Tra l’altro l’Attanasio dichiara di aver appreso la notizia dell’incendio dai giornali. Il testa ha poi dichiarato di non ricevere più visite in carcere da oltre un anno e che sua moglie gli ha fatto visita solo per motivi pratici. “Sono un uomo solo” – ha detto.

E quando il Pm chiede se lui ha paura per la sua stessa incolumità, risponde che l’omicidio che ha commesso gli ha stravolto la vita, e che anche la paura è una cosa secondaria.

La contestazione da parte del Pm arriva quando Attanasio in prima battuta dice “di non sapere se ci potesse essere stata una correlazione tra l’articolo che riguardava la perquisizione e quel che era accaduto ai suoi familiari“. E’ lo stesso Pm a ricordargli di aver dichiarato il 4 novembre del  2016, che “ci potesse essere una correlazione tra la perquisizione e la morte dei suoi familiari“. L’Attanasio risponde di essere confuso.

E’ il giudice Garofalo a chiedergli se dopo l’omicidio di Galizia, lui abbia mai detto ai suoi familiari di stare attenti. “Penso di sì” – risponde Attanasio, ma poi aggiunge che “è confuso, che era confuso all’epoca dei fatti per qualcosa che gli ha cambiato l’esistenza“. Dal Pm arriva la domanda se dopo l’omicidio di Damiano, avesse mai sentito qualcuno dei Galizia, minacciare la sua famiglia, considerato che in passato lo stesso Attanasio aveva dichiarato di aver sentito i Galizia dire che “avrebbero fatto un cimitero“.  Attanasio risponde dicendo di “non ricordare“. Le domande a seguire vertono sui rapporti dello stesso Attanasio con i Galizia, a partire da Damiano, e poi Luigi e Vincenzo. Attanasio dichiara di aver avuto dei rapporti solo con Damiano, con Luigi “di riflesso”, e con Vincenzo nessun rapporto, dice di sapere che faceva l’idraulico. Alle domande circa un eventuale legame tra le persone citate e qualche gruppo criminale, l’Attanasio risponde di non sapere.

Alla sbarra dei testimoni questa mattina, anche Adalgisa Bosco, sentita come testimone, presente nel cimitero quel 30 ottobre dello scorso anno, che ha dichiarato di essere andata alla tomba del marito e poi della madre, e di essere scappata dopo aver sentito il secondo sparo. Giura di aver sentito solo due spari, la signora Bosco, e di essere scappata insieme alla signora Anna Mirto. Ha dichiarato di essere scappata e di essere tornata a casa, a piedi, che non conosceva le vittime né le aveva viste quel giorno, malgrado il Pm sottolinea come le due vittime fossero nello stesso corridoio del cimitero dove si trova la tomba dei suoi cari.

Interrogata anche Elisabetta Rosina Pignataro, che era alla tomba del marito (situata proprio vicino all’ingresso principale del cimitero) quella mattina quando ha sentito degli spari. Anche lei ha dichiarato di aver scambiato quegli spari per botti di Halloween, ed è poi scappata quando ha sentito altre persone dire di scappare. Ha detto di conoscere di vista le due vittime, Edda ed Ida Maria, ma di non averle viste quella mattina. Gli spari da lei sentiti, sono stati 3 o 4, ha dichiarato. Ha detto di essere uscita dal cancello principale. Dichiara di sapere chi è Galizia Luigi, ma di non averlo visto quel 30 di ottobre del 2016, di non sapere che macchina abbia e di non essersi informata circa i fatti accorsi.

Ascoltato anche il Maresciallo Sciacca, comandante della stazione di Sorianello, dove dimora Nardo Marianna Veronica, moglie di Francesco Attanasio, trasferitasi con il figlio, a casa dei suoi genitori. Il maresciallo ha raccontato di quel giorno in cui andarono presso la dimora della signora Nardo per ascoltarla circa i fatti. La stessa raccontava quel che sapeva, ma ad un tratto i suoi familiari, intervenuti, l’hanno bloccata, e lei non parlò più chiedendo tra l’altro, di cancellare parti di quella deposizione che da verbale risultano depennati. La signora Nardo, da come racconta il maresciallo Sciacca, stava raccontando i fatti e formulando eventuali ipotesi di responsabilità, ma poi ha preteso che una parte delle dichiarazioni rese, venissero cancellate. Sciacca ha poi risposto al presidente dicendo che la stessa era sottoposta ad una sorta di sorveglianza, che si traduceva in un controllo sotto casa, e nella richiesta alla Nardo se fosse tutto a posto.

Ultimo teste della giornata, Carmela Mitidieri, compagna convivente di un cugino dell’imputato. Ha dichiarato di vivere a Spezzano Albanese, di essere al corrente che in famiglia (i Galizia) c’erano degli screzi, poi appianati dopo la morte di Damiano. Dichiara che tutti soffrivano per quella morte, ma alla domanda del Pm se qualcuno di loro fosse “arrabbiato”, lei risponde di no. E qui il Pm contesta la risposta data, sottolineando che la teste aveva precedentemente dichiarato che tutti erano dispiaciuti ma che Luigi (Galizia) era il più arrabbiato di tutti. La teste controbbatte dicendo che voleva dire che era il più dispiaciuto perché i due fratelli (Luigi e Damiano) erano molto uniti. Alla domanda del Pm, se ci fosse qualcuno estraneo alla famiglia che potesse portare rancore, la teste risponde che non lo sa, perché non frequenta San Lorenzo del Vallo. Le domande circa la morte di Damiano mirano a capire se la teste ne conoscesse il motivo. La stessa risponde di aver appreso quella notizia anche dai giornali. Ha raccontato poi di quella mattina del 30 ottobre, quando il suo compagno, Vincenzo, l’ha svegliata intorno alle 10,10 e poi si è recato a piedi alla sala giochi e che è rientrato a casa intorno alle 11.

Prossima udienza, i 30 ottobre c.a.

 

 

 

Cosenza – Si è tenuta oggi presso l’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Cosenza, la prima udienza dibattimentale del processo che vede alla sbarra il trentanovenne Luigi Galizia, accusato dell’efferato duplice omicidio di Edda Costabile di anni 77 e Ida Maria Attanasio , 52

I fatti risalgono al 30 ottobre del 2016 quando le due donne furono brutalmente assassinate a colpi di arma da fuoco all’interno del cimitero di San Lorenzo del Vallo, piccolo centro del cosentino, mentre erano intente a prendersi cura della cappella di famiglia all’interno della quale è custodito il corpo del loro congiunto, Francesco Attanasio, morto all’incirca 30 anni fa, in un incidente. L’anziana donna fu freddata proprio davanti alla cappella, mentre sua figlia Ida Maria – che aveva provato a sfuggire al massacro scavalcando un piccolo muretto che separava la cappella di famiglia da una confinante – trovò la morte poco distante da quei luoghi.

Circa l’ipotesi di responsabilità del Galizia Luigi bisognerebbe fare qualche passo indietro quando, qualche mese prima, nell’aprile dello stesso anno, Franco Attanasio junior, si autoaccusò dell’omicidio di Galizia Damiano (fratello dell’odierno imputato), avvenuto nella zona universitaria di Rende, per questioni legate a debiti che l’Attanasio aveva contratto con il Galizia, e che in quell’occasione reclamava la restituzione della somma prestata; il tutto poi finito, al culmine del diverbio, con l’omicidio.

Sempre l’Attanasio Franco Junior –  a tutt’oggi detenuto per tale omicidio – dopo essersi costituito, condusse gli inquirenti in un garage sempre in agro di Rende, facendo rinvenire un arsenale di armi da fuoco, a suo dire riconducibili alla stessa vittima Galizia Damiano.

Nel mese successivo però – siamo a maggio del 2016 – vi furono le prime avvisaglie di un probabile piano ritorsivo nei confronti della famiglia Attansio, allorquando venne incendiata la cappella di famiglia, la stessa che è stata teatro della strage delle due donne ignare ed incolpevoli, se non di essere sorella e madre del detenuto Franco Junior.

Nella giornata di oggi, davanti al presidente della corte D’Assise, giudice Giovanni Garofalo, il Pm Dott.ssa Giuliana Rana del tribunale di Castrovillari, e gli avvocati delle rispettive parti, si è proceduto alla audizione dei primi teste della corposa lista ammessa al dibattimento.

Ascoltati in ordine di comparizione, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Cosenza che effettuarono i primi rilievi e il sopralluogo nel cimitero di San Lorenzo del Vallo; Il custode del cimitero Giuseppe De Marco; Anna Mirto (cugina di secondo grado dell’imputato); presente anche un fioraio che però non è stato ascoltato considerato che le parti hanno trovato un accordo circa le precedenti dichiarazioni rilasciate.

I Carabinieri hanno ricostruito sulla base degli oggettivi elementi rilevati nel corso della loro attività tecnica, le modalità, tempi e dinamiche dei concitati momenti relativi all’efferato duplice omicidio, di come l’anziana donna sia stata uccisa a ridosso della cappella di famiglia e del disperato ed inutile tentativo di fuga di Ida Maria raggiunta e uccida qualche decina di metri dopo. Gli stessi hanno analizzato la scena del crimine, la probabile via di fuga tentata da Ida Maria e stabilendo come l’assassino si sia accanito contro le due donne, esplodendo loro contro, almeno dieci colpi di pistola calibro 380 auto. Agli stessi specialisti dell’Arma è stato inoltre richiesto di confermare la presenza di mozziconi di sigaretta marca Merit rinvenuti proprio nell’intercapedine a ridosso della cappella della famiglia Attanasio.

E’ stata poi la volta del custode del cimitero, che ha ricostruito dalla sua prospettiva e rispondendo alle domande del Pubblico Ministero, degli avvocati e del Presidente, la successione dei fatti cui ha assistito. Lo stesso ha raccontato di come all’inizio si fosse pensato allo scoppio di alcuni petardi, e come, a seguito della fuga in massa dal cimitero, abbia poi scoperto della morte della donna. Lo stesso ha poi saputo dalla signora Anna Mirto, che all’interno del cimitero vi era anche Ida Maria, pertanto lo stesso custode percorrendo le stradine del luogo,  si è poi imbattuto nell’altro cadavere. Il De Marco, ha altresì raccontato di aver verificato che l’anziana donna era ancora viva, quando lui è giunto sul posto e che ha subito provveduto ad allertare il 118, richiamato subito dopo aver scoperto l’altro corpo, chiedendo un ulteriore intervento dei sanitari. Non è stato semplice ricostruire con dovizia l’esatta sequenza cronologica dei fatti di quella mattina. Ci sono stati anche dei momenti di nervosismo, mentre si chiedeva al custode di spiegare tutte le vie di accesso e di probabile fuga del cimitero. La signora Edda, era stata la maestra elementare del De Marco e lo stesso lo ha raccontato spiegando al PM come conoscesse le donne. Ha dichiarato di aver sentito almeno 6 spari.  Rispondendo ancora alle domande sempre più incalzanti del Pm, il De Marco ha dichiarato di conoscere il Galizia, ma di non averlo visto quella mattina.

Il teste successivo è stata la signora Anna Mirto, che, non avvalendosi della facoltà di astenersi dalla testimonianza in virtù del rapporto parentale con l’imputato,  ha dichiarato di esserci recata quella mattina del 30 ottobre 2016 al cimitero dopo la messa, e dopo essersi recata nella sua residenza per raccogliere delle rose da portare con se. L’orario che la donna ha indicato come quello nel quale ha varcato l’ingresso piccolo della facciata principale del cimitero è 9.45 circa. Ha raccontato di aver incontrato le due donne, mentre si recava alla fontana e di averle viste entrare dall’accesso laterale, di averle salutate chiamandole per nome. Anche la signora Mirto ha dichiarato durante la deposizione, di aver creduto fossero petardi, a seguito del primo sparo udito, considerato che nel cimitero vi erano intere famiglie con bambini, e che era vicina la festa di Halloween. Allo sparo successivo, la signora Mirto si è messa a correre nella direzione della fontana. Oltre che alcune discrepanze nella ricostruzione dei fatti, alla teste il Pm ha contestato dichiarazione rilasciate dalla stessa donna alla PG nell’immediatezza dei fatti, evidenziando forti contraddizioni con il narrato odierno. All’epoca dei fatti la stessa dichiarò come testualmente contestato dal Pm “di aver a sentimento intuito che si potesse trattare di un gesto contro gli Attanasio“, dichiarazione poi ritrattata in aula.

Nel mezzo delle audizione vi è stato il conferimento di incarico al perito che si occuperà della trascrizione integrale delle intercettazioni ambientali ammesse al processo.

La prossima udienza  è fissata per il prossimo venerdì 13 ottobre, con un altro consistente numero di teste da ascoltare.

Cruciale sarà la deposizione del perito Dott. Aldo Barbaro, che ha analizzato tutti i reperti raccolti dai Carabinieri nel corso delle indagini.

Simona Stammelluti