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Al peggio non c’è mai limite. La situazione sta sfuggendo di mano, ma per davvero. Il Codadons denuncia il Prof. Roberto Burioni, chiede che venga aperto un fascicolo disciplinare su di lui  e per lui chiede anche la radiazione dall’albo. Perché?

Perché i cittadini non ne possono più “delle sue uscite pesanti e contrarie a qualunque confronto”, dice il comunicato.

Burioni  si è solo permesso di sfidare Salvini, chiedendogli semplicemente quali sarebbero secondo lui i 10 vaccini inutili, così come dal Ministro espresso in una diretta su RadioStudio54. Forse è anche questo, un perché?

Il pensiero più e più volte espresso dall’immunologo è semplicemente che “Con la salute non si scherza e questo è davvero un modo strano di star dalla parte dei cittadini“.

Già Roberto Saviano qualche giorno fa, aveva sfidato, se così si può dire, su vicende altrettanto delicate il neo ministro dell’Interno, che a questo punto, si sente così importante da potersi esprimere ben oltre le sue competenze conferitegli dall’incarico, adentrandosi in argomenti che non sembrerebbero essere alla sua portata. A che titolo e con che titolo, si esprime su vaccini, tanto da definirli inutili? Era lecita allora la domanda di Burioni: “Ci dica almeno quali sono i 10 vaccini inutili e pericolosi“.

Nel frattempo il sottosegretario Gaetti incontra al Viminale una delegazione di “genitori no-vax” capitanato da Dario Miedico, ex medico radiato dall’ordine di Milano a maggio scorso con l’accusa di avere posizioni no-vax. Nessun imbarazzo per Gaetti che dichiara essere stato un incontro privato con persone che conosce da oltre 15 anni, nel quale i presenti hanno ringraziato il sottosegretario per la sua “apertura mentale”. Ossia? Per la sua personale posizione a favore dei no-vax? Ma se fosse stato davvero un incontro informale e privato, perché non si sono visti al bar, anziché al Viminale per parlare di vaccini senza però la presenza del ministro della salute Ilaria Grillo?

Ed intanto mentre il Prof. Burioni finisce nel mirino del Codacons – a mio avviso ingiustamente – sui social si scatena l’inferno. Che poi, la domanda è semplice: Vi fareste curare da uno che fino all’altro giorno vendeva pop corn, o salireste su un aereo pilotato da chi fino a ieri faceva il macellaio? Non penso. E allora perché chi non è medico, non si è mai occupato di immunologia e virologia, e dunque non ha competenze in campo, deve parlare di vaccini, per conto di un intero paese?

Solidarietà al Prof. Burioni, non fosse altro che per il fatto che sia un professionista che parla in base a ciò che sa, che ha l’umiltà e l’entusiasmo di continuare a studiare e a fare ricerca, proprio in questo tempo di pericolose bugie, somministrate a piccole dosi agli italiani che sembrano incapaci, a volte, di verificare le fonti di alcune notizie, fonti estremamente importanti, oggi più che mai.

E se un tempo bastava dire “non lo so” per ricevere le giuste risposte e per finire nella categoria degli ignoranti perché si ignorano tante cose, e può accadere di “non sapere”, oggi si finisce paradossalmente per essere coloro che non solo non sanno, ma che hanno anche la presunzione di spiegare agli altri.

E’ il risvolto di quella “coperta troppo corta” che è la libertà di parola, che si inserisce in un meccanismo fintamente culturale dove sembrano tutti convinti che una buona connessione wi-fi possa sostituirsi ad anni ed anni di studi e sacrifici e di ricerche e di capacità, che vanno ben oltre un ruolo.

La frase “ognuno ha diritto di dire la sua” ha bisogno di essere messa a punto,  altrimenti l’accesso alle fonti – senza manco verificarne la concretezza – diventa l’accesso al marasma in cui chi non sa, parla spesso per sentito dire, ed infetta, ed è proprio il caso di dirlo, chi ancora non sa, e che nella confusione globale, segue il gregge perché come sempre, essere la voce fuori dal coro costa …costa fatica, studio e competenza.

C’è una “nuova ignoranza” che è divenuta saccenza (e per quella no, non c’è nessun vaccino), che ostenta erudizione inesistente o – peggio ancora – informazioni sbagliate. E non ci lamentiamo delle fake news quando basta scrivere un post superficiale sui vaccini, seguendo questa o quella moda, senza aver verificato fonti, senza acculturarsi leggendo libri, e non risultati frettolosi dei motori di ricerca, ci mette nel meccanismo del “Non so perché ma c’ho ragione”.

 

Simona Stammelluti