“Capita a tanti nonni – me compreso – dichiara Mucci – di pensarla così all’inizio: “Gli do il cellulare due minuti, stanno buoni, si divertono con i video, e io sembro quello figo che sa usare la tecnologia”.
Poi ti rendi conto che dopo 5 minuti sono già ipnotizzati e non ti “vedono” più, se glielo togli sembra sia finito il mondo, i giochi “per bambini” sono pieni di pubblicità, luci che sparano, e stimoli che li fanno diventare nervosi e soprattutto, tu volevi giocare CON loro, non farli giocare COL cellulare.
Continua Mucci: “Mi documento,e scopro che la dipendenza da smartphone nei bambini è un problema sempre più grosso, e gli effetti si vedono già chiaramente. I principali danni a detta di pediatri, neuropsichiatri e psicologi sono : ritardo del linguaggio I bambini sotto i 2-3 anni che passano ore sullo schermo parlano dopo, fanno più fatica a costruire frasi complesse. Problemi di attenzione e iperattività I contenuti veloci di TikTok, YouTube ecc. “allenano” il cervello a saltare da uno stimolo all’altro. Risultato: a scuola non riescono più a stare attenti 10 minuti di fila. Disturbi del sonno La luce blu più l’eccitazione prima di dormire blocca la melatonina. I bambini fanno sempre più fatica ad addormentarsi, si svegliano stanchi e sono irritabili tutto il giorno. Ansia, aggressività e ritiro sociale Più tempo sullo smartphone = meno gioco libero, meno contatto fisico, meno capacità di gestire la noia.. Problemi posturali e miopia Testa in avanti 4-5 ore al giorno, collo ko già a 12 anni + esplosione di miopia. Dipendenza vera e propria Quando gli togli il telefono urla, piange, sbatte i piedi come se gli togliessi l’ossigeno. Il cervello rilascia dopamina a ogni notifica e video breve: è progettato apposta per creare dipendenza (come le slot machine). Una catastrofe silenziosa.
C’è una cosa importante da sapere, – dichiara Mucci – i nipotini non ricorderanno mai “quel nonno moderno che aveva lo smartphone”, ricorderanno il nonno che costruiva fortezze di cuscini, che faceva le facce buffe, che raccontava le storie inventate o che li portava a dare da mangiare alle oche. I nonni sono (siamo) ancora in tempo: la prossima volta lasciate il telefono in borsa, tirate fuori un mazzo di carte, una scatola di lego dimenticata in soffitta, o semplicemente rotolare sul tappeto. Perché “super” non è chi ha l’ultimo modello in tasca. Super è chi, per un pomeriggio, sa tornare bambino insieme a loro” – conclude Mucci.
