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Era uno di quei casi destinati a chiudersi senza un reale perché, senza una verità inoppugnabile, ed invece la vicenda della morte di Vincenzo Sapia, il giovane di 29 anni di Mirto Crosia, morto il 24 maggio del 2015 è destinata ad avere un prosieguo, che condurrà alla verità.
La notizia importante risiede nella richiesta del Pubblico Ministero Sostituto Procuratore Dott.ssa Valentina Draetta della Procura di Castrovillari, di procedere con l’incidente probatorio, considerata la necessità di avere con urgenza un accertamento peritale.
Secondo il Pm “appare estremamente rilevante per la decisione dibattimentale, procedere ad espletamento di perizia, in quanto dall’esito della stessa, potrebbero ricavarsi elementi fondamentali all’esercizio dell’azione penale e per sostenere l’accusa in giudizio delle persone sottoposte ad indagine in ordine al fatto-reato“.
Per gli indagati dunque, secondo la tesi della procura, si prospettano responsabilità in merito alla loro condotta indipendente “con eccesso colposo” – così come si evince dagli atti della Procura – attuata durante l’intervento operato nel calmare il giovane Vincenzo Sapia, e quindi alle cause alla cui base si ipotizza il decesso dello stesso.
La perizia pertanto sarà mirata a verificare i danni sul corpo del Sapia, e se l’ipotetica morte cardiaca, possa avere avuto quale fattore concausale la condotta dei militari che operarono in quel frangente.
Si ricorda che la decisione del Pm, segue alla richiesta di opposizione all’archiviazione fatta dall’Avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Sapia e sulla quale si era già espressa il Gip Dott.ssa Letizia Benigno, che aveva rigettato la richiesta di archiviazione e aveva chiesto al Pm di “rivisitare i quesiti medico-legali affidandoli ad un medico-legale specialista nella branca della cardiologia”.
Leggi qui la notizia caso sapia, il gip accoglie la richiesta di opposizione all\’archiviazione
Ed è Caterina Sapia, sorella di Vincenzo che risponde in esclusiva al Sicilia24h.it, circa questa decisione presa dal Pm: “Grande fiducia oggi più che mai nel nostro legale Avv. Fabio Anselmo e grande fiducia nella giustizia. Abbiamo atteso in silenzio, con grande dignità e rispetto verso tutti questa decisione del Pubblico Ministero, sicuri che questo caso non potesse e non dovesse essere chiuso, perché è giusto che si sappia come è morto nostro fratello e se ci sono delle responsabilità, è giusto che si accertino. La morte di Vincenzo forse poteva essere evitata, adesso saranno le perizie approfondite a dircelo, una volta per sempre, perché la verità spetta a tutti
Simona Stammelluti

Era uno di quei casi destinati a chiudersi senza un reale perché, senza una verità inoppugnabile, ed invece la vicenda della morte di Vincenzo Sapia, il giovane di 29 anni di Mirto Crosia, morto il 24 maggio del 2015 è destinata ad avere un prosieguo, che condurrà alla verità.

La notizia importante risiede nella richiesta del Pubblico Ministero Sostituto Procuratore Dott.ssa Valentina Draetta della Procura di Castrovillari, di procedere con l’incidente probatorio, considerata la necessità di avere con urgenza un accertamento peritale.

Secondo il Pm “appare estremamente rilevante per la decisione dibattimentale, procedere ad espletamento di perizia, in quanto dall’esito della stessa, potrebbero ricavarsi elementi fondamentali all’esercizio dell’azione penale e per sostenere l’accusa in giudizio delle persone sottoposte ad indagine in ordine al fatto-reato“.

Per gli indagati dunque, secondo la tesi della procura, si prospettano responsabilità in merito alla loro condotta indipendente “con eccesso colposo” – così come si evince dagli atti della Procura – attuata durante l’intervento operato nel calmare il giovane Vincenzo Sapia, e quindi alle cause alla cui base si ipotizza il decesso dello stesso.

La perizia pertanto sarà mirata a verificare i danni sul corpo del Sapia, e se l’ipotetica morte cardiaca, possa avere avuto quale fattore concausale la condotta dei militari che operarono in quel frangente.

Si ricorda che la decisione del Pm, segue alla richiesta di opposizione all’archiviazione fatta dall’Avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Sapia e sulla quale si era già espressa il Gip Dott.ssa Letizia Benigno, che aveva rigettato la richiesta di archiviazione e aveva chiesto al Pm di “rivisitare i quesiti medico-legali affidandoli ad un medico-legale specialista nella branca della cardiologia”.
Leggi qui la notizia caso sapia, il gip accoglie la richiesta di opposizione all\’archiviazione

Ed è Caterina Sapia, sorella di Vincenzo che risponde in esclusiva al Sicilia24h.it, circa questa decisione presa dal Pm: “Grande fiducia oggi più che mai nel nostro legale Avv. Fabio Anselmo e grande fiducia nella giustizia. Abbiamo atteso in silenzio, con grande dignità e rispetto verso tutti questa decisione del Pubblico Ministero, sicuri che questo caso non potesse e non dovesse essere chiuso, perché è giusto che si sappia come è morto nostro fratello e se ci sono delle responsabilità, è giusto che si accertino. La morte di Vincenzo forse poteva essere evitata, adesso saranno le perizie approfondite a dircelo, una volta per sempre, perché la verità spetta a tutti

Simona Stammelluti

La verità sulla morte del calciatore avvenuta il 18 novembre del 1989 è sempre più vicina
Nella giornata di ieri, il capo della Procura di Catrovillari Dott. Eugenio Facciolla ha chiesto al Gip l’incidente probatorio. Anche gli avvocati dell’allora ex fidanzata di Denis Bergamini, Isabella Internò, avevano annunciato – ma mai depositato – l’incidente probatorio.
Ricordiamo che ad oggi, Isabella Internò è indagata per omicidio con l’aggravante della premeditazione. Stesso avviso di garanzia per il camionista  Raffaele Pisano, che quella notte investì il corpo del calciatore.
Leggi i dettagli qui Caso bergamini ad una svolte decisiva
Il procuratore Facciolla ha dunque avviato la richiesta come procura e nel giro di pochi giorni, il Gip deciderà se accettare l’incidente probatorio che porterebbe così alla nomina dei pool di periti che si occuperanno della riesumazione del corpo di Donato Bergamini, sul quale poi verranno effettuati le analisi specifiche richieste dalla magistratura.
Ricordiamo che dopo due archiviazioni, era stato il legale della famiglia Bergamini, l’Avv. Fabio Anselmo, a chiedere la riapertura del caso dopo 28 lunghi anni.
Simona Stammelluti


La verità prima o poi viene a galla, se si sa come e dove cercarla.
Dopo due archiviazioni, grazie alla richiesta del legale della famiglia, Avv. Fabio Anselmo, il caso Bergamini giunge ad una svolta. Infatti il capo della procura di Castrovillari, Dott. Eugenio Facciolla, ha deciso di riaprire il caso dopo 28 lunghi anni, ordinando la riesumazione del corpo del calciatore, considerato che ad oggi si dispone di nuove e sofisticate tecnologie che potrebbero far luce una volta per tutte, sulla reale causa del decesso.
Si riparte dal punto più oscuro della vicenda, ossia dalla dinamica della morte di Denis Bergamini, che risulterebbe essere diversa da quanto raccontato dall’allora fidanzata Isabella Internò e dal camionista Raffaele Pisano, che all’epoca dei fatti investì il giovane giocatore. Ad entrambi il procuratore Facciolla ha notificato un avviso di garanzia. Entrambi sono dunque indagati per omicidio con l’aggravante della premeditazione.
In quel lontano 18 novembre del 1989, dichiararono che “Bergamini si era suicidato”. Nel racconto ufficiale dei fatti, Isabella Internò dichiarò ai carabinieri di Roseto Capo Spulico che il ragazzo voleva andar via, lei non riuscì a convincerlo a desistere, in quel momento transitava sulla statale un camion il cui autista vide Bergamini buttarsi sotto le ruote del suo autocarro, che poi aveva trascinato il corpo qualche metro più avanti.
Sembrava la storia di una lite e di un suicidio. Ma chi ha mai creduto a questa tesi? Nessuno, ben che meno la famiglia. Per i tecnici e periti della famiglia di Denis, la tesi non regge e non regge ad oggi neanche secondo la Procura.
Denis è morto per la recisione dell’arteria femorale dovuto al peso del camion sul suo bacino, aveva un ematoma alla tempia, aveva gli abiti intatti, i calzini tirati su, le scarpe senza una scorticatura e al polso un orologio ancora funzionante. Il camion sarebbe pertanto passato sul corpo del calciatore in un secondo momento, per eliminare eventuali tracce.
I due indagati non hanno mai voluto chiarire quel che accadde veramente quella maledetta notte. Adesso però sembra essere la volta buona. E allora attendiamo che la verità arrivi da questa nuova fase della vicenda e forse questa volta dai prelievi, dal Dna e dai nuovi esami che verranno effettuati, sarà possibile capire come è morto Denis e forse anche perché.
Simona Stammelluti