La provincia di Agrigento guadagna una posizione nella nuova classifica sulla Qualità della Vita stilata dal Sole 24 Ore, passando dal 96° al 95° posto tra le 107 province italiane analizzate. Un progresso minimo, che tuttavia non modifica il quadro complessivo: la provincia rimane stabilmente nella parte bassa della graduatoria, insieme alla maggior parte dei territori del Sud Italia, mentre ai vertici si confermano Trento, Bolzano e Udine. A chiudere la classifica sono invece Reggio Calabria, Siracusa, Crotone, Napoli e Caltanissetta.
L’indagine, giunta alla sua 36ª edizione, prende in esame 90 indicatori suddivisi in sei aree tematiche — ricchezza e consumi, affari e lavoro, ambiente e servizi, demografia e salute, giustizia e sicurezza, cultura e tempo libero — offrendo così una fotografia dettagliata del benessere reale dei territori.
Nonostante il posizionamento complessivo non esaltante, Agrigento presenta alcune eccellenze. Il miglior risultato arriva dalla categoria “amministratori locali con meno di 40 anni”, dove la provincia conquista il primo posto in Italia: un segnale di ricambio generazionale e vitalità nella governance locale.
L’altra faccia della medaglia riguarda però la scarsità di organizzazioni non profit, dove il territorio si colloca all’ultimo posto nazionale. Un dato che evidenzia un tessuto sociale meno strutturato rispetto ad altre realtà italiane.
- redditi pensionistici molto bassi,
- retribuzioni contenute per i lavoratori dipendenti,
- ridotta capacità di spesa delle famiglie,
- scarsa dotazione di depositi bancari.
In controtendenza, emergono segnali positivi: la disuguaglianza del reddito è relativamente bassa, l’accesso alla casa risulta più agevole e il Pil pro capite mostra un trend incoraggiante.
Sul fronte imprenditoriale, pesa la bassa incidenza di startup innovative, insieme a un alto tasso di mancata partecipazione al lavoro e alla scarsa formazione continua della forza lavoro. Segnali migliori arrivano dalle cessazioni d’impresa contenute, dalle poche ore di cassa integrazione autorizzate e dall’equilibrio nel numero di pensioni di vecchiaia.
Un dato in netta controtendenza rispetto allo stereotipo del Mezzogiorno riguarda la sicurezza: Agrigento ottiene risultati di rilievo per mortalità e incidentalità stradale, truffe informatiche, indice di criminalità e percezione di insicurezza. Il territorio continua quindi a distinguersi come una delle province italiane più tranquille.
È invece nel capitolo “Demografia e società” che la provincia soffre maggiormente. Agrigento registra dati critici su:
- saldo migratorio negativo,
- alto numero di iscritti all’AIRE,
- mortalità evitabile elevata,
- scarsa qualità della vita delle donne,
- ridotta speranza di vita alla nascita.
In controtendenza, si segnala un buon piazzamento per il quoziente di natalità e una discreta dotazione di medici di base.
Agrigento mostra buone performance nella qualità della vita dei giovani, nella produzione di energia da fonti rinnovabili e nella riduzione del rischio idrogeologico.
Al contrario, risultano deboli i servizi rivolti agli anziani, la qualità delle amministrazioni e la diffusione dei servizi digitali per le famiglie.
L’ultima categoria, “Cultura e tempo libero”, delinea un quadro di scarsità: bassa partecipazione elettorale, limitata disponibilità di palestre e centri sportivi, ridotta lettura e un sistema associativo poco sviluppato
L’analisi del Sole 24 Ore conferma una spaccatura che dura da oltre tre decenni: le ultime 22 posizioni sono occupate interamente da province meridionali.
Nonostante clima, costo della vita contenuto e risorse straordinarie — PNRR incluso — il Sud non riesce a colmare il divario strutturale con il resto d’Italia.
Agrigento, pur mostrando alcuni segnali di dinamismo e aree di eccellenza, rimane intrappolata in criticità croniche che frenano lo sviluppo e peggiorano la qualità della vita. Una sfida aperta, che richiede strategie di lungo periodo, investimenti mirati e un potenziamento delle reti sociali e di servizi per cittadini e imprese.
