La Procura di Palermo insiste e rilancia nell’inchiesta su appalti e nomine nella sanità siciliana, depositando nuovi elementi a sostegno dell’appello al Tribunale del Riesame. Al centro resta Totò Cuffaro, indicato dai pm come figura chiave di un presunto sistema di relazioni e favori.
L’indagine non riguarderebbe solo il concorso ritenuto “pilotato” all’ospedale Villa Sofia di Palermo, per il quale Cuffaro è ai domiciliari con altri due indagati, ma anche l’appalto dell’Asp di Siracusa per il servizio di portierato e ausiliarato vinto dalla Dussmann. Su quest’ultimo fronte il Gip ha escluso l’accusa di corruzione, riqualificando i fatti come traffico illecito di influenze, decisione che ha portato al rigetto delle richieste di arresto e al ricorso della Procura.
Secondo i pm, il giudice avrebbe sottovalutato una serie di elementi che dimostrerebbero un rapporto di reciproco vantaggio tra Cuffaro e il direttore generale dell’Asp di Siracusa Alessandro Caltagirone, ritenuto “fidelizzato” attraverso una sponsorizzazione politica per l’ottenimento di incarichi di vertice.
Un passaggio centrale dell’inchiesta è rappresentato dalle intercettazioni del 3 gennaio 2024 a casa Cuffaro, in cui si discute dell’inserimento di Caltagirone in una “terna” di candidati per future nomine, con riferimenti a pressioni politiche e alla possibilità di orientare la scelta finale.
Tra i nuovi elementi valorizzati nell’appello figura anche il trasferimento della moglie di Caltagirone, che secondo la Procura sarebbe stato agevolato dall’interessamento diretto di Cuffaro, configurando un’ulteriore “utilità” nell’ambito di uno scambio di favori.
Resta ora al Tribunale del Riesame stabilire se questi elementi siano sufficienti a ribaltare la decisione del Gip e a riconoscere, in questa fase, l’esistenza di un patto corruttivo. Un passaggio decisivo che potrebbe avere riflessi rilevanti sul sistema delle nomine e degli appalti nella sanità regionale.
