“Dagli anni ’90 in poi la scuola italiana è stata investita da una serie di riforme che hanno importato logiche di tipo aziendale e mediatico. – dichiarano i dirigenti SGS Scuola – Ed ancora: “Ogni ministro ha avuto bisogno di una “sua” riforma-feticcio da sbandierare in TV: Berlinguer e i cicli, Moratti e il portfolio, Gelmini e il maestro unico, Fedeli e l’alternanza obbligatoria, Renzi e la “Buona Scuola” con slide power-point degne di una startup. Non c’è stato un Debray che dicesse “la scuola è il cuore della Repubblica e dell’identità nazionale”; c’è stata invece una classe dirigente che ha considerato la scuola soprattutto come: costo da contenere (tagli di bilancio costanti ) serbatoio di consenso (promesse di “riforme epocali” ogni 3-4 anni), terreno per sperimentare mode pedagogiche internazionali (competenze, learning outcomes, flipped classroom…) spesso senza adattarle al contesto italiano. Risultato: un sistema che in 30 anni ha accumulato strati di riforme una sull’altra, senza mai fare pulizia, con una perdita progressiva di autorevolezza culturale e di prestigio sociale dell’insegnante. Risultati: “Più marketing e gestione aziendale che visione pedagogica”.
La nostra organizzazione più volte ha denunciato la “fragilità” del sistema scolastico italiano, – dichiarano i dirigenti SGS Scuola – “costellato da lavoratori straordinari” ma ostacolato da contraddizioni strutturali, carenze organiche e tagli. Siamo convinti sostenitori del dialogo costruttivo con le istituzioni, senza “scontri” ideologici, per analizzare “in profondità le contraddizioni e le criticità” del sistema. Ed ancora: Abbiamo rivolto appelli diretti al Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, chiedendo di incrementare le dotazioni organiche (soprattutto posti di sostegno e personale ATA), stabilizzare i precari, valorizzare i DSGA e combattere la burocrazia opprimente. La scuola deve essere “più forte e inclusiva”, libera da tagli e propaganda, sostenuta da risorse e confronto per garantire equità e crescita collettiva” – concludono i dirigenti SGS Scuola.
