Mucci (SGS): “Ridurre le scuole al sud è autolesionismo, come curare un malato togliendogli l’ossigeno”

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“Ogni ragazzo salvato dalla scuola è un soldato in meno per la criminalità. Questa frase, spesso attribuita a don Lorenzo Milani, sottolinea il potere trasformativo dell’istruzione come arma di prevenzione sociale”.

Lo scrive in una nota Aldo Mucci che continua: “Significa: Educare un ragazzo gli dà competenze, autostima e opportunità legali. Toglierlo dalla strada/scuola lo espone a rischio di devianza, reclutamento da parte della criminalità organizzata o micro-criminalità. La mafia offre identità, denaro facile e senso di appartenenza che la scuola e lo Stato non sempre riescono a garantire.  Se a questo si aggiungono i recenti tagli delle scuole, scelta che appare non solo assurda, ma anche pericolosamente miope dal punto di vista sociale, economico e culturale, il “gioco è fatto”. Ridurre le scuole significa amplificare il divario, non ridurlo. È come curare un malato togliendogli l’ossigeno, con un effetto domino sull’economia. Meno istruzione = meno competenze = meno innovazione = meno crescita.                

Il Mezzogiorno – dichiara Mucci – ha bisogno di investire in capitale umano, non di smantellarlo. Ogni classe chiusa è un futuro ingegnere, medico o imprenditore che non nascerà. Chiudere scuole nei piccoli centri significa condannare interi paesi all’abbandono. I giovani emigrano, le famiglie si disintegrano, i servizi collassano. È un circolo vizioso che nessun piano di rilancio potrà fermare se si parte dal tagliare l’istruzione. Falsa economia, risparmio immediato  illusorio. Un ragazzo che abbandona la scuola costa alla collettività 250.000 € in mancati redditi e spesa sociale (dati SVIMEZ). Investire 1 euro in istruzione ne genera 3-5 in ritorno sociale (OCSE). Tagliare è perdere soldi due volte. L’art. 3 della Costituzione parla di rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza. Chiudere scuole al Sud è l’opposto: costruire barriere. Non è razionalizzazione, è abbandono di Stato. Il sud necessita di piani di recupero edilizio con fondi PNRR mirati, docenti incentivati per insegnare nei territori difficili, scuole diffuse, non accorpate: plessi piccoli ma vivi, con trasporti e digitale, più personale. Tagliare le scuole al Sud non è austerity. È autolesionismo” – conclude Mucci.

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