C’è un limite che non dovrebbe mai essere superato. Un confine morale netto, invalicabile, che separa la semplice illegalità dalla totale assenza di dignità. Quel limite è lo sciacallaggio. E quanto accaduto la scorsa notte al chiosco “La Perla”, sul lungomare di San Leone, ne è l’ennesima, vergognosa dimostrazione.
Un locale già devastato dal ciclone Harry, simbolo di sacrifici spazzati via in poche ore di furia naturale, è diventato il bersaglio di chi ha pensato bene di approfittare del disastro per tentare di rubare qualche bottiglia di alcolici. Non la fame, non il bisogno, ma la pura e semplice avidità. Rubare mentre altri contano i danni, mentre intere famiglie e imprenditori cercano di rialzarsi, è un gesto che offende l’intera comunità.
Parliamo di un atto che va oltre il reato: è un insulto al lavoro, alla sofferenza, alla solidarietà. È il volto più spregevole di chi, invece di aiutare, infierisce. Di chi vede nelle macerie un’opportunità e non una tragedia.
Solo il tempestivo intervento dei carabinieri del Nucleo Radiomobile, impegnati nel controllo del territorio proprio a tutela delle zone colpite, ha impedito che l’ennesima ferita venisse inferta a chi già ha perso tanto. Il tentativo di fuga, tanto maldestro quanto rivelatore, è l’epilogo coerente di un’azione vile.
San Leone, come tante altre realtà colpite dal maltempo, ha bisogno di rispetto, di protezione e di solidarietà concreta. Non di sciacalli. Episodi come questo devono essere condannati senza esitazioni, perché tollerare anche solo moralmente simili comportamenti significa accettare che il dolore altrui diventi terreno di caccia.
