Processo Xydi, la Procura riduce la richiesta di pena per l’ex ispettore Pitruzzella: “Agiva da solo, ma favorì la mafia”

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Nel processo d’appello nato dall’operazione “Xydi”, la procura generale di Palermo ha chiesto uno sconto di pena per l’ex ispettore di polizia Filippo Pitruzzella, riconoscendo la possibilità che conducesse attività investigative autonome, pur ritenendolo penalmente responsabile di aver favorito ambienti mafiosi.

I procuratori generali Giuseppe Fici e Carlo Lenzi hanno chiesto per Pitruzzella una condanna a 8 anni di carcere, rispetto ai 12 anni e un mese inflitti in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. La riduzione è legata al riconoscimento delle attenuanti generiche.

Secondo l’accusa, l’ex poliziotto – all’epoca in servizio al commissariato di Canicattì – avrebbe fornito informazioni riservate al mafioso Giancarlo Buggea e alla compagna Angela Porcello, avvocato penalista, contribuendo anche a indirizzare alcune attività investigative contro gruppi rivali.

La difesa ha invece sostenuto che Pitruzzella stesse fingendo vicinanza agli ambienti criminali per ottenere elementi utili alla cattura del boss latitante Matteo Messina Denaro. Una tesi che ha trovato parziale riscontro durante il processo d’appello.

Determinante, infatti, sarebbe stata la deposizione riservata di un agente dei servizi segreti, ascoltato in aula con particolari misure di sicurezza. Lo 007 avrebbe confermato che alcuni messaggi WhatsApp inviati da Pitruzzella riguardavano realmente informazioni e spunti investigativi collegati alla ricerca di Messina Denaro.

Nonostante ciò, la procura generale ritiene che il comportamento dell’ex ispettore abbia comunque prodotto un concreto vantaggio per la rete mafiosa. Per questo motivo i magistrati non hanno chiesto l’assoluzione, pur ipotizzando anche una possibile riqualificazione del reato in favoreggiamento.

Nel procedimento d’appello la procura ha inoltre chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado agli altri imputati dell’inchiesta. Per il boss ergastolano Giuseppe Falsone è stata richiesta la conferma della pena a 22 anni di reclusione. Conferme anche per Antonino Chiazza (29 anni), Santo Gioacchino Rinallo (28 anni), Antonio Gallea (22 anni) e Pietro Fazio (18 anni).

Richiesta di lieve riduzione di pena anche per Stefano Saccomando, accusato di false dichiarazioni agli investigatori nell’ambito delle pressioni esercitate sul commercio agricolo locale.

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