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Nobel a Bob Dylan, il mondo letterario e non si divide, lui fa finta di niente. Perché?

Avvenne lo stesso quando nel lontano 1997 a vincente quel prestigioso premio alla letteratura – rilasciato dall’accademia di Svezia che annualmente premia chi si è maggiormente distinto nel campo – fu Dario Fo, tra l’altro scomparso lo scorso 13 ottobre, a 90 anni, proprio nel giorno in cui il premio che fu suo, è stato consegnato (per ora ancora virtualmente) al cantante e compositore statunitense Bob Dylan che, a quando sembra, era in “lizza” o magari potremmo dire in “lista d’attesa” da circa un ventennio, proprio da quando fu Dario Fo a portare a casa il premio.

Singolare la reazione della star, che neanche una parola ha speso sul riconoscimento del quale è stato investito ed ha continuato a portare in giro il suo “Never Ending Tour“, come se nulla fosse successo e come se tutto il clamore, lo stupore, i commenti pro e contro, in merito alla sua vittoria, non lo riguardassero affatto.

Snobismo o timidezza?

Sembra sprofondato in un singolare silenzio o sotto la falda del suo cappello, e probabilmente con se stesso si sarà congratulato mentre si faceva la barba all’indomani del suo nome dato in pasto al mondo.

75 anni, cantautore prolifico, che mai si è fatto attendere, vince il Premio Nobel per la Letteratura proprio quando la sua vita artistica “si allarga”, quando decide di dedicarsi alla tradizione della canzone americana, quando accantona quel suo cantato spesso imperfetto anche nella dizione e in maniera “impeccabile” canta Sinatra, come se volesse prendere le distanze da quel suo passato così impegnativo, che – guarda caso – gli ha consegnato un Premio Nobel. Ed anche se qualcuno ha osato ipotizzare che il cantante possa rifiutare il premio, che ci piaccia o no, a Bob Dylan l’accademia svedese quel premio glielo ha con la motivazione di “avere creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana“. E subito si pensa a brani come “Mr. Tamburin Man“, mentre i suoi dischi schizzano in cima alla classifica dei più venduti e in tanti ancora non si spiegano cosa c’entri Dylan con la letteratura.

Può c’entrare la “natura letteraria” dei testi delle sue canzoni?
C’entra l’essere popolare, ossia quella capacità di arrivare alle masse attraverso un messaggio?

Forse sarebbe il caso di fare un passo indietro, anzi due.

Prima di tutto nella definizione di “letteratura” che prevede “l’insieme delle opere variamente fondate sui valori della parola e affidate alla scrittura, pertinenti a una cultura o civiltà, a un’epoca o a un genere“.

Beh, se stiamo alla definizione letterale della parola “letteratura” allora Bob Dylan e l’insieme delle sue opere, sono “più che pertinenti alla civiltà e all’epoca“, considerato che, Nobel a parte, le strofe di alcune sue canzoni resteranno immortali.

Pensiamo a “Master of War” del 1963:

Voi che vi nascondete dietro i muri,
ciò che vi nascondete dietro le scrivanie,
Voglio solo che sappiate
che posso vedere attraverso le vostre maschere
“.

Oppure “The Times they are a changing”del 1964, che sembra profetica per quando è attuale:
Là fuori sta infilando una battaglia,
e presto scuoterà le vostre finestre,
e farà tremare i vostri muri,
perché i tempi stanno cambiando
“.

Eppure a più di qualcuno questo premio consegnato a Dylan non è andato giù. Dicono non essere in linea con il significato di letteratura, che non produce gli stessi effetti di una poesia o di un testo letterario.

Ma cosa intendeva premiare veramente, chi questo premio lo ha ideato? Il suo autore è Alfred Nobel e tutto risale al 1895 e alla sua idea di premiare chi avesse condotto le sue opere in una direzione “ideale” ossia “che è propria di una idea che può essere considerata modello“.

E chi lo stabilisce cosa può essere considerato un modello?

Viene da domandarsi perché in passato il premio Nobel non sia andato a Pier Paolo Pasolini che quanto ad opere ideali ne aveva prodotte a profusione o se parliamo di ambiente musicale, a Fabrizio De Andrè, la cui poetica ha incantato ed istruito intere generazioni non solo in vita ma anche in forma testamentaria.

Alla letteratura, alla poesia, ci si deve abbandonare, non la di deve comprendere per forza o fino in fondo. Va usata come un retino nelle cui maglie più grosse restano impigliati i dettagli poi grandi, quelli che occupano più spazio, quello che colpiscono per sensazione, oltre che per senso.

E dunque basterebbe provare a “prendere tempo“, per analizzare bene il peso dei testi di Dylan nel contesto più generico di letteratura e sfido un po’ tutto il mondo letterario mondiale a raccontare cosa sa per davvero di quei messaggi, che non sono certo passati dal retino di ognuno.

E si sbaglia, forse, a pensare che la letteratura sia qualcosa di così artefatto da non essere fruibile a tutti. La letteratura non si pesa in carati di difficoltà ma in gradi pertinenza ad una cultura e alla sua relativa civiltà.

Perché le poesie hanno tanti ingressi ed altrettanti fori di uscita: non sempre ciò che è completamente buono, viene apprezzato, ma al contrario ciò che arriva meglio, diventa migliore.

La capacità di arrivare alla civiltà – così come recita il significato di letteratura – detta le regole di “modello” che era alla base del desiderio del signor Nobel.

Simona Stammelluti

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1 Risposta per “Nobel a Bob Dylan, il mondo letterario e non si divide, lui fa finta di niente. Perché?”

  1. Marianna V. ha detto:

    Una delle migliori cose lette sull’argomento, che fornisce numerosi spunti di riflessione e che mostra da parte di chi scrive, una capacità completa dell’uso della parola e del significato di essa.

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