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E’ biondo, giovane e bello.
E come se non bastasse, è anche maledettamente bravo.
Tom Odell 27enne cantautore inglese, incanta le platee di mezza Europa, cantando nelle sale da musica, ed (in)cantando mentre racconta l’amore … ma a modo suo. Sì, perché la cosa che stupisce è che questo giovane artista, ha già capito tutto, ha compreso bene come raccontare quel che aveva da dire, attraverso il suo affascinante modo di fare musica.

La sua tournée durerà per mesi, fino alla prossima primavera, quando dopo essere stato in molte nazioni europee, sbarcherà nelle Americhe, portandosi dietro tutto il suo appeal, oltre al suo pianoforte e a quei musicisti che lo accompagnano e che gli permettono di rendere quel concerto, un vero e proprio show.

Alla Usher Hall di Edimburgo, la sera del 18 ottobre scorso, ho provato a mimetizzarmi tra quei giovani, entusiasti di essere in quel preciso momento, in quel preciso luogo. Ovviamente, non ci sono riuscita e ho lasciato che quei ragazzi, di tutte le nazionalità si domandassero cosa ci facessi lì, perché di quel palco allestito a regola d’arte io guardassi dettagli che a loro non interessavano, perché applaudissi a cose diverse rispetto a quelle che entusiasmava loro e perché a volte chiudessi gli occhi, anche se davanti a noi c’era l’apoteosi dell’effetto scenico.

Prima di ogni altra cosa, Tom Odell è un eccellente musicista, capace di spaziare dalla musica classica – di cui ha dato sfoggio durante il concerto – al rock più puro, ricordando, semmai qualcuno possa dimenticarlo, che l’Inghilterra sforna da sempre artisti di calibro, destinati ad entrare nella storia della musica. Possiede una meravigliosa presenza scenica Tom Odell ed è divo, forse ancora senza volerlo. Su quel palco si diverte, da quel palco interagisce con il suo pubblico, dialoga musicalmente con i suoi musicisti e mostra, sfacciatamente, un’ intesa con il batterista che sembra essere perfettamente in grado di assecondare ogni dettaglio degli arrangiamenti che Tom realizza, suona, regala.

E’ un tripudio di musica ben suonata, di effetti scenici degni di un vero artista. C’è l’utilizzo della tecnologia nelle esecuzioni di chitarra e basso, ma c’è anche un pianoforte a coda che Tom Odell suona come se farlo, appagasse ogni suo bisogno, per poi salirci di sopra nei momenti clou della serata.

La voce del cantautore inglese è leggera, delicata e calda, a volte prorompente, impregnata di soul e di guizzi di vivacità. Ha una perfetta padronanza del mezzo fonatorio e utilizza il falsetto senza sbavature. Modula l’armonia utilizzando i piano e i forte come se disegnasse il contorno ai testi.

Ecco … i testi. La cosa sorprendente dei testi di Tom Odell è che raccontano l’amore ma mai in maniera stucchevole, mai in maniera scontata. E se si pensa che ha solo 27 anni, allora si fa presto a comprenderne la maturità artistica e vien voglia di scoprire cosa sarà quel cantante tra una decina d’anni, quando di strada ne avrà fatta tanta e sarà forse, consapevole di tutto il bello che in questa stagione della sua vita, sta seminando nell’attenzione dei suoi fans e in chi si imbatte nella sua musica per caso, per poi innamorarsi del suo carisma e delle sue canzoni. Per Tom Odell si può amare anche senza essere ricambiati, si può non riuscire ad andar via dalla vita di chi si ama, o desiderare così tanto di avere vicino qualcuno, che l’unico desidero è poter invecchiare insieme a quel qualcuno. Tom Odell con i suoi testi insegna che si può imparare ad amare, con tutte le conseguenze del caso. Parla di brividi d’amore, di passioni a volte incomprese e sempre sull’orlo di un collasso emozionale. E poi parla di sé, anche, nelle sue canzoni, di quei brevi frammenti di vita vissuta che per osmosi finiscono nell’attenzione di quel suo pubblico al quale racconta anche di come e quando ha scritto alcune canzoni, quel che accade quando basta un suono che proviene da una finestra lasciata aperta, per ispirare una nuovo pezzo. Scrive le canzoni come a voler aggiustare qualcosa che si è rotto e questo, diventa arte, nelle sue mani e nella sua voce. Il suo songwriting è istintivo, è passionale.

Durante la performance suona in piedi, lancia via il sellino del pianoforte, scende tra il pubblico. Cosa da divo, ma con classe.

E’ capace di passare da “Imagine” ad un suo pezzo con la versatilità di chi non solo conosce bene la musica, ma possiede l’intenzione giusta per scavalcare la convenzione, contaminando un genere con l’originalità che gli appartiene.

I suoi musicisti sono di grande caratura, ma non sarebbe potuto essere altrimenti. La loro bravura non si evince solo nell’evoluzione delle parti solistiche ma anche nella capacità – che non sempre si riscontra – di saper essere a disposizione del leader. Bello il loop del basso campionato, delle svisate della chitarra che “sporcano” il pop contaminandolo di blues, rendendo maturo il piano-playing e costruendo un mood empatico e soul, che poi si mischia a quei cori raffinati che gli stessi musicisti realizzano con estrema versatilità.

La batteria è prorompente, è accattivante è dinamica e capace di disegnare il controtempo che è sinonimo di respiro. In quel respiro, Tom Odell può realizzare ogni suo desiderio.

Ho provato a capire se Tom Odell mi ricordasse qualcuno, e la cosa bella è che seppur qualcuno avrà accostato la sua voce, il suo songwriting e le sue sonorità ad artisti come Nutini, Sheeran o Blunt – dei quali è facile apprezzarne la bravura – io ci ho sentito invece una rigorosa unicità, non solo nel dettaglio vocale ma anche nella impeccabile capacità di suonare e cantare come se la prima attività fosse intimamente la condizione ideale per esprimere tutto il suo mondo, e come se riuscisse a mantenere in equilibrio funambolico, la sua sensibilità di contenuti.

Maestose armonie nell’aria, tradizione brit-pop, un’intima immagine cantautorale e poi l’effetto rockeggiante in dosi ben distribute.

Gli inglesi non sono di grandi slanci, eppure tutte quelle persone contente nella Usher Hall di Edimburgo, hanno trovato il loro personalissimo posto ideale, nel proprio pezzo preferito. Qualcuno si è lasciato andare alla commozione, le ragazze si lasciavano andare alla loro passione per quel divo biondo e gli applausi a scena aperta hanno sottolineato  il successo di quella performance impeccabile e travolgente, che si è dipanata in oltre 2 ore di musica ben fatta.

Che musica avrà ascoltato, a chi si sarà ispirato Tom Odell, quali i suoi maestri? Elton Jhon, Bruce Springsteen, Bob Dylan, Tom Waits. Mi è tutto chiaro. Ha saputo ascoltare, Tom, prima ancora di mettersi alla prova e scoprire di essere bravo, a modo suo.

Run“, “Hold me“, “Can’t pretend“, la splendida “Another love“, “I know” e tante altre, tutte così belle che sembrava un peccato, finissero così presto.

Andando via erano in tanti a canticchiare però il pezzo che Tom Odell non ha fatto, “Il you wanna love somebody“; forse per strategia, perché in fondo è il singolo di quel suo nuovo album, che farà ancora tanto parlare di lui.

Come sono perfetti gli inglesi.
Impeccabili in tutto.
Anche nel servirti una serata di emozioni.

 

Simona Stammelluti