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Nella Serpa, conosciuta nell’ambiante mafioso come Nella “la bionda”, “boss” dell’ormai noto clan Serpa di Paola (Cs), condannata al carcere a vita

  • Cosenza, 23 settembre 2016 , “la Corte d’Assise di Cosenza CONDANNA alla Pena dell’ERGASTOLO, con isolamento diurno nella misura di anni uno e sei mesi, SERPA NELLA, dichiarata COLPEVOLE dei delitti ascritti ai capi 21, 21.1, 23, 23.1  della rubrica, unificati detti reati sotto il vincolo della continuazione“.

Lei, Nella Serpa, oggi 61 anni, donna di mafia in una terra come la Calabria, l’emblema della donna di ferro, quella disposta a tutto, pur di ottenere quello che vuole.
Nella Serpa, rissosa e con un carattere forte, ha mostrato tutta la sua efferatezza anche nei confronti delle forze dell’ordine.  Una vita da imprenditrice, nella quale rivestiva ruolo di spicco, mentre  agiva in modo lecito quanto illecito senza mai battere ciglio, né mai mostrare segno di cedimento.

Lei, una donna conosciuta nell’ambiente come Nella “la bionda”, boss dell’omonima cosca, pesantemente colpita nella condanna, dai giudici della corte d’Assise di Cosenza, che hanno accolto le richieste del procuratore Eugenio Facciolla, infliggendo oltre al suo, altri 10 ergastoli, nel giudizio di primo grado, nell’ambito della terza parte della maxi-inchiesta antimafia denominata “tela del ragno”.

Una donna di ‘ndrangheta, che per vendicare la morte del fratello Pietro Serpa, aveva comandato di eseguire una serie di omicidi, con metodo mafioso.

Condannata dunque per omicidio tentato omicidio, estorsione, associazione a delinquere di stampo mafioso. Reati questi – consumati nella costa tirrenica cosentina nell’ambito di una vera e proprio guerra di mafia – che si fa fatica ad attribuire ad una donna. Eppure nell’ambiente dell’ndrangheta le donne che comandano e reggono una cosca, non si piegano mai.

Condannata anche per le circostanze aggravanti, quali aver agito in 5 o più persone, aver agito per vendetta, per il mantenimento del controllo criminale del territorio, per ribadire la forza dell’intimidazione della organizzazione di appartenenza, per aver agito con premeditazione.

Nella Serpa, è già sottoposta al carcere duro del 41 bis. Ad una donna, lo stesso trattamento che spetta agli uomini di mafia.
La  vita lì dentro, consumata in pochi metri quadrati, con bocconi di aria in tempi piccoli, senza mai vedere il sole.

Simona Stammelluti

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha prorogato il carcere al 41 bis per il capo mafia corleonese, Bernardo Provenzano. Il provvedimento che impone il carcere duro è da rinnovare ogni due anni e sarebbe scaduto domani. Le Procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, interpellate dal ministro, hanno espresso parere negativo alla proroga, sostenendo che, per le sue condizioni di salute, Provenzano non è più in grado di comunicare con l’esterno. A favore del 41 bis si è espressa invece la Dna, la Direzione nazionale antimafia.

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