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Nick The Nightfly: La storica “voce della notte” di Radio Montecarlo, ospite con un ottimo quintetto al Festival delle Serre

Lui, è da sempre la voce unica di Radio Montecarlo, è la voce della notte, è colui che in radio già dalla fine degli anni 80 passava il jazz, regalando così agli ascoltatori, da oltre trent’anni “Musica di grand class”. E dire che lui sembra non invecchiare mai. Ed anche la sua voce è rimasta ad oggi, così limpida, vellutata, accattivante. Lui, direttore artistico del Blue Note di Milano, lui cantante, musicista, produttore; insomma tante cose tutte insieme, ma in porzioni diverse.

Cerisano è un piccolo borgo di 3 mila anime dell’entroterra cosentino, conosciuto da diversi anni per il “Festival delle Serre“, una rassegna che ospita arte e cultura gratuitamente, che mette insieme in pochi giorni ogni inizio di settembre cinema, jazz, teatro, musica classica, arti visive e incontri culturali, e per questo va fatto un plauso al sindaco di Cerisano, Lucio Di Gioia che ieri sera mi è sembrato perfettamente a suo agio nei panni di presentatore tanto del festival quanto della serata in divenire.

E poi c’è un direttore artistico dal nome altisonante, c’è Sergio Gimigliano, conosciuto in tutti i circuiti jazzistici nazionali, punta di diamante del jazz e della musica in Calabria, colui che insieme a sua moglie Francesca Panebianco ha dato lunga e florida vita al “Peperoncino Jazz Festival“, portando in Calabria i migliori nomi del panorama jazzistico italiano ed internazionale e che tanto fa, affinché la Calabria possa avere un suo splendore, un suo piccolo paradiso musicale, divenendo non solo meta di turisti ma anche di quei progetti musicali che quasi mai arrivano al sud, perché di solito al sud è abbinata l’incognita, quell’incognita che invece sparisce quando il rosso dello sfondo del Peperoncino Jazz Festival, infiamma di musica e cose belle.

E non in ultimo ieri sera, su quel palco montato in una piccola e suggestiva cavea, dove il pubblico seduto sulle panche di legno è a meno di un metro dai propri idoli, sono saliti 4  fantastici musicisti. La cosa bella è che quando ne conosci due, perché li hai più volte sentiti dal vivo e non conosci gli altri due, la curiosità sale, esponenzialmente, e ti domandi come sarà quel “concertare”, quale feeling si avvertirà, che tipo di Interplay si consumerà.

Ieri sera per il Festival delle Serre a Cerisano, nella sezione Jazz, sul palco è salito Malcom McDonald Charlton in arte Nick The Nightfly con Francesco Puglisi al basso, Amedeo Ariano alla batteria, Jerry Popolo al sax e al flauto traverso, e Claudio Colasazza al pianoforte.

Lo dico subito, così non ci penso più; Penso che la riuscita di questo progetto, che poi è un excursus su dischi di Nick già realizzati ed un nuovo che esce tra pochi mesi, siano proprio i musicisti che ha scelto, quei musicisti, che sono in grado di creare il giusto equilibrio su quel modo che il cantante scozzese ha, che non è il cantare classico di un crooner ma un modo di mettere insieme il mondo del jazz newyorkese a quel mood che, nella sua voce  – e forse solo nella sua – riesce a divenire atmosfera.

Il look, quell’appeal innato, quel fascino che possiede e che è irresistibile, lo rende l’inimitabile Nick The Nightfly, che da solo è “Montecarlo Night”, che da solo è colui che scrive i pezzi per un nuovo disco e che poi in quintetto, con i suoi musicisti, diventa il successo di una serata in jazz che si ricorda per molte cose.

La serata inizia con un saluto e con la raccomandazione di non filmare nulla, perché, come dice “il concerto va vissuto fino in fondo, va ascoltato con le orecchie e con il cuore“. Poi aggiunge: “è per voi, solo per voi, dunque godetevelo“. Mi è sembrato un ottimo modo di incominciare, e per me, che sono cresciuta con la voce di Nick The Nightfly, per me che l’ho considerato in gioventù un vero mito – considerata la mia passione per il jazz – è stata una bella emozione sentire quella voce dal vivo, con quel suo italiano che ha l’inflessione inglese, ma che è così caratteristica che vorresti non perdesse mai quell’armonia e quell’intonazione.

Il concerto si apre con “I don’t care” e il pubblico è trasportato nell’atmosfera dei club newyorkesi; il pezzo è accattivante, l’esecuzione impeccabile, e l’assolo di sax, pazzesco. Alcuni pezzi regalati dal quintetto sono stati un’anticipazione di un nuovo disco in uscita; un disco che a mio avviso è al contempo un “piccolo viaggio” tra i profumi e le sfumature musicali di alcuni luoghi nel mondo, e poi un invito alla spensieratezza ma anche alla riflessioni su alcune cose belle della vita; dall’amore all’amicizia, da un incontro avvenuto dopo tanti anni ad un bacio, il tutto condito da alchimie musicali, che sono distillato di jazz, ma anche di soul e di pop raffinato. E se anche i testi sono semplici, si sposano bene con la metrica musicale e con le intenzioni dell’artista.

Tra i pezzi presentati ieri sera c’è “New York“, scritto dopo un viaggio nella grande mela e dedicato a Tony Bennett, al suo modo di cantare, al suo stile. Il pianoforte si lancia in un assolo su note alte, spesso svisate e la voce cede piano il passo al sax che ricama il tema con note ostinate.

Il groove è prorompente, tra i musicisti c’è grande intesa, e ogni spazio concesso loro è un regalo fatto al pubblico. Ognuno di loro ha sempre tanto da dire, il groove cambia sera dopo sera e – così come sottolinea lo stesso Nick – ogni modulazione musicale è diversa, ogni assolo è diverso, ma l’intenzione resta la stessa e la sinergia tra loro è apprezzabile. La base ritmica, Puglisi/Ariano è impeccabile, come sempre, e nessuno di loro ha bisogno di strafare per mostrare la classe e la capacità di raccontare un concerto.

il brano “Paris” inizia con un assolo di Francesco Puglisi (musicista siciliano) al basso, che imbastisce l’introduzione del pezzo, che poi si muove su ritmi sudamericani. Nick ricorda che della stesso brano Nicola Conte vi ha fatto una sua vesione. Nel nuovo disco c’è anche una cantante carioca. Il pezzo si chiama “Brazil”; Il pezzo parla della gioia di quella terra, della gente allegra, che balla e che incanta; è tempo di bossanova. Jerry Popolo nel pezzo suona magistralmente il flauto traverso e scopriamo che Nick The Nightfly è il re del “la-la-la”.

Invita il pubblico a fare da coro, a cantare con lui, a modulare le note, riproponendo le sue. Il pubblico non si fa pregare, e poi è così coinvolgente l’atmosfera che si è creata, che si va avanti così per un po’ mentre il quintetto ci prende gusto e non si risparmia.

C’è una parentesi nel concerto dedicata a due omaggi: uno a Lucio Dalla – con cui Amedeo Ariano ha anche suonato – e l’altro a Pino Daniele. Il pezzo di Dalla è “Vita” è completamente riarrangiato; di Pino Daniele sceglie “I say I’sto cca‘”. Legge i testi Nick, non è certo facile per lui cantare in napoletano, non vuole sbagliare. L’esecuzione va presa proprio come un omaggio; il cantante racconta di quella volta in cui in radio, era il 1986, ebbe insieme ospiti Pat Metheny e Pino Daniele.

Il fatto è che Nick The Nigthfly, porta con se la storia della musica, e potrebbe raccontare aneddoti per ore; porta con se quella voglia di vivere che si sposa perfettamente con i colori del jazz che sono molteplici e tutti significativi. Negli omaggi ai due grandi artisti scomparsi è il sax ha far venire i brividi, poi il piano entra decorando i ritornelli ed è subito nostalgia.

Bella la sua riflessione su come ad oggi, “si ascoltano sempre le stesse cose, mentre un tempo, la linfa era la nuova musica, le nuove sonorità, e la curiosità che l’accompagnava”.

Si fa un salto a tre anni addietro, quando Nick scrive un brano – che sarà presente nel nuovo disco – dedicato ad un amico rivisto dopo trent’anni, a cui aveva dato un appuntamento in un pub irlandese, e che non riconobbe a prima vista. Eppure, quell’incontro, dopo che le loro vite erano rimaste distanti per tanto tempo, si consumò dentro una distanza minima, così come accade per le amicizie vere.

Alzate il telefono e chiamate qualcuno che non sentite da un po’, ne avrà piacere”  – raccomanda Malcom. E così arriva una ballata romantica, che inizia pianoforte e voce, poi piano incede la base ritmica, la voce dialoga con il sax ed è proprio il sax a raccontare con un assolo l’intensità di quell’incontro. Avvolge il suono del sax, ti costringe e correre insieme a quelle note, e poi a fermarti, lì, su quelle note alte, come se fossi sull’ultimo piano di un grattacielo dal quale si vede un panorama mozzafiato.

Siate voi stessi, anche perché altro non potete essere poiché nei panni degli altri ci sono già gli altri” – si sorride alla battuta.  Ecco “Be yourself“; Nick The Nightfly imbraccia l’ukulele, perché sì, lui è anche musicista, e questo pezzo lo ha scritto e concepito così, con quella piccola chitarra che ha un suono così irresistibile. Una canzoncina a tempo di swing, che lascia il giusto spazio alle scale ardite del pianoforte e alle spazzole grintose della batteria.

Ma il racconto del nuovo disco non è finito. C’è anche un pezzo “Oh lord” che racconta della storia di un giovane che vive in campagna e che sogna di andare in città. Ecco, cose semplici come un sogno, come l’amicizia, come un viaggio, che però raccontate in musica da questo quintetto diventano appassionate, appassionanti e complete; come se nella musica, in quelle note così ideate e così eseguite, e in quel “tempo” suonato senza sbavature, tutto possa avere un lieto fine.

La verità è che Nick The Nightfly è uno showman a tutto tondo. E’ coinvolgente e quello che fa è pieno di ottimismo, di passione e questo trasmigra nell’ascoltatore che non può che lasciarsi travolgere.

E se gli assoli di basso, sax e piano trovano il giusto spazio, nelle esecuzioni dei brani, il momento della batteria arriva prima del finale. Ariano lo conosciamo bene, sappiamo di cosa è capace. Cassa e rullante si piegano alla sua energia,  in un crescendo di beet che diventano sempre più stretti, e che quando rallenta sembra portarti via con sé…a suo agio in quel sostegno ritmico che non conosce staticità.

Ma che secondo voi li lasciavamo andar via senza un bis? Certo che no!

kiss the bride“… “bacia la sposa” è il titolo del pezzo. Invita le coppie a baciarsi, nelle pause del cantato. E’ festa…una festa in una notte di fine estate, ricamata dai suoi “la-la-la” che alla fine diventano anche i nostri, perché molti refrain restano impigliati nelle orecchie ma anche nella gioia che questo concerto, lascia nell’aria.

Non è divo Nick  Nightfly, è Nick  Nightfly, l’unico, l’inimitabile.

 

Simona Stammelluti

 

 

 

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