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Le stragi mafiose del ’92, hanno ancora dei lati oscuri, verità nascoste e colpevoli – impuniti – da condannare.
In nome della giustizia sociale, per la ricerca di verità, per la tutela dei diritti, per una memoria viva e condivisa,  dopo oltre 27 anni dalle stragi di Capaci e di via d’Amelio, oggi prende il via al processo d’Appello Borsellino quater, che si è celebrato davanti la corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta.
I pg Lia Sava e Antonino Patti, in nome della procura generale, hanno iniziato una requisitoria, un fiume in piena, parole secche e chiare – loro erano pronti ad affrontare uno dei compiti più ardui. La loro, in nome e per conto del popolo Italiano, è la ricerca della verità, di ciò che accadde veramente in quella strage.
Le dichiarazioni, del collaboratore Gaspare Spatuzza, hanno consentito di riaprire le indagini della strage di via d’Amelio.
I pg Sava e Patti, hanno versato agli atti del processo, una nuova e copiosa documentazione che avvalorerebbe l’impianto accusatorio.
I boss Vittorio Tutino e Salvatore Madonia (già condannati all’ergastolo in primo grado), difesi dall’avvocato Flavio Sinatra, hanno chiesto un rinvio per esaminare i nuovi atti, rinvio che è stato accolto a martedì venturo.
Nello stesso processo, oltre a Tutino e Madonia, siedono sul banco degli imputati Francesco Andriotta, Calogero Pulci e Vincenzo Scarantino, quest’ultimi da prima pentiti per poi scoprirsi come dei falsi. Andriotta e Pulci sono stati condannati a 10 anni per calunnia.

È intenzione della procura generale chiedere la conferma di tutte le condanne, perché la ricerca della verità non si è mai fermata.

In via d’Amelio, il 19 luglio 1992, persero la vita, in un attentato di stampo mafioso il giudice Paolo Borsellino, e gli uomini della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

E il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell’ anniversario della strage di Capaci, ha inviato un messaggio e, tra l’altro, ha scritto : “Un assassinio, a un tempo, che ha segnato la morte di valorosi servitori dello Stato, e l’avvio di una riscossa morale, l’apertura di un nuovo orizzonte di impegno grazie a ciò che si è mosso nel Paese a partire da Palermo e dalla Sicilia, grazie alla risposta di uomini delle istituzioni, grazie al protagonismo di associazioni, di giovani, di appassionati educatori e testimoni”.
E la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, Piero Grasso, già giudice a latere al maxi processo di Palermo negli anni 80, intervenendo a Palermo nella stessa aula bunker dell’ Ucciardone dove fu celebrato il maxi processo, tra l’altro ha affermato : “La sentenza definitiva del maxiprocesso è un monumento giuridico e storico che ha dato la prova incontrovertibile dell’esistenza della mafia, delle sue regole perverse, dei suoi rapporti con la politica e l’economia”.

La Corte d’Assise di Caltanissetta ascolterà il neo pentito Cosimo D’Amato e il già collaboratore della giustizia, Gioacchino La Barbera, in occasione del nuovo processo per la strage di Capaci in cui sono imputati di strage Salvo Madonia, Vittorio Tutino, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo e Lorenzo Tinnirello. D’Amato e La Barbera saranno ascoltati in trasferta il 29 e il 30 ottobre nell’aula bunker di Firenze. E’ stata accolta dunque la richiesta del pubblico ministero, Stefano Luciani, di audizione del pescatore Cosimo D’Amato, che ha fornito ai magistrati ulteriori indicazioni sul reperimento dell’esplosivo utilizzato a Capaci. L’ ascolto di La Barbera invece è stato chiesto dalla difesa, allorché La Barbera in una recente intervista alla stampa si è riferito, per la prima volta, al coinvolgimento di persone esterne a Cosa nostra nella strage di Capaci.

Il pescatore palermitano Cosimo D’Amato, già condannato in abbreviato a 30 anni di carcere per la strage di Capaci, collabora con la giustizia. La circostanza è emersa oggi nell’ ambito del nuovo processo per la strage in cui morirono il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti di scorta della polizia di Stato. A Caltanissetta, in Corte d’Assise, il pubblico ministero della Dda, Stefano Luciani, ha chiesto l’audizione di Cosimo D’Amato. Sotto processo, con l’accusa di strage, vi sono i mafiosi Salvo Madonia e Vittorio Tutino, insieme a Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello. Cosimo D’Amato è l’uomo che avrebbe aiutato i componenti della cosca mafiosa di Brancaccio a ricavare l’esplosivo da alcune bombe della seconda guerra mondiale ripescate in fondo al mare di Palermo. Il processo d’Appello in abbreviato, in cui sono imputati anche Giuseppe Barranca e Cristofaro Cannella, condannati all’ergastolo in primo grado, inizierà il prossimo 14 ottobre.

Il Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Caltanissetta ha rinviato a giudizio i boss Salvino Madonia, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino e Lorenzo Tinnirello, imputati della strage di Capaci, tra porto e detenzione di esplosivo e danneggiamento aggravati dalla finalità terroristica. La prima udienza è in calendario il prossimo 23 maggio, giorno anniversario della strage, innanzi alla Corte d’Assise di Caltanissetta. Saranno invece giudicati in abbreviato, prima udienza il 18 aprile, gli altri 4 imputati, il pentito Gaspare Spatuzza, Giuseppe Barranca, Cristoforo Cannella e Cosimo D’Amato. L’inchiesta è frutto delle dichiarazioni di Spatuzza che si è auto – accusato dell’attentato.
fonte teleacras

Gaspare Spatuzza, Giuseppe Barranca, Cristoforo Cannella e Cosimo D’Amato saranno processati in abbreviato. Prima udienza il 16 aprile. Gli altri 5 saranno invece giudicati in ordinario se il Giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Caltanissetta rinvierà a giudizio Cosimo Lo Nigro, Salvatore Madonia, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino e Lorenzo Tinnirello. E’ l’inchiesta sulla strage di Capaci frutto delle dichiarazioni di Spatuzza, il pentito che ha scardinato anche l’ inchiesta sulla strage di Via D’Amelio, annullando 8 ergastoli in Cassazione. A Caltanissetta, oltre ai familiari delle vittime, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Di Cillo e le persone ferite nell’attentato, si sono costituiti parte civile la presidenza del Consiglio dei Ministri, la Provincia e il Comune di Palermo, la Regione siciliana, l’Anas, il Comune di Capaci, e il centro Pio La Torre. E poi i ministeri della Giustizia e dell’ Interno, presieduto da Angelino Alfano, appena scosso dalle dichiarazioni del pentito Luigi Rizza, secondo cui nel 2009 un summit di Cosa nostra, a cui partecipò anche Messina Denaro, sentenziò la sua morte perché colpevole, da ministro della Giustizia, dell’ inasprimento dei 41 bis. E poi il progetto di attentato fu archiviato dall’esplosione di altre bombe mafiose, a Reggio Calabria, nel 2010. L’udienza preliminare su Capaci è stata introdotta dal procuratore di Caltanissetta. Sergio Lari ha ribadito che non vi sono elementi che inducano ad ipotizzare la presenza di soggetti esterni a Cosa nostra nella fase organizzativa della strage. 7 esponenti del clan di Brancaccio si sarebbero impegnati nelle operazioni di recupero del tritolo in mare, tramite il pescatore Cosimo D’Amato, e poi nella lavorazione dell’esplosivo mortale. Poi, Salvuccio Madonia, boss di Resuttana, avrebbe partecipato alle riunioni a cavallo tra 91 e 92 in cui Cosa nostra tracciò la strategia stragista e l’uccisione di Falcone. Salvino Madonia, assassino di Libero Grassi, poi si sposò in carcere il 23 maggio del 1992, il giorno della strage di Capaci. E tra i mafiosi si sarebbe commentato così : ‘’è il regalo di nozze per Salvino ‘’.

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Le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, ed anche di Fabio Tranchina, hanno provocato non solo la revisione del processo per la strage di Via D’Amelio e l’annullamento di 8 ergastoli definitivi ma anche un nuovo processo per la strage di Capaci. La Procura di Caltanissetta ha infatti inviato 9 avvisi di conclusione delle indagini preliminari oltre a Spatuzza anche a Salvino Madonia, Giuseppe Barranca, Cristofaro Cannella, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino, Lorenzo Tinnirello e Cosimo D’Amato. La Procura di Caltanissetta ritiene che l’ attentato contro Giovanni Falcone, ordinato da Totò Riina e dai vertici della Cupola, non intese solo uccidere Falcone ma anche attaccare lo Stato. Alla stessa strategia criminale è ricondotta la strage di via D’Amelio. I boss decisero di spargere terrore per indurre lo Stato ad attenuare la pressione investigativa e ad avviare un canale di trattativa.

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