Si è concluso con l’assoluzione il processo a carico dei medici coinvolti nel parto avvenuto all’ospedale di Agrigento nel settembre del 2018, durante il quale un neonato riportò gravissime conseguenze. Il giudice monocratico Michele Dubini ha stabilito che “il fatto non sussiste”, escludendo ogni profilo di responsabilità penale a carico dei sanitari.
Secondo quanto emerso nel corso del dibattimento, l’équipe medica avrebbe operato in modo corretto e nel pieno rispetto delle procedure previste, trovandosi ad affrontare una complicanza improvvisa e non prevedibile. Una valutazione condivisa anche dalla Procura: il pubblico ministero, infatti, aveva richiesto l’assoluzione degli imputati sulla base delle consulenze tecniche, che non hanno rilevato errori o omissioni nell’assistenza prestata.
Gli avvocati della difesa hanno ribadito come ginecologi e ostetriche siano intervenuti tempestivamente e in linea con le linee guida, fronteggiando una situazione clinica rara e non evitabile.
Al centro del procedimento vi era la gestione di una grave distocia di spalla, una complicanza ostetrica che si verifica quando il neonato rimane bloccato durante l’espulsione. Tale evento aveva causato una sofferenza fetale acuta e, purtroppo, danni cerebrali irreversibili. Inizialmente si ipotizzava che i sanitari avessero eseguito una manovra non consentita e che questa non fosse stata annotata nella cartella clinica.
L’istruttoria processuale ha però escluso che tale manovra sia stata effettuata e ha chiarito che le lesioni riportate dal bambino sono riconducibili esclusivamente alla complicanza stessa, che può manifestarsi anche in presenza di un’assistenza medica adeguata. Le perizie hanno infine confermato l’assenza di un nesso causale tra la condotta dei medici e l’esito drammatico del parto.
