Potrebbe essere definita con il giudizio abbreviato la posizione processuale della quasi totalità dei 18 imputati finiti sotto inchiesta nell’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Palermo su un presunto giro di cocaina tra Agrigento e Palermo. Durante l’udienza preliminare davanti al gup Filippo Serio, i legali della difesa hanno manifestato l’intenzione di scegliere il rito alternativo, che consente una riduzione della pena in caso di condanna. Il giudice ha rinviato il procedimento al 9 febbraio per la formalizzazione delle richieste.
L’inchiesta, seguita dai pubblici ministeri Claudio Camilleri e Luisa Bettiol, ha portato alla luce – secondo l’accusa – un’organizzazione dedita al trasporto e allo spaccio di sostanze stupefacenti, operativa per diversi mesi a partire dall’inizio del 2022. Gli investigatori ipotizzano l’esistenza di una struttura stabile, capace di muovere carichi di cocaina lungo la direttrice Agrigento–Palermo, con estensioni anche verso Lampedusa e Catania. Contestati almeno otto episodi di trasferimento della droga, con presunti legami con contesti mafiosi locali.
Tra le persone chiamate a rispondere delle accuse ci sono quattro imputati originari dell’Agrigentino: Pietro Capraro e Guido Vasile, entrambi residenti a Villaseta, oltre a Emanuele Greco e Giuseppe Greco. Capraro, già coinvolto in precedenti procedimenti antimafia, viene indicato dagli inquirenti come il presunto punto di riferimento del gruppo, mentre Vasile avrebbe avuto un ruolo di primo piano nell’organizzazione. Anche per loro è stata anticipata la scelta del rito abbreviato.
