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di Claudia Badalamenti

È sempre noioso dover ricorrere alle puntualizzazioni, noioso come quando si è costretti a riprendere continuamente un bambino che dopo ripetute lezioni, non sa ancora fare i compiti; la cosa diventa addirittura odiosa, quando si è costretti a farlo con un adulto e per di più, un adulto a cui è stato dato un peso specifico.

Dopo l’ultima grande polemica suscitata dalle tristi dichiarazioni del direttore Vittorio Feltri, circa l’inferiorità dei meridionali, come spesso accade, è facile imbattersi in altre perle di saggezza del “bergamotto dagli zigomi rossi” che spara contro tutti i bersagli possibili perché per contratto e per portare a casa la pagnotta, deve pur scrivere qualcosa.

In questo momento, inveire contro il povero Feltri, visti i guai che sta passando, (vedi provvedimenti disciplinari, denunce e petizioni per la radiazione dall’albo dei giornalisti), oltre ad una popolarità pari allo zero, sarebbe come sparare sulla croce rossa se si trattasse di un altro individuo, ma con lui no, non si può !

In uno dei suoi articoli circa il compenso delle donne lavoratrici scrive “Le donne guadagnano meno, ma il motivo è che hanno figli e facendo figli si devono assentare dal lavoro e siccome quando si assentano dal lavoro non prendono soldi, allora è normale che guadagnino meno. Fare figli non è un obbligo ma un hobby, come coltivare patate, per questo le donne matrone che sfornano figli non possono pretendere, se fanno bambini, di essere retribuite come gli uomini che fanno lavori veri, né tantomeno chiedere uno stipendio se vogliono fare le casalinghe”.

Sui veli pietosi che infarciscono queste frasi non ci sono dubbi, pubblicate sul giornale Libero, ma il fatto che si chiami così, non vuol dire che uno è libero di sparare questo genere di cavolate (eufemismo), perché per far questo non occorre essere direttore di un giornale, strapagato , basta solo essere ignoranti, li dove ignorante sta per “colui che ignora”.

E allora, visto che io sono fieramente donna, madre e lavoratrice e visto che Lei , nonostante gli studi e gli sforzi scrive ancora come un bambino di terza elementare (serale), posso permettermi di istruirla (che poi non è così tanto lusso…) in modo che non commetta più queste bassezze che di certo non rendono onore non solo ad una intera categoria, ma anche a quella apicale nella quale vengono classificati i direttori (mi scusi se lo scrivo minuscolo).

Se la sua onorevole madre non fosse stata una “fattrice” per hobby, il Vittorino settebellezze non avrebbe visto la luce e sicuramente in questo momento apparterrebbe a quell’utopistico mondo dell’iperuranio.

Dovremmo bacchettare Donna Adele per la scelleratezza di averle dato un posto tra i mortali, relegandola anche alla possibilità che avrebbe potuto non venire bene, avendo lacune che, altrimenti, in un’altra realtà immortale probabilmente non avrebbe avuto. Anche di questo però, non siamo certi.

Potrei fare una prosopopea sulla donna, dire  quante  e quali battaglie è stata costretta a combattere per il suo sacrosanto diritto di essere riconosciuta in egual misura degli uomini in questa società, che purtroppo ancora, di femminile ha solo il nome; potrei farle notare le capacità multitasking di svolgere contemporaneamente il compito di madre, donna, insegnante, economista, lavoratrice, casalinga, infermiera, cuoca, compagna, psicologa, educatrice, amica e persino amante ed avere ancora voglia nell’arco di una giornata di fare sport, dedicarsi all’arte, alla cultura, alla lettura, allo studio ed altre mille cose tutte insieme; potrei farle notare che le donne non fanno figli per hobby come coltivare patate, ma i figli spesso sono frutto di un atto d’amore e nel caso non fosse così, i figli nati da stupri o gravidanze non desiderate, saranno una volta nati, loro stessi un atto d’amore; potrei ancora insegnarle che le donne non si assentano dal lavoro perché hanno figli, ma per problemi che potrebbero avere o dare questi ultimi e che poi, devono recuperare con gli interessi; potrei ancora  dirle di come sia entrato nel vocabolario della nostra giurisprudenza una nuova parola per un reato antico come il mondo ma riconosciuto solo da poco: femminicidio; potrei farle notare con quanta eleganza e dignità le donne sono costrette a sentire persone che come lei, vivono la propria mascolinità come un diritto di nascita; potrei farle notare ancora che le donne non guadagnano di meno perché non fanno lavori veri come gli uomini, ma perché ancora oggi vivono la disparità di genere,  che è la vergogna patrimonio dell’umanità.

Potrei ancora dirle tante cose “magnifico” direttore, ma in questo momento me ne viene in mente solo una: nonostante la sua tenera età continui a studiare, perché il suo patrimonio culturale viene pericolosamente attaccato da profonde lacune che ancora oggi non sono in grado di contrastare l’ignoranza.