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Il governatore della Calabria Jole Santelli avrebbe compiuto 52 anni il prossimo dicembre.
Ma questa mattina, probabilmente debilitata dalla malattia che da tempo la teneva in ostaggio, ha avuto un arresto cardiocircolatorio.
È morta nella sua casa di  Cosenza, dopo che le sue condizioni di salute si erano evidentemente aggravate, proprio nelle ultime ore.
La notizia, rimbalzata nelle prime ore del mattino è stata poi confermata poco fa dal sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto e da persone a lei vicine.

Ieri la presidente Santelli – prima donna a governare la Calabria – era in Regione per assolvere i suoi doveri ed impegni istituzionali.

Sempre tutto all’ordine del giorno.
E mentre si cerca con un lanternino la notizia di buona sanità come se dovesse fare notizia un sistema che funzioni, anziché essere la regola, nella vicina Calabria si consuma l’ennesimo caso di malasanità che non si manifesta solo quando qualcuno muore, o subisce un danno invalidante  o irreversibile dentro o a causa di una struttura sanitaria, ma anche quando la superficialità si fa manifesta, in un giorno di ordinarietà.

E così in una famosa clinica cosentina, convenzionata con il Sistema Sanitario Nazionale,  vengono spostati interventi chirurgici senza che i pazienti vengano avvisati, e davanti all’errore evidente si gioca fin troppo a “scarica barile”. Nessuno sa niente, “è così e basta” e se provi a chiedere perché mai una prestazione che al cittadino spetta non venga somministrata nel giorno e all’ora dovuta, allora si è presi di mira e a parolacce.

E’ una realtà fin troppo conclamata, che è la spia di un sistema malato, moribondo, quasi in decomposizione. Un sistema nel quale ogni giorno ci sono disguidi ma nessuna ha più la forza o il coraggio di denunciare. “E che possiamo fare?” – dicono gli utenti che alle 10 del mattino attendono ancora un prelievo del sangue. Ormai tutti zitti, muti e rassegnati, che soccombono alla formula, “o così o niente”.

E non c’entra nulla il periodo Covid, perché  queste storie di vita vissuta si perpetrano da anni, forse dovremmo dire da decenni, ventenni. E nelle strutture pubbliche? Tempi di attesa di 5 mesi per una gastroscopia o per un piccolo intervento in anestesia locale. Sempre che non si perdano le cartelle cliniche come ci ha raccontato una donna che nel nosocomio cosentino si è sottoposta a isteroscopia, senza mai aver ricevuto un documento pubblico che le spettava di diritto.

Perché allora queste cose non si denunciano nelle sedi appropriate?
Perché il comune cittadino non si indigna e subisce tutti i santi giorni le angheria che spettano a chi non è “l’amico dell’amico”?
Forse perché si temono ripercussioni per sé o per i propri cari?

In Italia lo stato di diritto è stato sostituito da una dittatura burocratica bieca e ottusa, così come buona parte dei suoi componenti che in quanto tali, si sentono intoccabili nella loro arroganza e tracotanza.

E allora vista la realtà in cui versiamo,  viene da pensare a cosa realmente sia accaduto in quegli ospedali dei quali i Tg riportano la notizia che questo o quel medico o infermiere che sia, viene malmenato, in preda alla disperazione dal cittadino esasperato dal sistema fatiscente.

E intanto ci sono coloro che siedono a scrivanie sentendosi intoccabili, tanto non accade nulla e semmai accadesse che qualcuno minacci denunce, alla fine sarà solo un caso tra milioni di casi di malasanità che restano sospesi in giorni di assoluta ordinarietà.

Ho intervistato a Siderno la Sig.ra Donatella Catalano, mamma di Gianluca Congiusta, il giovane imprenditore calabrese morto nella locride per mano di ‘Ndrangheta il 24 maggio del 2005. 

Il servizio che potete vedere qui di seguito ricostruisce tutte le fasi di una battaglia, che ancora aspetta il suo finale, l’unico possible, quello che contempla la giustizia.

Simona Stammelluti 

 

IN MERITO ALLA QUESTIONE DELLA STUDENTESSA POSITIVA AL COVID, RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO 


30 settembre 2020 –
Il Dirigente del Liceo Classico ‘Telesio’ di Cosenza, ing. Antonio Iaconianni, aggiornato circa il caso sospetto di SarsCovid2 che riguarda uno studente frequentante la scuola, nel confermarne la positività e manifestare tutta la vicinanza a lei ed alla famiglia, ha altresì comunicato che gli altri studenti che si sono sottoposti al tampone rinofaringeo per la diagnosi di SarsCov2, sono risultati tutti negativi ed ha dichiarato: «Mi preme tranquillizzare l’utenza ed il personale dell’istituzione scolastica, sul fatto che abbiamo sin da subito messo in pratica tutto quanto prescritto per questi casi. Seguiremo ovviamente l’evolversi della vicenda con molta attenzione, e rivolgo un accorato appello  alle famiglie, agli studenti ed alle autorità preposte perché si proceda in un’ottica di massima collaborazione, in un momento che non è affatto semplice. Ognuno di noi, oggi più che mai, è chiamato a fare la propria parte con comportamenti quotidiani improntati alla prevenzione ed al rispetto di noi stessi e degli altri. Raccomando – ha continuato il Preside – agli studenti che mettano in pratica gli stessi comportamenti virtuosi che hanno a scuola anche a casa ed all’esterno, e su questo chiedo la massima collaborazione anche alle famiglie. Chiedo, inoltre, alle autorità preposte una vigilanza attenta e costante, con controlli ed eventualmente anche con sanzioni: serve la collaborazione da parte di tutti.

Devo, però, – ha concluso Iaconianni – al fine di evitare un triste, ma prevedibile, rincorrersi di fake news sulla vicenda, chiarire in maniera ufficiale che: 1. la studentessa non è mai stata in presenza nei locali scolastici. Solo giorno 26 c.m. dalle ore 9 alle ore 10,15 è stato presente in auditorium: una struttura che ha circa 800 posti e che per l’occasione era occupata da soli 140 alunni, che indossavano mascherine ed erano distanziati secondo i protocolli di sicurezza. 2. La classe è in quarantena ed al termine ogni studente ripeterà il tampone. 3. La nostra scuola oggi è un luogo sicuro dove si segue scrupolosamente ogni regola in materia di prevenzione e contenimento del contagio. 4. Da oggi sarà mia premura informare periodicamente, con comunicati stampa, il territorio e l’utenza circa l’evolversi della situazione, invitando gli organi di stampa a seguire come unica fonte che riguarda la vita del Liceo ‘Telesio’ i nostri comunicati ufficiali, per fuggire il rischio di divulgare notizie infondate che non fanno bene e che alimentano solo il panico tra la popolazione». #iovadoaltelesio  #unascuolameravigliosa

L’arrivo in Calabria dei 70 pakistani dei quali 26 sono risultati positivi, ha avuto un altro risvolto, decimando il reparto della sicurezza, considerato che 25 poliziotti del cammissariato di Siderno sono risultati positivi al covid e si trovano in questo momento in isolamento, compreso il dirigente Antonino Cannarella.

Sono loro i poliziotti chiamati ad effettuare i controlli e il riconoscimento dei migranti, prima ancora che si conoscesse l’esito dei tamponi effettuati. Il problema è adesso da risolvere considerato il fatto che l’organico del commissariato risulta insufficiente, visto che era già carente e le problematiche da affrontare in questo periodo sono tante, forse troppe in questa estate che si preannuncia lunga e faticosa.

I contagiati al momento risultano essere circa 60, ossia tutti coloro che si sono occupati delle operazioni di sbarco e di soccorso. Parliamo dei Carabinieri di Roccella, del gruppo elisoccorso, i finanzieri della squadriglia aeronavale, i Vigili Urbani, il presidente della protezione civile, oltre ai volontari che hanno trascorso la notte nel palazzetto dello sport adibito a ricovero dei migranti.

A tutto questo va aggiunto che si temono altri sbarchi, di quelli considerati invisibili per il Viminale.

La guardia di Finanza arresta Domenico Lucano, elogiato da molti per il suo modello di accoglienza dei migranti.

E’ al momento agli arresti domiciliari, il sindaco della cittadina di Riace, nel reggino, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed illeciti nell’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. E’ stato il Gip del tribunale di Locri ad emettere l’ordinanza di custodia cautelare.

L’arresto è l’epilogo di una lunga ed  approfondita indagine svolta in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al comune di Riace, per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico.

Nel comunicato della Procura della Repubblica si legge come durante le indagini, Lucano aveva organizzato “matrimoni di convenienza” tra cittadini italiani e donne straniere, per consentire la permanenza di queste ultime sul territorio.

Le prove raccolte hanno permesso di dimostrare come il sindaco e la sua compagna, avessero architettato degli espedienti criminosi, semplici ed efficaci, volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia.

Fondamentali per l’inchiesta anche le intercettazioni che coinvolgono il sindaco. L’inchiesta della Guardia di Finanza, aveva proprio l’obiettivo di verificare l’utilizzo dei fondi dati al comune per la gestione dell’accoglienza, portando alla luce diffuse e gravi irregolarità sulla gestione dei fondi pubblici.

Nei prossimi giorni – come si legge nel comunicato – la Procura procederà ad “approfondire ogni opportuno aspetto” in merito alla vicenda.

L’esperienza dell’accoglienza di Riace, in Calabria, è stata raccolta e raccontata nei mesi scorsi anche da testate giornalistiche internazionali. Era nato il cosiddetto “modello Riace”. Ad oggi, a Riace, vivono centinaia di rifugiati, attraverso il progetto Sprar, attorno al quale sono nati anche posti di lavoro che avevano riqualificato un paesino che era praticamente semideserto. Hanno riaperto ristoranti, sono sorti asili e orti botanici.

Ma negli ultimi tempi, vi è stato anche uno scontro con il ministero degli Interni, che aveva bloccato i finanziamenti destinati ai progetti di accoglienza di Riace, in base a problemi nella rendicontazione degli stessi finanziamenti.

Lucano era finito nel registro degli indagati, lo scorso novembre per truffa, concussione e abuso d’ufficio.

Ecco perché forse, quel famoso film “tutto il mondo è paese” realizzato dalla Rai con Beppe Fiorello, non andò mai in onda.

 

 

 

 

Sisma è la parola più “googlata” degli ultimi tre mesi. A seguire troviamo terremoto, geologo, terra che trema. Nelle ricerche che si effettuano sul web non ci sono paura, cosa sarà, cosa aspettarsi, quando finirà, ma sono sicuramente i tormenti che ci tengono svegli, non solo se si vive nei luoghi già colpiti dal sisma, ma anche se si vive – per destino o per scelta – in uno dei borghi più a rischio d’Italia.

Il tormento e la paura non riguarda solo il quando arriverà in quei luoghi a rischio un nuovo sisma, ma cosa ne sarà delle nostre case, perché quasi mai ci si domanda cosa abbiano utilizzato per costruirle, le nostre case, o se chi le ha costruite ha tenuto in considerazione che un territorio sismicamente a rischio, imporrebbe una sorta di rigore, nell’edificare, oltre ad una responsabilità che a questo punto, diventa indispensabile, oltre che etica.

Vivo in Calabria. Tanto si potrebbe dire su questa terra, che spesso salta all’attenzione per orrendi fatti di cronaca, o come territorio martoriato dalla malavita e dalla gestione mafiosa di interi territori e delle annesse imprese. Ma è anche una delle terre paesaggisticamente più floride, anche se mai si è pensato di sfruttare al meglio i luoghi, facendo divenire il turismo una delle forze economiche trainanti così come avviene nelle vicine Sicilia e Puglia.

La Calabria è anche una terra ad elevanto rischio sismico, poiché schiacciata dalla grande morsa della placca africana e quella europea. La fragilità delle rocce hanno reso la Calabria una terra “ballerina”, e tanti sono stati i terremoti “catastrofici” che hanno interessato questo pezzo di terra a sud. Valle del Crati,  1183, Reggio e Messina 1908, Calabria meridionale 1783, Calabria centrale 1638, 1905, terremoti del cosentino, 1835, 1854, 1870.

E poi c’è Montalto Uffugo, il posto dove vivo, uno dei borghi più suggestivi della provincia cosentina, che nel corso della storia ha subìto terremoti che l’hanno quasi rasa al suolo. Da quello del 1854 a quello del 1980. Costruita su colli, mostra un bellissimo centro storico, ma anche costruzioni recenti erette su punti alti della città, che potrebbero finire a valle, se un terremoto simile a quello che ha dilaniato in queste ultime ore il centro Italia, facesse tremare la terra di Calabria.

Montalto Uffugo è a pochissimi chilometri dalla purtroppo famosa “faglia di Castrovillari“, della quale i ricercatori ne hanno fatto un candidato primario per un sisma catastrofico, forse proprio perché troppo ferma, da “troppo tempo”. L’hanno chiamato “Big One come lo chiamano i californiani, e “prima o poi ci sarà, è solo una questione di tempo” – dicono gli esperti. Ed intanto la faglia resta ferma, al suo posto, con tutto il potenziale distruttivo che si porta dentro.

E allora la domanda non è solo “quando arriverà”, ma “cosa resterà” di una cittadina costruita sui colli, ad enorme rischio idrogeologico? Cosa resterà del suo centro storico? Come sono state costruite le abitazioni, almeno quelle di nuova generazione? Esiste una consapevolezza dell’amministrazione che governa, sul rischio così prossimo e da tanto atteso, e sulle conseguenze che un sisma di rilievo potrebbe avere sulle abitazioni?

Io me lo domando ogni sera, prima di chiudere gli occhi per domare non solo la stanchezza ma anche la paura. Cosa ne sarà di quei palazzi costruiti sul punto più alto della cittadina? Come è stato concepito e realizzato quel complesso, con quali criteri?

Ormai è chiaro. Non è la terra ad essere nemica, ma la mano dell’uomo che costruisce chiudendo gli occhi, facendo finta che il pericolo non sia così in agguato, che “meglio risparmiare, oggi, tanto domani poi si pensa“.

Se stanotte tremasse la terra, se quel famoso “Big One”, decidesse di scoccare perché è giunta l’ora, forse domani non ci sarebbe che un mucchio di macerie che seppellirebbe non solo l’ennesimo borgo storico, ma anche una comunità che dovrebbe farsi coraggio e domandare, che la paura dovrebbe conservarla per altro e non nel pretendere che vengano verificate le condizioni strutturali delle proprie abitazioni.

La cultura della “convivenza sismica”  potrebbe portare l’Italia, tutta, a non temere più catastrofi, così come avviene in altre parti del mondo, dove il sisma è un compagno di vita, non un nemico in agguato. Costruire ovunque con criteri anti-sismici, è indispensabile, allenando anche la popolazione a comportamenti idonei e non lasciati allo sbaraglio di ciò che fa paura e che per convenienza viene definito “fatalismo”, ma che con la fatalità ha molto poco a che spartire.

Io ho voglia di capire, e non più solo avere paura.
E tu?