Consentire a Marcello Dell’Utri di intestarsi una biblioteca della Valle dei Templi, per di più nel forte contesto mediatico delle celebrazioni di città capitale italiana della cultura, è un maldestro tentativo per fornire una patente di intellettuale e mecenate ad un personaggio che ha necessità di cancellare un passato impresentabile.
Dell’Utri ufficialmente non fa più politica, ma nei fatti è oggi uno dei potenti della politica siciliana. È lui che ha determinato l’elezione a sindaco di Palermo di Roberto Lagalla, costringendo al ritiro il candidato di Forza Italia Francesco Cascio. È sempre lui che ha costruito il successo alla presidenza della regione di Renato Schifani contro il volere di Gianfranco Miccichè, presidente uscente dell’ARS. Ed oggi, con la “sua” biblioteca, può presentarsi come patrono dell’arte e intellettuale illuminato che crea cultura e occasioni di studio, grazie alla sponda del suo fedelissimo scudiero Riccardo Gallo, che nei fatti governa e muove le decisioni dell’ente parco archeologico di Agrigento.
Se la sua ambizione spudorata dovesse realizzarsi, presentando come una sua creatura la biblioteca della Valle dei templi, questo costituirebbe un vulnus gravissimo alla credibilità delle istituzioni e all’immagine di Agrigento nel mondo. Un parco archeologico di straordinaria bellezza, tutelato come bene dell’umanità dall’Unesco, che riserva tutti gli onori dovuti ai grandi intellettuali ad un pregiudicato di mafia è un fatto inammissibile.
Saremmo agli occhi dell’establishment e dell’opinione pubblica nazionale e internazionale una città che sublima la cultura mafiosa e calpesta i valori della democrazia e della libertà.
Non possiamo permetterlo.
