Il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare la legge della Regione Siciliana che introduce nuove incompatibilità per i vertici della sanità. La norma contestata vieta a sindaci, assessori e consiglieri comunali di ricoprire anche gli incarichi di direttore generale, sanitario o amministrativo di Aziende sanitarie provinciali e ospedali. Secondo Palazzo Chigi, la disposizione approvata dall’Assemblea Regionale avrebbe superato i limiti delle competenze regionali, entrando in contrasto con la normativa nazionale su ordinamento civile, coordinamento della finanza pubblica e principi di buon andamento della pubblica amministrazione. Il Governo ha inoltre rilevato possibili violazioni degli articoli 3, 81, 97 e 117 della Costituzione. La modifica relativa alle incompatibilità è stata sostenuta in particolare dal Movimento Cinque Stelle.
L’impugnativa non determina però la sospensione immediata della legge, che resta valida fino alla decisione della Corte Costituzionale. Per questo gli attuali manager sanitari interessati non decadono automaticamente, ma si apre una fase di incertezza sulle nomine e sugli atti futuri delle Aziende sanitarie siciliane, con il rischio di nuovi contenziosi amministrativi. L’impugnativa di Roma alimenta dunque un nuovo fronte di confronto istituzionale tra Stato e Regione. La vicenda sarà adesso affidata al giudizio della Consulta, che stabilirà la legittimità delle disposizioni approvate dal Parlamento siciliano. In attesa della pronuncia, il settore sanitario regionale resta in una situazione di attesa e possibile instabilità.
