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Due domande, nel giorno di ferragosto.
Questo mondo tutto da salvare.
Oggi più che mai ci chiediamo come faremo a risollevare le sorti di un mondo in difficoltà, che vive momenti di crisi profonda, sotto molti punti di vista.
Ed io che di solito valuto altre forme di bellezza, vedi l’arte in tutte le sue forme, sinuose e spesso irresistibili, altre volte di non facile interpretazione, mi sono trovata per una sera a dover decidere insieme ad altri illustri giurati, quale fosse la più bella. Essere giurato a Miss Italia mi mancava, e non nascondo che l’esperienza è stata più impegnativa di quanto si possa comunemente immaginare.
In fondo, basta dire chi, a proprio parere,  sia la più bella.
Ma la più bella rispetto a cosa?
Annullati – a ragion veduta – alcuni parametri che un tempo volevano le Miss non maritate, incastrate, esasperatamente costrette dentro misure standard, oggi la bellezza la valutiamo con qualche dettaglio in più: portamento, espressività, modo di calcare il mondo e non solo la passerella, e poi la cultura, che finalmente non è più solo un dettaglio trascurabile in un concorso di bellezza.
Sì perché sembra essere dentro una nuova era, quella in cui va bene l’esperienza di Miss Italia, va bene questo “gioco” che potrebbe trasformarsi in qualcosa di più, ma alla fine le ragazze – anche più che ventenni – mirano ad un traguardo solido e sono disposte pertanto a studiare, a intraprendere una strada dentro la quale l’esperienza della passerella, sarà stata una bella parentesi estiva.
Ma la bellezza è da considerarsi oggettiva o soggettiva?
Quante diatribe, quante polemiche su qualcosa che dovrebbe essere semplice da individuare.
E se madre natura fa la sua parte, spesso quella bellezza da Dna non basta, eppure spesso premia. Non basta perché la realtà richiede altre doti, e questo accade anche in passerella, ormai non ho dubbi.
E’ bella ma non sorride.
Bella ma cammina male.
Bella …  ma il portamento?
Bella, ma le manca qualcosa.
Ecco dov’è la chiave giusta.
Alla bellezza, non deve mancare nulla.
Come un quadro del Caravaggio, come una foto di Cartier Bresson, come un pezzo di Bill Evans.
Ma all’essere umano non è consentita la bellezza assoluta, come in altre arti. 
E allora quel che manca, può diventare un punto di forza.
Vi chiederete allora come siano andate le cose la sera dell’11 agosto, serata di ripresa delle selezioni della famosa kermesse guidata da Patrizia Mirigliani.
Intanto è giusto specificare che la serata si è svolta nel rispetto delle norme di sicurezza anti-covid.
Una serata amabile, con una bravissima ed impeccabile Larissa Volpentesta, attrice e modella, prestata al ruolo di presentatrice, con Linda Suriano della CarliFashionAgency agente Miss Italia per la Calabria alla co-conduzione, 11 giurati e 17 splendide ragazze tra le quali non era difficile individuare qualche volto adatto per il cinema.
Una serata con un buon ritmo, tre uscite per le ragazze, un piccolo intermezzo musicale e la proclamazione della più bella che risponde al nome di Denise Caligiuri, 28 anni, calabrese doc, di Cirò Marina, vincitrice del titolo Miss Monna Lisa 3.0, che ha tutte le carte in regola per continuare la sua corsa al titolo.
Aveva tutto, per noi che l’abbiamo scelta come prima vincitrice del concorso post covid.
E’ scaltra, mi verrebbe da dire, per “coronare” il giudizio che ha portato alla sua vittoria.
Aveva senza dubbio una marcia in più e poi quel portamento, che diventa un tutt’uno con la bellezza, quella che è dono di nascita, ma come la porti in giro, fa sempre la differenza.
Andando via dal Lido Monna Lisa a Cirella, rientrando a casa, pensavo a come c’è un imponente bisogno di bellezza, di quella bellezza che si nasconde in gesti semplici e autentici come la beneficenza, o della bellezza della solidarietà, della cultura e della capacità di mettere a disposizione della collettività ciò che si ha o che si sa fare. Anche due occhi belli, possono salvare il mondo, quegli occhi che partono da una passerella di provincia e possono diventare opera d’arte, soggetto di un pittore, o dettaglio cinematografico o ispirare uno standard jazz.
O semplicemente convincere un giurato durante una sera d’estate, mentre il mondo va, in cerca di una bellezza che non deluda, almeno finché il sole non scivola nel mare che è bello perché è capace di accogliere anche le tempeste.

 

Simona Stammelluti 

Dr. Domenico Valente

Non ci nascondiamo dietro un dito: la bellezza piace a tutti. Poi però ci sarebbe come sempre da capire cosa sia davvero la bellezza, in che canoni si collochi, e se abbia qualcosa a che fare con la perfezione.

Una cosa è certa: sono sempre di più le donne ma anche gli uomini, che ricorrono alla chirurgia estetica per ritoccare, per migliorare, per avere di più o per togliere qualcosa che proprio non si vuole più, sia essa una ruga, una gobba sul naso, la cellulite sulle cosce, un neo fuori moda. E fin qui non c’è nulla di male, perché il provare a sentirsi meglio, a proprio agio con se stessi, con gli anni che passano e con quei segni nei quali una mattina ci si sveglia, e non ci si riconosce più, nel terzo millennio è molto più che una chance.

E se sempre più persone ricorrono alla chirurgia estetica, è vero anche che ci sono in giro sempre più specialisti o finti tali; ed è qui che si innesca il primo problema in assoluto, ossia scegliere a chi affidarsi, considerato che può accadere che anche un semplice medico di base si improvvisi chirurgo estetico, consigliando punturine e ritocchi vari. E allora tutte le domande che in molti si pongono e che forse non hanno ricevuto esaudienti risposte, le ho poste ad un esperto, al Dr. Domenico Valente, uno dei più affermati e capaci chirurghi estetici e maxillo-facciale che lavora in Italia, e sono convinta che dopo aver letto questa intervista, avremo tutti un quadro ben più chiaro circa il mondo della chirurgia estetica, che spesso affascina ma altre volte spaventa.

SS: Dr Valente, ci dice di cosa si occupa attualmente e di quali e quanti trattamenti si è occupato nella sua carriera?

DV: Mi occupo principalmente di chirurgia maxillo-facciale, in particolare della ricostruzione del volto dopo incidenti stradali, tumori del distretto testa collo oltre che di chirurgia e medicina estetica.

SS: In che tipo di errore si può incorrere, mentre si sceglie un medico estetico al quale affidarsi?

DV: L’errore più comune è quello di non affidarsi a medici specialisti del settore, con un curriculum verificato, con dovuta esperienza, ed adeguato numero di casi trattati. Molti pazienti inoltre ricercano offerte su internet considerando la chirurgia e la salute un bene acquistabile alla pari di elettrodomestici o abiti da comprare ai saldi, rischiando di ritrovarsi in situazioni spiacevoli e con risultati scadenti.

SS: Mi definisce la “bellezza” e mi dice se secondo lei ha più a che fare con la perfezione o con l’armonia delle forme?

DV: La bellezza è la visione che ognuno ha di se quando si riflette allo specchio. Il compito di ogni chirurgo che si occupa di chirurgia o medicina estetica è risaltare i pregi di ogni volto (o ad ogni corpo) e far sì che la persona trattata, torni a piacersi, a sorridere quando gli fanno una foto senza più aver vergogna di mostrarsi così com’è.

Per me la bellezza è conservare l’armonia anatomica del volto, riducendo i difetti, risaltando la bellezza soggettiva senza mai stravolgerla.

SS: Quali danni si possono subire se non ci si rivolge alle persone giuste?

DV: I danni possono essere molteplici e molte volte anche gravi; variano in base al tipo di intervento eseguito, e valgono sia per la medicina estetica considerata non invasiva, che per la chirurgia vera e propria.

Bisogna sempre richiede informazioni sul tipo di trattamento al quale ci si sottopone, sul tipo di prodotto che viene usato e sulla sua qualità; bisogna pretendere sempre il codice identificativo dei prodotti che vengono iniettati. Nell’ambito chirurgico è giusto ricevere le informative adeguate con chiarimenti esaustivi sulle possibili complicanze. Ogni atto chirurgico ha delle possibili complicanze, non sempre dicibili in precedenza, e dunque il paziente deve essere consapevole del fatto che ogni atto chirurgico è unico e irripetibile, ed una volta fatta l’incisione non si torna più indietro, ecco perché bisogno affidarsi esclusivamente a professionisti esperti.

SS: In base alla sua esperienza, le persone che si rivolgono a lei, hanno sempre le idee chiare su quel che vogliono cambiare o migliorare? Si lasciano consigliare oppure pretendono che vengano rispettati i loro desideri?

DV: Non sempre le persone hanno idee chiare su cosa fare o migliorare. La tendenza è spesso quella di seguire le mode, soprattutto tra i giovani. Il consiglio che do a chiunque approcci alla medicina, è quello di fare sempre ciò che è realmente necessario e soprattutto di partire con trattamenti “soft” reversibili; consiglio la chirurgia solo nei casi di assoluta necessità e di accertata consapevolezza sul percorso da intraprendere.

SS: In linea di massima, gli interventi di chirurgia estetica sono definitivi, o necessitano di ulteriori ritocchi a determinate scadenze?

DV: Se parliamo di chirurgia estetica la maggior parte degli interventi sono definitivi e non sempre reversibili, e soltanto in rari casi necessitano di ritocco correttivo. Se invece restiamo nell’ambito della medicina estetica i trattamenti sono per lo più reversibili e necessitano ritocchi ogni 8/12 mesi in quanto la maggior parte dei prodotti utilizzati, vanno incontro a un riassorbimento naturale.

SS: Ha mai detto NO, ossia si è rifiutato di effettuare un intervento quando non l’ha ritenuto consono o adeguato a quella persona?

DV: Dico spesso di NO, soprattutto a richieste non assecondabili, o quando si hanno aspettative fuori dalla portata chirurgica, o se il trattamento richiesto, può peggiorare anziché migliorare la reale condizione. Spesso mi capita di rivedere dopo mesi, pazienti che mi avevano richiesto un intervento che avevo rifiutato di fare, che nel frattempo si son fatti poi operare da qualcun altro e contestualmente sentirmi dire: “ non è ciò che volevo” ,”dovevo ascoltarla”, e così via.

SS: Quanto complesso è il lavoro del chirurgo estetico? Quali sono le varie fasi, dal momento in cui un cliente si rivolge a lei, fino a quando il lavoro può dirsi concluso?

DV: Le fasi sono tante, comprendono una serie di incontri. Il primo di solito conoscitivo in cui il paziente espone le problematiche e in cui si raccolgono i dati anamnestici; è lo stesso incontro nel quale si richiedono eventuali esami diagnostici. Il secondo utile a visionare gli esami richiesti e ad esporre l’eventuale iter chirurgico, e poi ancora un incontro pre-chirurgico in cui si consegnano le informative e si espone al paziente il consenso informato andando a chiarire ogni singolo dubbio. Si passa quindi alla fase chirurgica, seguita dai controlli post operatori che in caso di mancanza di complicanze, si risolvono di  solito in 2/3 incontri.

SS: E’ vero che la vita può cambiare, dopo un intervento di chirurgia plastica?

DV: La vita può cambiare, ed in meglio, se i risultati e le aspettative post operatorie sono chiare sin dall’inizio.

Sebbene la chirurgia estetica possa cambiare in meglio la percezione della propria immagine, è bene che il rapporto con se stessi sia equilibrato e sano già prima dell’intervento. Il candidato ideale agli interventi di chirurgia estetica è una persona che prova un reale disagio legato ad un determinato difetto fisico e ha nei confronti delle procedure chirurgiche un sano atteggiamento realistico.

Un buon consiglio è di farsi supportare prima e dopo la chirurgia estetica dai familiari e dagli amici più cari, o anche da un bravo psicologo. Inoltre è bene avere fiducia nel chirurgo scelto, e attenersi strettamente ai suoi consigli e alle sue prescrizioni.

SS: Dr Valente, vuol dare un consiglio a tutti i lettori e e le lettrici che dalle pagine del Sicilia24h leggeranno questa intervista?

DV: Quando si ha a che fare con la propria bellezza e con la propria salute è giusto affidarsi sempre e solo a specialisti (la specializzazione si ottiene frequentando per 5 anni la specifica scuola di specializzazione ed aver sostenuto gli esami per conseguirne il diploma) che abbiano un background professionale e un’esperienza formativa internazionale adeguata all’intervento da eseguire, e che abbiano eseguito un numero adeguato di procedure chirurgiche.

Inoltre anche la scelta del chirurgo è una “questione di feeling” e risultare in totale armonia ed empatia con il paziente, è fondamentale per procedere nella cura; è inoltre necessario che il paziente riponga la totale fiducia sul chirurgo prescelto.

 

Simona Stammelluti