Negare l’evidenza: quando i social diventano il regno dell’ignoranza

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C’è qualcosa di profondamente inquietante nello scorrere oggi i commenti sui social network. Facebook e Instagram, in particolare, sembrano essersi trasformati in una gigantesca piazza virtuale dove l’ignoranza non solo trova spazio, ma viene rivendicata con orgoglio. Commenti scritti in un italiano approssimativo, spesso al limite dell’analfabetismo, negano fatti storici e scientifici dimostrati da decenni, se non da secoli.

C’è chi sostiene che l’uomo non sia mai andato sulla Luna, chi continua a ripetere che la Terra è piatta, chi arriva persino a negare l’esistenza dei dinosauri, nonostante milioni di reperti fossili catalogati, musei, studi universitari e prove stratigrafiche presenti in tutto il mondo. Non si tratta di semplici opinioni: è il rifiuto totale del metodo scientifico e della realtà.

L’ultimo episodio emblematico arriva dalla Lombardia, dove la notizia del ritrovamento di impronte fossili di dinosauri sulle montagne – una scoperta reale, documentata e verificata da paleontologi – ha scatenato una valanga di commenti deliranti. “Sono finte”, “le hanno fatte apposta”, “i dinosauri non sono mai esistiti”, “è tutto un complotto”. Nessuna argomentazione, nessuna fonte, nessuna conoscenza di base: solo sospetto, negazione e arroganza.

Siamo arrivati al capolinea. Peggio che nel Medioevo, quando almeno l’ignoranza era figlia della mancanza di accesso al sapere. Oggi, al contrario, viviamo nell’epoca in cui l’informazione è a portata di click, ma viene rifiutata deliberatamente. Non per mancanza di mezzi, ma per scelta.

Viene allora da chiedersi:
i social sono davvero diventati un ritrovo di “capre”, per usare l’espressione di Vittorio Sgarbi, oppure esiste in Italia un livello di sottocultura diffusa molto più grave di quanto si voglia ammettere?

Probabilmente entrambe le cose. Gli algoritmi premiano lo scontro, la provocazione e la stupidità urlata. La competenza non fa engagement, lo studio non genera like, mentre l’idiozia gridata sì. Così si crea una bolla in cui l’ignoranza si autoalimenta, si rafforza e si sente legittimata.

Il problema, però, non è solo il web. I social sono lo specchio di una società che ha smesso di investire seriamente in istruzione, cultura scientifica e pensiero critico. Una società dove “uno vale uno” viene spesso interpretato come “la mia ignoranza vale quanto la tua competenza”.

Negare l’evidenza non è libertà di pensiero. È il sintomo di un declino culturale profondo. E se continuiamo a tollerarlo, a minimizzarlo o – peggio – a ridere soltanto di chi crede che i dinosauri non siano mai esistiti, rischiamo di ritrovarci in un Paese incapace di distinguere un fatto da una fantasia.

Non è un problema di dinosauri, di Luna o di Terra piatta.
È un problema di futuro.

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