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Quando si dice, gioire con parsimonia.
Dopo due mesi di Covid Free, ad Agrigento è di nuovo paura coronavirus.
Nella giornata odierna è stato registrato un nuovo caso di positività.  
La coppia di agrigentini di rientro in città dopo un viaggio oltralpe  è stata sottoposta al doppio tampone. 
La donna, che al primo tampone era risultata positiva ha poi mostrato al secondo esame la negatività al virus, mentre positivo è risultato l’uomo ad entrambi i tamponi e da ieri è sottoposto a quarantena.
Si cerca adesso l’eventuale contatto tra il contagiato ed altre persone, amici e parenti della coppia che saranno sottoposti a tampone oro-faringeo e a quarantena preventiva.
Il sindaco della città, Calogero Firetto, raccomanda con perentorietà di adottare tutte le misure anticontagio e di evitare gli assembramenti. 

Ho atteso qualche giorno dall’inizio della fase 2 di questo tempo di pandemia, per dire ciò che vedo e che penso.
Una fase di mezzo, questa, che ha contorni strani e tanta incertezza.
Qualcosa sì, qualcosa no, tanta confusione, mille domande senza risposte, qualche abuso di potere (quelli non mancano mai), regioni che fanno a modo loro, l’Italia che stenta a ripartire tra cavilli burocratici, incentivi che forse non arriveranno mai e la paura come leitmotiv di un anno che malgrado vorremo dimenticare, faremmo meglio a ricordare affinché alcune cose non accadano più.

Una fase 2 e un’Italia che si spacca in altrettante parti.
Chi ha paura e chi no.
Chi non ce la fa a reagire e chi invece mostra guizzi pericolosi di incoscienza.
I navigli a Milano pullulano da giorni di gente senza mascherina e in conclamato assembramento, i casi di contagio crescono, molti puntano (giustamente) il dito contro la stupidità umana che rasenta a volte limiti assolutamente incomprensibili.
Ma insomma, non aspettavano altro? Ok, ma il buonsenso almeno attivatelo!
Anche al Sud, in Calabria per esempio, dopo il decreto regionale della Santelli che autorizza l’apertura dei bar con i tavolini fuori, la situazione è la medesima.

C’è un’Italia che va a fare la Movida, che non attendeva altro, mentre ci si chiede, cosa non abbiano capito del fatto che il contagio è ancora attivo, che bisogno stare lontani e che tocca proteggersi. Niente. Non hanno capito niente. Alcuni sembrano investiti da una sorta di reset innescatosi al suono delle parole “fase 2” come se il silenzio assordante della morte che avanzava nei mesi passati, fosse solo l’audio di un film in prima serata.

E come sempre il vivere (per fortuna, direi) mostra un’altra faccia … sempre che la si voglia vedere, però. Perché anche nella comunicazione – va detto – c’è quel che fa più clamore e dunque ha più visibilità.

E allora vorrei provare a far emergere come non esista solo il popolo della movida e degli aperitivi, ma anche una fetta enorme di individui che necessitano di una vera e propria riabilitazione al vivere; persone alle quali le parole “fase 2” hanno fatto paura, hanno dato sgomento. Rimaste a lungo immobili, anche le parti del corpo non rispondono subito come prima. C’è una propriocezione di cui riappropriarsi e paure da vincere e fiducia da recuperare. Una riabilitazione fisica ed emotiva in piena regola; una riabilitazione che comprende non solo la libertà di movimento, ma anche una socialità alla quale ci siamo lentamente ed inesorabilmente disabituati in questi mesi. E allora potrebbe accadere – non sarebbe affatto strano – di sentirsi impacciati, spaventati, titubanti mentre ci si relaziona in questa fase 2, mentre ci si sente a disagio emotivamente, mentre si cercano parole da dire e volontà di apertura al mondo.

Sì, perché alcuni hanno vite sospese, sospese tra la voglia di riappropriarsi della propria esistenza e quella vocina che dice (succube e ostaggio ancora della paura): “quasi quasi non esco più“.
C’è chi lo teme, il ritorno alla vita.
Una sorta di incertezza, come quando si cammina sul ciglio di un precipizio, quando guardare oltre fa paura, ma sai che per arrivare dall’altra parte, devi andare.
Ma dove?
Come?
Basterà infilarsi un vestito bello e uscire, impacciati nel non sapere cosa sarà di quell’uscita e di quell’apertura al mondo?

La riduzione di vita sociale in questi mesi, ha amplificato azioni senza orari e in maniera inversamente proporzionali, ha azzerato i sensi di colpa. Ore ed ore davanti alla Tv, il dolce far niente, il forno a pieno regime, con una fase ampissima di “rimando a chissà quando gli impegni e le responsabilità“. Ecco, dentro al termine “responsabilità” si annida una ennesima doppia faccia.

Responsabilità da riprendere sulle spalle, perché costretti ad abbandonarle nella fase 1, per salvare la pelle.
Responsabilità nel salvarsi la pelle, ancora, mentre ci si riappropria delle responsabilità di una vita lavorativa e sociale.

Sembra un gioco di parole.
Difficile da dire quanto da attuare.

Enorme, ingombrante la parola “Responsabilità”, quella che i nostri genitori ci chiedevano di avere quando passavamo dall’adolescenza all’età adulta, quando abbiamo incominciato a fare i conti con le conseguenze delle possibili nostre scelte, come quando dovevamo scegliere se cambiare casa o andare a convivere o accettare un lavoro lontano dalla famiglia, o se drogarci oppure no.

E’ l’equilibrio della responsabilità, quello che dovremmo tutti riacquistare.
E forse non basteranno una manciata di giorni con sopra scritto “fase 2”

 

Simona Stammelluti

“L’App per il contact tracing farà scattare l’alert quando ad esempio il signor Rossi avrà avuto un contatto stretto per più di 15 minuti con una persona positiva”. Lo ha spiegato il commissario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri spiegando quando scatterà l’alert della app Immuni operativa da maggio.”La distanza di rischio per noi è oscillante tra un metro e due metri, io penso che sia cosa buona e giusta considerare il limite massimo di questo intervallo e cioè una quantità di metri più vicina ai due che non all’uno”, ha spiegato poi.

 

 

“Noi abbiamo lavorato per perseguire un obiettivo giusto, il server della App è pubblico e italiano, al momento dello sviluppo, e lo faremo prima di introdurla sul mercato, si potrà decidere se lasciare i dati sul telefonino e-o sul server, la modalità non cambia e anche se i dati fossero sul server pubblico comunque sarebbero criptati. Inoltre al momento l’alert arriverà alla persona e non al Servizio Sanitario nazionale, sarà quindi l’utente a diventare protagonista del percorso sanitario”, prosegue il commissario ricordando che “mancano sei giorni al 4 maggio, inizia un graduale alleggerimento delle misure di contenimento, io resto un convinto assertore della prudenza e della cautela. Inoltre voglio sottolineare che le critiche al governo sono il segno che le decisioni sono state ispirate da equilibrio e prudenza. Non possiamo illuderci di uscire dal lockdown ignorando i rischi che corriamo”.

“Ovviamente se la relazione tra la tempestività che il contact tracing garantisce e il fatto che tu ti sottoponga tempestivamente a un tampone salta noi non abbiamo raggiunto l’obiettivo, quindi sarà anche necessario che in un tempo molto ravvicinato ci si possa sottoporre al tampone”, ha proseguito Arcuri parlando ancora della app Immuni.

“Gli scienziati ci dicono che il tempo minimo certo per essere a rischio di contagio sia 15 minuti – ha precisato ancora Arcuri – La App sarà collegata ai tamponi, noi ne abbiamo distribuiti 2,5 mln fino a ieri, ne abbiamo eseguiti 1,7 mln, debbo immaginare che le regioni abbiano in magazzino almeno 800 mila tamponi, continueremo con una massiccia distribuzione per essere certi che ce ne sia sempre una quantità sufficiente”.

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Fonte: Tecnoblog.cloud >> https://www.tecnoblog.cloud/2020/04/28/coronavirus-arcuri-app-immuni-operativa-da-maggio/

Alzi la mano chi c’ha capito qualcosa.
No, perché basta prendere un telegiornale qualsiasi per capire che è ormai una immensa, fantasmagorica, ingombrante torre di babele. Tutto e il contrario di tutto, sono al punto 1 dell’ordine del giorno.
La RASSEGNA STAMPA per quanto mi riguarda è da un po’ divenuta una RASSEGNA STANCA, nella quale le notizie non sono quelle che ci rifilano per indottrinarci e per confonderci tra numeri (tanti, troppi)  date (imprecise e disattese) e opportunità deluse (e svilenti).

Parlo con direttori di banca, con esercenti, con cittadini.
Parlo dal ruolo di giornalista e quello che mi raccontano sono situazioni sconcertanti, che mi lasciano intendere che non eravamo pronti sotto nessun punto di vista, e che c’è più di un motivo circa il perché in Germania le cose procedono senza intoppi mentre qui gli intoppi, sono al punto 2 dell’ordine del giorno. Banche che ancora non sanno nulla di preciso circa i famosi finanziamenti a tasso zero, commercianti lasciati allo sbaraglio, casse integrazioni difficili da gestire, cittadini in difficoltà che si vedono rifiutare il buono dal comune senza sapere perché son stati esclusi da quel diritto;  e molto altro ancora che non si dice perché in apparenza, per tenere buono il popolo ci sono tutte le ottime intenzioni del caso, salvo che per il fatto che quelle, non sfamano.

I presidenti di regione fanno ormai quel che vogliono; aprono, chiudono, si battono per non mandare in fumo i sacrifici dei cittadini, ma alle domande che vengono poste loro, non rispondono. Cautela, è la parola d’ordine. Sì, va bene, ma un piano di riapertura va fatto e pure in fretta sennò questo collasso ormai iniziato, finirà per portare ad  un perimento totale senza precedenti.

Procedono le raccolte fondi.
Tutti dobbiamo donare, per salvarci.
Ci bombardano di pubblicità progresso, numeri iban e regole da seguire. 

Intanto i virologi giocano a fare le starlet.
Da influencer dell’ultima ora a prime donne che si rimbeccano come se la salute dei cittadini fosse un divertente passatempo. Burioni che ormai sembra essere star indiscussa che se la sta giocando a tre sette con Giulio Tarro: il primo disse il 2 febbraio che in Italia il virus non sarebbe arrivato e il secondo che tra un mese, il virus ci abbandonerà. Tutto questo in un momento in cui l’OMS prende le distanze dalle dichiarazioni del Prof. Ricciardi e mentre si prova ancora una volta a tenere a bada e a smontare l’ipotesi – sostenuta ultimamente dal Prof. Montagnier (virologo e scienziato premio nobel per la medicina nel 2008 e colui che scoprì nel 1983 il virus dell’HIV) – circa la possibilità che il coronavirus attuale sia frutto di una manipolazione del virus in laboratorio durante lo studio di un vaccino per contro l’Aids, poi sfuggito al controllo e uscito accidentalmente da un laboratorio di Wuhan. Del resto sono anni che grandi magnati come Bill Gates sovvenzionano studi di ricerca contro le malattie così come sta facendo oggi finanziando la corsa alla cura da covid-19.

E mentre in Italia, si annaspa in un groviglio di burocrazia, mentre non si capisce ancora bene come arrivare alla fase 2, in cosa consisterà la fase 2, che fasce commerciali interesserà e come cambierà (se cambierà la quotidianità dei comuni cittadini) e  mentre i governatori di regione fanno a modo proprio a volte, anche sfiorando azioni che rasentano abusi di potere, la vicina Germania con poche ma efficaci idee tramutate in azione, sta uscendo alla grande dal problema pandemia. Senso civico (aziende e parchi sempre aperti ma tutti capaci di un regolare e consono distanziamento sociale)  piano pandemico ben organizzato (scorte di reagenti chimici, dispositivi di protezione, respiratori ecc).
E basta a parlare di sfiga dell’Italia, sfiga della Lombardia. La verità è che l’Italia non è mai stata pronta a nulla, ha navigato sempre a vista, si è barcamenata come meglio (?) ha potuto per aggredire un problema ma con la cosa più sempre: “State a casa, perché non vi sappiamo proteggere, non ne abbiamo i mezzi e non sappiamo cosa fare
Scarse terapie intensive, tagli costanti alla sanità pubblica, nessuna scorta di reagenti, poco personale sanitario (reclutamento in massa in corso d’opera), pochi fornitori sul territorio nazionale di materiale sanitario, deboli ed insufficienti presidi medici locali (medici di base spesso lasciati da soli), scarsissimo coordinamento Stato-Regioni (ognuno fa un po’ come cavolo gli pare).  Tutto condito da un accattivante “Andrà tutto bene!” No non andrà tutto bene perché a pochi giorni dal fatidico 3 di maggio, l’italia è ancora un paese che reagisce piano e male dopo essere stato preso alla sprovvista, mentre molte domande restano inevase e chissà se su alcune cose, avrà imparato davvero la lezione. Diciamolo senza mezzi termini: la cialtroneria in politica non è più possibile tollerarla. Senza competenze, senza capacità logiche e versatili non si va da nessuna parte.

E in tutto questo c’è un aspetto che provano a far passare in secondo piano come se dicendo: “Per il vostro bene stata a casa“, tutto il resto possa restare congelato, mentre tutti cedono allo sconforto e si arrendono a mani basse a questa vita che cambia, poco al giorno, sempre in peggio; da chi non può più mangiare, a chi è sull’orlo di una depressione mentre tutto intorno tace.
Ma l’attenzione invece dovrebbe sempre più essere rivolta verso due parole chiave: Regole e libertà. Perché se è vero che sarebbe assurdo uscire da una crisi senza alcune regole precise e dettate affinché nel rispetto di esse si possa avere la trasparenza di una condizione da riportare alla normalità, le ultime disposizioni, le app, i braccialetti per gli anziani, ci allontanano sempre più da quel diritto costituzionale ed insindacabile che la nostra costituzione, prevede per la tutela del singolo quanto per la collettività. Sottilmente, silenziosamente, in mezzo a sorrisi fintamente rassicuranti ogni giorno provano a toglierci il libero arbitrio, la libertà di agire all’interno delle regole (sia chiaro), fino a perdere il lusso della libertà che risiede nella scelta di decidere fino a che punto vogliamo rischiare, fino alla scelta (in extrema ratio) se vivere o morire. Ogni giorno sempre più anestetizzati dalla paura, e addomesticati dall’uso sproporzionato che si fa del virus oltre la sua naturale carica nociva. Una sottile dittatura senza dittatore e come tutte le dittature, anche quelle sottili, nascondono la presumibile tutela degli interessi del popolo. La nostra paura serve a chi ci governa, quella paura che tiene tutti a casa, tutti distanti, perché così è più facile gestire le inadempienze vecchie e nuove.

Le mappe del virus ci mostrano delle realtà che nessuno vuole vedere o forse che fa bene a chi governa che nessuno la veda. La macchia scura sulla Lombardia flagellata dal virus, quella che per prima riaprirà quasi tutto, perché senza il motore trainante delle fabbriche del nord il paese sarà sempre più in ginocchio (in Germania non hanno mai chiuso, ricordiamolo).
Si dice che la natura si sta riprendendo i suoi spazi, le acque sono limpide, gli animali appaiono in luoghi dove mai li si era visti prima. Corriamo a fare pasticci su pasticci.
Riapriamo le fabbriche!
Però restate a casa!
Il distanziamento sociale!
Un metro, anzi no due!
Che fai? Saluti l’amica per strada?
No, non si può!
Ma ero a distanza!
Non si può lo stesso!
Lo sai che puoi andare al mare che ti monteranno il plexiglass?
No, non lo voglio il mare bunker. Sai in Germania sono andati al fiume a Pasqua e si sono distanziati ragionevolmente da soli, senza fucili spianati.
Vedi? L’aria è più pulita?

Ok, ma chissà se ce la lascerete più respirare, quell’aria ripulita.

Ma ci voleva una pandemia per ripulire l’aria? Ma che assurdità è? Perché le industrie non hanno provveduto nel tempo a rendere meno inquinanti i macchinari? Perché non si è ricorso nel tempo alle energie rinnovabili, alla riduzione degli allevamenti intensivi? Ma non è questo il momento di parlarne. No, cioè sì. Sì parliamone oggi, tanto ieri non lo si è fatto. Serviva la pandemia per avere l’aria più salubre, mentre moriamo in un tempo asfittico, che ci avvelena piano, mentre proviamo a gridare “no, andrà tutto bene“, se non la si smetterà di pensare che si possa risolvere tutto con un semplice “state a casa“, perché ognuno di noi ha una responsabilità verso le regole, sì, ma anche verso una libertà che è l’unica cosa che abbiamo il diritto di traghettare nel domani.

Simona Stammelluti 

 

La parola d’ordine al giorno d’oggi è condivisione: che si tratti di automobili, appartamenti, divani o quant’altro non fa differenza, l’importante è mettere a disposizione degli altri qualcosa, in cambio di un piccolo tornaconto. A breve sarà possibile anche cedere una parte della propria connessione Internet domestica agli altri, per agganciarsi ai router di perfetti sconosciuti alla bisogna, quando non si vuole intaccare il proprio monte dati. È l’idea alla base del WiFi condiviso lanciato da Vodafone Italia, con cui tutti i clienti di rete fissa della telco potranno entro poche settimane accedere senza costi aggiuntivi a oltre un milione di hotspot presenti su tutto il territorio della Penisola. Non si tratta di punti pubblici, ma privati: sono proprio i vari apparecchi WiFi di casa che diventeranno ancore di salvataggio per telefonini alla ricerca di una connessione.

In realtà, Vodafone non arriva per prima: progetti analoghi hanno già fatto la loro comparsa in Italia e sono stati introdotti da Tiscali e da Fastweb, ma solo in via sperimentale e in aree circoscritte. La mossa dell’operatore britannico spariglia le carte in tavola. Per poter prendere in prestito la connessione agli altri clienti, tutti i sottoscrittori di contratti Fibra e Adsl con una Vodafone Station 2 o Revolution dovranno registrarsi al sito dedicato, collegando tutti i dispositivi mobili di cui dispongono alle reti della Vodafone WiFi Community.

Grazie al nuovo software presente nei router, realizzato dalla società spagnola Fon, sarà possibile appoggiarsi quando serve agli hotspot con smartphone, tablet e portatili, effettuando l’aggancio con l‘app Vodafone Station, l’applicativo che già permette agli utenti di gestire i servizi di rete fissa. Il software integrerà una nuova funzione dedicata alla comunità, con cui sarà possibile visualizzare su una mappa tutti gli hotspot disponibili in una zona e collegarsi. Dopo aver inserito le credenziali per il primo accesso, l’app riconoscerà l’utente e connetterà automaticamente il dispositivo quando si troverà nelle vicinanze di una rete facente parte del network.

Perfetti sconosciuti potranno quindi sfruttare la connessione domestica di altre persone, spesso sottoutilizzata dai “legittimi” proprietari, collegandosi con una sorta di account ospite e navigare in libertà. Ovviamente, la priorità verrà sempre data all’abitazione e verrà allocata soltanto la banda non sfruttata, in modo da non rallentare il traffico privato. Inoltre, la sicurezza dovrebbe essere garantita al cento per cento, perché le due reti WiFi saranno completamente separate e l’operatore potrà tracciare tutti i login effettuati, per essere sicuri che malintenzionati non utilizzino router di altri in modo improprio.

Con l’app Vodafone Station sarà possibile gestire i propri dispositivi mobili nella Community

Ogni dispositivo Vodafone potrà ospitare in contemporanea tre account guest e il servizio sarà accessibile anche all’estero: Fon ha infatti abilitato la soluzione in 15 Paesi, per un totale di circa 15 milioni di hotspot. Una buona base per navigare sul Web senza utilizzare il traffico dati, in attesa di vedere finalmente una diffusione più capillare delle reti davvero pubbliche anche in Italia.

 

Fonte: https://www.tecnoblog.cloud/2020/04/14/hai-finito-i-giga-la-tua-connessione-e-lenta-niente-paura-arriva-vodafone-community-per-condividere-il-wifi-di-casa/

Voi siete proprio sicuri che il prossimo 3 di maggio, Anno del Signore 2020, usciremo come leoni all’apertura delle gabbie?
Siete proprio sicuri che ci faremo barba e capelli, trucco e parrucco per uscire di casa al “pronti, via”?
Io non ne sono così sicura.
Ma poi uscire per andare dove, precisamente?
Ma con o senza mascherina?
Cercheremo un bar per quel tanto agognato caffè o andremo a comperarci un libro?

Io penso che il 3 di maggio sarà un giorno nel quale ci chiederemo: “e adesso? Che faccio, dove vado?” Chi ha lavorato per tutto il tempo del lockdown probabilmente si fermerà al solito bar a fare colazione; chi è uscito solo per la spesa quel giorno non la farà affatto, e presumibilmente i supermercati saranno per la prima volta nelle ultime 9 settimane, assolutamente vuoti. Non sarà più una emergenza comperare il pane. O forse sì. Perché l’emergenza se anche fosse che finisce fuori, resterà dentro di noi, perché avremo bisogno ancora di tante cose a cui nessuno forse, farà caso, fino a quando quelle necessità non diventeranno ingombranti.

Non è facile neanche solo immaginarla una nuova normalità dopo mesi in cui siamo stati insonni, soli, preoccupati, inquieti; e poi ancora speranzosi, combattivi … perché vivi. Che per imparare a combattere ci vuole la guerra fuori dalla porta di casa, che mica ci addestrano alla guerra e non è mica vero che nasciamo guerrieri. Ma quando mai!

Resteremo fermi, a domandarci se siamo pronti a quell’apertura; perché non sapremo se e quanto potremo essere al sicuro fuori dalle nostre case, fuori dallo schema che ci hanno inculcato per mesi, fuori da quei gesti che come automi abbiamo compiuto smettendo sin da subito di domandarci “perché” e perpetrando la domanda: “fino a quando“?

Che anche dopo il 3 di maggio, al primo starnuto penseremo di avere il coronavirus, e saremo colmi di diffidenza, verso tutti, anche verso quelle persone con le quali in tempi di pace eravamo soliti lanciarci in “baci e abbracci”. Perché nel tanto tempo apparentemente libero di questa quarantena, durante la quale in ostaggio sono stati anche i nostri pensieri, non solo i nostri corpi, non abbiamo mai realmente pensato a quanti danni possano aver fatto giorni tutti uguali, con la paura a fare la sentinella, con la disperazione nel buio della notte e con l’unica domanda sempre lì, in prima fila: “tornerà la vita di prima?” E la risposta è affilata e scomoda: “no che non tornerà; nulla sarà più come prima“. E la certezza di questa risposta resta lì come una spina nel fianco, che farà male tutte le volte che di quel tempo andato, avremo nostalgia.

No, non usciremo come leoni all’apertura delle gabbie dopo il 3 maggio. Non ne avremo voglia o forse non ne avremo ancora. Eppure adesso ne abbiamo, altro che. E ci manca l’aria pensando che se facciamo 200 metri e 2 passi finiamo per incorrere in ammenda, o quando realizziamo che non potremo andare più lontano del supermercato sotto casa ancora per tanti giorni.

L’effetto psicologico di tutto questo lo vedremo proprio dopo il  3 di maggio, quando dovremo tornare a prendere decisioni spicciole che in questi giorni sono finite chissà dove. E se pensiamo a chi si trova nella condizione di non poter lavorare e di non sapere come fare, allora viene da domandarci quanto grande sarà la voragine nella quale si finirà nei giorni che verranno.

Pensiamo al futuro. Un futuro invecchiato di colpo, quello che ha scolorito piani, progetti, il “come saremo” che oggi sembra inadeguato a quel futuro fatto solo di domani e nulla più. Perché il futuro sembra così ingombrante nella sua incertezza, così ruvido che ad esso non riusciamo proprio ad appoggiarci.
Ma ci saranno i cosiddetti mestieri del “dopo”. Tra qualche tempo ad arricchirsi saranno le massaggiatrici, le estetiste, i parrucchieri. Ci sarà il boom degli avvocati divorzisti. Perché scopriremo di non entrare più nei panni di chi eravamo; saremo persone diverse. Saremo forse più grassi, più sciatti ma anche più consapevoli di cosa non vogliamo più. Che alcune convivenze forzate avranno reso la resistenza allenata e la forza resistente.

Sarà una seconda vita, ma non nuova di zecca; sarà – se ne saremo capaci – un riciclo di emozioni usate. Cambierà il nostro linguaggio sociale ed anche la percezione che avremo delle cose e se saremo bravi, faremo anche l’inventario delle cose perdute.

Non sono sicura che usciremo di casa di corsa il 4 di maggio.
Non sono sicura, per dirla tutta, neanche del fatto che avremo imparato alcune cose essenziali da questo periodo di stasi fisica ed emotiva. L’uomo è un animale che si adatta a tutto ma che difficilmente perde le sue abitudini, soprattutto quelle brutte. E se riusciremo a conservare un pizzico di empatia autentica, nei confronti del prossimo, allora forse riusciremo a mettere a fuoco quel che sarà. Avremo capito per davvero il senso dell’essenziale? Non lo so. Io penso che molti correranno a comperarsi le scarpe di marca, più che un libro o un disco. Spero che si riesca ad avere rispetto degli spazi degli altri, nel post coronavirus, anche di quelli emotivi, perché a volte non ci si accorge di come si possa essere ingombranti con il proprio egoismo. 

Torneranno di tanto in tanto le parole chiave di questo periodo dell’anno che finirà nei libri di storia, che vorremo dimenticare senza riuscirci: choc, paura, angoscia, speranza. Quella si dice essere sempre l’ultima a morire. E allora via con le speranze, da oggi, da subito. Provate a dire cosa sperate davvero.

Io vi dico la mia: 

Spero che questo periodo ci abbia insegnato a percepire i cambiamenti, prima che diventino eclatanti. Spero che si sia capaci di capire cosa cambia in noi e in chi è vicino a noi. Perché diciamolo … in questo periodo abbiamo scoperto cose delle persone con cui dividiamo un tetto che non avevamo mai forse notato prima e non dovrebbe servire una clausura, per scoprire che si piange, mentre il mondo va, e poi torna. Forse. 

 

Simona Stammelluti

Credits: La foto nell’articolo è di Martina Polito, si intitola “Due di quattro” vincitrice del Premio Vizzini 2019 su Donne e Sicilia

 

Sì, avete letto bene.
C’è chi si sente (in modo improprio) come i martiri di Abitene.
E’ pronta una vera e propria rivolta da parte di alcuni sedicenti cattolici che vogliono la messa a Pasqua e che sono pronti già ad organizzare messe segrete e se vogliamo, clandestine; sette, per intenderci. Perché non solo le messe sono vietate, come ogni altra forma di aggregazione, così come stabilito dal decreto del presidente del Consiglio dei Ministri, ma c’è una completa disobbedienza ai dettami della chiesa che i credenti dovrebbero rispettare.

Insistere in questa direzione diventa davvero molto molto pericoloso. Ci sono gruppi di persone che hanno la presunzione di considerarsi negativi al coronavirus o ancora peggio, immuni. E tutto questo è in atto con la compiacenza di preti, anch’essi convinti di essere “fuori” dalle grinfie del virus, ed invece sono “fuori” e basta. Fuori da ogni logica, fuori dalla cosiddetta “grazia di Dio”, fuori da ogni ragionevolezza.

E così, gruppetti di una ventina di persone, che avrebbero pensato proprio a tutto, anche ai luoghi, che non saranno certo le chiese ufficiali, mantenendo la giusta distanza (perché solo sono campioni mondiali di distanza di sicurezza) e che sono anche “superaccessoriati” come le spider di lusso, con mascherine e guanti.

Non è possibile. Saranno assembramenti a tutti gli effetti, anche se clandestini. Ci parteciperanno molte persone anziane e non potrebbe certo essere un evento supervisionato dalle forze dell’ordine che invece dovrebbero prestare attenzione massima nei prossimi giorni, perché qualcuno, proverà a farla franca.

Immaginate la scena.
Una chiesa (se chiesa fosse), con le panche che sicuramente non saranno state sanificate, e il prete? Il prete che dà l’eucarestia? Anche se non la poggiasse in bocca l’ostia, la poggerebbe in mano a circa una trentina di fedeli. Non si potrebbe mai gestire una messa in condizioni di sicurezza. Non si può fare, non si deve. Punto.

Come fanno queste persone ad essere cristiane, cattoliche, votate al Signore, se non hanno a cuore la salute di tutti? Tra l’altro non ascoltano neanche la loro guida spirituale che è il Papa che ha largamente detto ai fedeli che ascoltare la messa in Tv, in questo periodo di pandemia, vale quanto nei luoghi sacri e che la comunione non è solo un fatto fisico, ma la gioia del cuore.

Ma quale cuore hanno le persone che stanno invece cercando di evadere dalla quarantena collettiva, di disobbedire al decreto ministeriale e alla legge di Dio che per parola del Papa invita tutti a restare a casa e a seguire la settimana santa attraverso i mezzi a disposizione?

Che la verità sta in quella dualità tra i nostalgici di Benedetto XVI, quelli che si definiscono “puri”e quelli che forse votano Salvini e reputano Papa Francesco una specie di anticristo per quel suo modo di essere etico, oltre che cattolico, che ha rispetto per il musulmano quanto per il cristiano, che ha aperto agli omosessuali, ai divorziati e che della Carità ne fa ogni giorno una forma di incoraggiamento.

Il Papa che ha investito i medici e gli infermieri che lavorano in prima linea nelle rianimazioni della possibilità di concedere l’ultima benedizione alle persone che muoiono sole negli ospedali lontano da tutti.

E se è vero che il cattolicesimo è una religione carnale, umana, a differenza di altre come il protestantesimo, o il buddismo, e prevede che “il verbo si è fatto carne” e l’incarnazione in un’ostia è un aspetto fondamentale per i cattolici. Ma per quelli veri. Perché chi segue Dio non vìola la legge del Pontefice e dello Stato, non mina la salute propria e degli altri per un rito che diventa solo la spettacolarizzazione di un bigottismo inutile e deleterio.

L’ho tenuto per ultimo, il commento sulla stupidità della richiesta di Salvini di tenere aperte le chiese a Pasqua con la sua “la scienza non basta, serve anche il buon Dio”. Come sempre finisce per spettacolarizzare tutto, anche la fede, ammesso che ne si abbia una, vera, che sia autentica. Ma permettetemi di avere un dubbio, perché quando non si guarda al benessere di tutti, allora si è molto, ma molto lontani da una qualsivoglia fede.
E a fidarsi, di questi tempi, i farei molta attenzione.

Buona domenica delle Palme a tutti

 

Simona Stammelluti 

Un uomo.
Un uomo tra gli uomini, ma con la responsabilità di un ruolo così delicato sulle spalle. 
Nel suo abito bianco, senza cappotto, a piedi, affaticato, solo e sotto la pioggia incede in una piazza (San Pietro) vuota come mai era stata, fin dove si spinge il ricordo.
Papa Francesco ieri ha raccolto in preghiera tutto il mondo, anche chi forse sta in quello spazio compreso tra il non credere e il perché non crede.
Un’ora in mondovisione, in cui ha raccontato a noi, quello che noi tutti stiamo attraversando in questo periodo. Tutti collegati, a mezzo Tv e social network per seguire una diretta al calar della sera, in quel momento dell’anno in cui la bella stagione pone il meriggio a custodia di un tempo mite che verrà, ma che ancora non si è deciso.
Il vescovo di Roma, con tutto il carisma di cui è dotato, parla così ad una piazza vuota, alla luce delle fiaccole, con le tv di tutto il mondo che riprendono il suo viso e le sue parole, e quel suo discorso rieccheggia nel vuoto di un luogo che è anche quello spazio che è dentro ognuno di noi, che spesso anche nel silenzio, sa di essersi smarrito.

Un discorso quello di Papa Francesco che non è solo un discorso religioso, da fare a chi la domenica si accalca in preghiera e colmo di fede in quella piazza per l’Angelus, ma un discorso che tocca tutti; perché quella che doveva essere semplicemente un’omelia, un commento al vangelo di Marco, si è trasformata in un discorso etico, morale, a tratti politico e di altissima levatura.

Un messaggio buono, un esempio di come si può essere caritatevoli verso gli altri senza gesti plateali, e anche solo con una manciata di parole.

Perché avete paura? 
Queste le parole tratte dal vangelo di Marco, che racconta di quando i discepoli scesa la sera, in mare nell’incertezza più assoluta, si sentono impauriti e smarriti, allarmati e disperati.
Ecco, sulla paura e su come tenga in ostaggio le nostre vite in questo tempo di pandemia, che si impernia quella omelia di ieri pomeriggio, di un Papa che si fa fratello di tutti, in un momento in cui ci sente avvolti dalla notte, senza il punto di riferimento quotidiano dato da una normalità che si è data sempre (forse troppo) per scontata; fatta di progetti, di abitudini e di priorità non sempre ben a fuoco; e adesso lo sappiamo. Siamo andati avanti sempre sentendoci forti, invincibili e capaci di tutto. Ed ora siamo stanchi, incapaci e realmente smarriti. Ma come il buon pastore, il Papa ci dice che “nessuno si salva da solo” e ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza, capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare.

Poi il papa riprende il filo del Vangelo e racconta che è l’atteggiamento di Gesù che sconvolge i discepoli. Lui dorme, è sereno, non ha paura. Lui ha fede nel Padre.
Papa Francesco parla a tutti, raccontandoci quando noi si sia vulnerabili, incapaci di gestire un tempo nuovo, nelle avversità.

Ma c’è un passaggio di quell’omelia così madida di sentimento, di pietà e di consolazione che lascia il mondo cattolico e laico sospeso in una commozione difficile da trattenere:

“Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli”. 

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?»
No, abbiamo perso tutto, forse anche quella.
Ma avere fede significa avere fiducia, essere capaci di “affidarsi” a Dio (per chi crede) e all’altro per chi riesce ancora a ricordare quanto bello possa essere che qualcuno ti tenga per mano quando scende la sera e la strada si fa impervia. Quella fiducia che è un bene imprescindibile nei rapporti umani e che adesso affidiamo a medici, forze dell’ordine, scienziati e politici, affinché insieme si possa traghettare il futuro in un posto sicuro, più confortevole e degno di speranza.

Tutti insieme, perché saremo anche tutti lontani, ma dovremo continuare ad interessarci all’altro, perché abbiamo bisogno dell’altro e perché ha ragione Papa Francesco, nessuno si salva da solo.

E così sia

Simona Stammelluti  

 

In questo periodo così particolare è veramente difficile capire come sfruttare al meglio le nostre “lunghe” giornate. Il DPCM adottato il 9 marzo ha esteso a tutta l’Italia le zone soggette a restrizione per contrastare la diffusione del Coronavirus. Per supportare la popolazione in questa difficile fase, il Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione ha coinvolto diversi attori economici del nostro Paese che hanno messo a disposizione diversi servizi in modo del tutto gratuito per un tempo determinato.

Tutte i servizi gratuiti sono riportati nel sito ufficiale dedicato all’iniziativa Solidarietà Digitale. A seguire ne indichiamo una selezione più strettamente legata all’utenza consumer e ai servizi degli operatori telefonici:

TUTTI I SERVIZI GRATIS CON L’INIZIATIVA SOLIDARIETA’ DIGITALE

FASTWEB

  • dalla seconda metà di marzo saranno disponibili 1 milione di Giga gratuiti da condividere sino all’esaurimento del plafond. Terminato il plafond, i clienti riprenderanno ad utilizzare i dati inclusi nella loro offerta

Come aderire:

  • I clienti non dovranno fare nulla: il plafond dati a disposizione nel loro piano si fermerà e potranno utilizzare il traffico dati condiviso

 

 

ILIAD

  • tutti gli utenti che hanno sottoscritto l’offerta Voce fino all’11 marzo hanno a disposizione gratuitamente 10GB di traffico per navigare su internet e chiamate illimitate verso fissi in più di 60 destinazioni internazionali e verso mobili in USA e Canada

Come aderire:

  • Il servizio si attiva e si disattiva in automatico. Gli utenti interessati verranno contattati tramite SMS

TIM

  • Giga illimitati da mobile per 1 mese per tutti i clienti con un bundle dati attivo
  • Chiamate illimitate da fisso sino ad aprile per tutti i clienti con un profilo voce a consumo

Come aderire:

  • E’ possibile attivare l’offerta per il mobile scaricando l’app My TIM, accedendo alla sezione TIM Party o dalla pagina dedicata
  • Le chiamate illimitate da fisso possono essere attivate chiamando il 187

WIND TRE

  • Dalla seconda metà di marzo saranno disponibili progressivamente per tutti i clienti mobili voce ricaricabili 100 Giga gratuiti per 7 giorni
    • Gli altri utenti interessati verranno informati direttamente con un SMS

VODAFONE

  • Giga illimitati grati per 1 mese agli studenti tra i 14 e i 26 anni
  • Per imprese e partite iva: 1 mese di utilizzo illimitato della connessione dati su tutte le SIM voce

Come si attiva:

  • I Giga illimitati per gli studenti si attivano chiamando il numero 42100. Dopo un mese si disattivano in automatico
  • Offerta imprese/partite iva: attivazione automatica, il mese decorre dalla ricezione dell’SMS di avvenuta attivazione
  • Tutti i giga dell’offerta nazionale sono disponibili anche in roaming fino al 3 aprile, salvo ulteriori proroghe. Iniziativa valida per tutti i profili tariffari, maggiori dettagli sulla pagina ufficiale a questo link.

FILM TV

  • abbonamento trimestrale gratuito alla rivista settimanale Film TV

Come aderire:

  • è necessario scaricare l’app “Film TV rivista” (QUI per Android e QUI per iOS), registrarsi e riscattare il coupon FTV3SOLDIG

IL SAGGIATORE

  • ogni 2 giorni un ebook in regalo distribuito tramite il sito della casa editrice

Come aderire:

ITALIAONLINE

  • 1 anno di Libero Mail Pec da 1 GIGA per chi vive nella zona rossa
    • attivabile dal 9 al 30 marzo QUI

MONDADORI

  • 50.000 abbonamenti gratuiti per 3 mesi ai magazine del gruppo Mondadori. La promozione riguarda le riviste in formato digitale. Si potrà scegliere tra: CasaFacile, Chi, Donna Moderna, Focus, Focus Junior, Focus Storia, GialloZafferano, Grazia, Icon, Icon Design e Tv Sorrisi e Canzoni

Come aderire:

  • Modalità di accesso in fase di aggiornamento al 13/03

REPUBBLICA, LA STAMPA

  • Repubblica: 25.000 abbonamenti gratuiti a La Repubblica versione digitale
  • La Stampa: 25.000 abbonamenti gratuiti a La Stampa versione digitale

Come aderire:

  • Modalità di accesso in fase di aggiornamento al 13/03

RIVISTE DIGITALI GRUPPO CONDE’ NAST

  • Dal 13 marzo, in omaggio per 3 mesi le copie digitali di tutte le riviste del gruppo:
    • Vanity Fair, Vogue, Wired, GQ, La Cucina Italiana, AD, Traveller

Come aderire:

  • Scaricare la copia digitale della rivista rispettive app per Android e iOS, cliccare su “Free Pass”, registrare l’account e inserire i seguenti codici:
    • VF4YOU per Vanity Fair
    • VOGUE4YOU per Vogue
    • WIRED4YOU per Wired
    • GQ4YOU per GQ
    • LCI4YOU per La Cucina Italiana
    • AD4YOU per AD
    • ​TRAVELLER4YOU per Traveller

TRECCANI SCUOLA

  • a disposizione gratuitamente i contenuti e gli strumenti della piattaforma didattica digitale Treccani Scuola

Come aderire:

MYMOVIES

  • 50 film, 5 prime visioni disponibili gratuitamente per 25.000 “posti digitali nelle sale web”
  • valido dal 17 marzo al 5 aprile in occasione della campagna #iorestoacasa
  • link disponibile QUI
  • come funziona: accedere al link di cui sopra, selezionare i film da vedere e prenotare il posto. Gli streaming hanno un orario predefinito

COOPVOCE

  • 100 GIGA in 4G per 30 giorni dalla data di attivazione
  • per attivarla è sufficiente inviare un SMS al 4243688 con il testo “SI 100 GIGA”

INFINITY

  • Infinity, la piattaforma di video streaming on demand del Gruppo Mediaset, offre due mesi gratuiti di prova del servizio. Il catalogo di Infinity comprende: titoli in prima visione e in 4K, film, cartoni e serie per tutta la famiglia.

Come aderire:

  • A partire dal 7 marzo, chi si registrerà su infinitytv.it potrà usufruire del servizio gratuitamente per due mesi.

Non ci rimane che augurarvi buona visione.

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Stamattina il primario del reparto di Cardiologia dott. Giuseppe Caramanno ha diramato un comunicato stampa di precisazione, attraverso il quale ha fatto chiarezza su quanto sta accadendo in queste ore, in questi giorni, proprio nel reparto da lui diretto.

Oltre alla verità, sacrosanta verità, il dott. Caramanno ha anche chiarito alcuni aspetti torbidi che stanno ruotando attorno a questa vicenda. Girano scritti volgarmente anonimi con accuse nei confronti del reparto di Cardiologia, di Emodinamica e persino dell’ospedale intero.

C’è persino chi vuole speculare, in un prossimo futuro, su una eventuale improbabile fortuna di natura economica dovuta al decesso di propri congiunti. Lo schifo nello schifo, la forma più miserabile di sciacallaggio allo stato puro.

Tale circostanza, per fortuna solo per uno sparutissimo gruppo di colleghi, ha consentito l’apertura di un dibattito su whatsApp, i cui contenuti (solo alcuni, per fortuna) fanno anche dimenticare di essere un iscritto ad un nobile Ordine come quello dei Giornalisti.

E Caramanno, lasciato inesorabilmente da solo dai vertici sanitari, ha dovuto in prima persona chiarire anche questi aspetti che, francamente, meritavano ben altri megafoni, come l’Asp di Agrigento, che avrebbe dovuto scendere in campo a gamba tesa per difendere il proprio comparto attualmente “sotto attacco” di vili ed anonimi scritti.

E al dott. Caramanno, unitamente a tutti i suoi colleghi che in questo momento lottano anche contro la morte per tutelare la salute nostra, tocca anche difendersi da questi attacchi che sono peggiori del coronavirus.

L’Asp di Agrigento, invece, questa mattina, è intervenuta con un comunicato stampa “decisivo e straordinario” che riguarda l’apertura di uno sportello e di un numero telefonico a disposizione per avere conforto psicologico per determinati pazienti. Per carità, ci vuole anche quello, ma pensiamo che in questo momento ci siano altre più drammatiche comunicazioni che andrebbero esposte, come ad esempio i casi di positività che riguardano Agrigento (che sembrerebbero essere in aumento). E quelli di tutto il territorio provinciale?

Togliamo la parentesi e chiediamo all’Asp: “Grazie per il supporto psicologico che avete creato stamattina, ma ad Agrigento e provincia i casi positivi al Covid 19 sono aumentati?”

Asp, se ci sei batti un colpo.