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Parola d’ordine: Apparire

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Ormai tutto ruota intorno all’apparire, e al diavolo l’essere, le competenze, le capacità … basta che ci metta in vetrina. E non conosco vetrina migliore della TV. Tutti sostengono di guardarla sempre meno, alcuni a buon dire, considerato il livello mediocre, scadente e approssimativo che la TV da un po’ propina al grande pubblico.

Eppure ogni sera, capita a tutti di fare il famosissimo zapping, quella metodica attraverso la quale si scorrono i canali, senza neanche sapere cosa si cerchi davvero, quando a fine giornata, vorremmo “tutto e niente”, vorremmo un suggerimento, vorremmo qualcuno che dallo schermo ci parlasse, facendoci mettere in discussione anche una serata qualunque, che ci rinfranchi, o ci faccia sorridere, commuovere, riflettere.

E se possiamo accontentarci di un film che non fa al caso nostro, o di un reality che non amiamo, o di un Tg troppo spiccatamente “di parte”, o di un programma di approfondimento “non tanto approfondito”, sicuramente non potremo mai accontentarci di un programma nel quale chi parla, disconosce le regole della grammatica e della dizione, oltre a disconoscere la giusta coniugazione dei verbi … la lingua italiana, per intenderci. O che in una trasmissione cosiddetta “di settore” si sbagliano vocaboli chiave, mandato i più spaesati, letteralmente in confusione.

C’è chi pensa che non valga la competenza, che tanto la gente non si accorga più di nulla, come se fossimo diventati tutti bambocci ignoranti e di basso livello culturale, che non fanno più caso a nulla. Ed invece il pubblico che guarda la TV, come anche quello che legge i quotidiani, sono persone attente, che sanno esprimere un giudizio, che sono in grado di consegnare un suggerimento, che sanno distinguere con competenza cosa sia fatto bene e cosa no, e che sono capaci di decretare un successo, o un insuccesso di un articolo, di un libro, di un “ruolo”.

Ecco arrivati al dunque. Il ruolo. Perché tutti lo vogliono, quel ruolo, e soprattutto tutti pensano di poterlo avere, a volte pretendere, quel ruolo e sono pochi, pochissimi ormai, coloro che si interrogano sulla capacità o meno di ricoprirlo, quel preciso ruolo. Tutti scrittori, tutti artisti, tutti presentatori, tutti “Tutto”, e chi se ne frega se poi il lettore, o lo spettatore si esprime negativamente, tanto l’importante resta “apparire”, con una firma, con un volto, con un dettaglio “quasi mai degno di nota”.

E i titoli di studio, le competenze, le capacità, si trasformano in un ammasso informe di finestre impolverate che non si affacciano più su nulla, se non su un vociare chiassoso di parole dette a vanvera. Lo stesso vale per il talento, quello puro, spesso archiviato, per far posto a quello o quel personaggio, al parente di, o a chi ha più faccia tosta, per fare del “proprio niente” una vera “filosofia di vita”.

Io lo zapping l’ho fatto, ieri. Non lo facevo da un po’. Non lo facevo da un po’ perché presa dalla volontà di scegliere “per davvero”, a cosa dare importanza, senza farmi suggerire nulla da nessuno. Eppure lo ammetto, ho ceduto. Ho ceduto e mi sono imbattuta in una trasmissione di criminologia – argomento così tanto in voga, mentre fioriscono più criminologi che casi da studiare – e va in onda in un orario pre-serale, mentre prepari la cena e mentre ti interroghi su “dove andremo a finire”.

E dalla Tv, che guardavo da lontano, mi giungevano frasi che recitavano così:

-“Qualche cenno di ciò che ti occupi”

– “Casi di cronaca che conoscete oppure ancora no”

– “Scienze politiche, attinenti alla criminologia”

– “Rappresentare un’attenzione”

– “Fenomeno nuovo, la criminilogia”.

Ma sì, che importa.

Tanto basta l’apparire.

Simona Stammelluti

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