Mucci (SGS) : “Dimensionamento scolastico in Sicilia, ha prevalso il bisturi contabile”

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“Il dimensionamento scolastico in Sicilia sta diventando uno dei casi più emblematici di come una scelta apparentemente tecnica – dichiara Mucci – (ridurre il numero di dirigenti scolastici e di istituzioni autonome per risparmiare) possa trasformarsi in un danno culturale, sociale e territoriale profondo, soprattutto nelle aree interne e nelle isole minori. La norma nazionale (legge di bilancio 2023 e successivi decreti) impone che le scuole abbiano almeno 600 alunni (400 nei comuni montani e nelle isole) per mantenere l’autonomia e un dirigente titolare. La Sicilia, per rispettare la norma nazionale, i parametri e risparmiare circa 130-140 posti di dirigenza, ha deciso di applicare la norma in modo rigido e centralizzato, accorpando plessi anche distanti (a volte 80-100 km), cancellando storiche istituzioni (come l’Istituto Comprensivo di Lipari che perdeva l’autonomia nonostante servisse 7 isole) e creando mostri burocratici ingestibili.

Il dato politico – continua Mucci – è pesante: la Regione Sicilia è l’unica in Italia ad aver applicato il dimensionamento in modo così punitivo e centralistico, senza usare nessuno degli strumenti di flessibilità che la stessa norma nazionale prevede (deroghe per isole minori, zone a rischio spopolamento, riconoscimento della continuità didattica). Risultato: mentre in Lombardia o in Veneto si sono salvate quasi tutte le autonomie con accordi e intese, in Sicilia si è scelto il bisturi contabile, ignorando che chiudere una scuola con 300-400 alunni in un paese di 1000 abitanti significa spesso chiudere il paese stesso.

La Sicilia sta dimostrando, ancora una volta, che quando si tocca la scuola (cioè il futuro) la reazione della comunità è viscerale e spesso più efficace di qualsiasi piano calato dall’alto. È la stessa resilienza che ha tenuto in piedi le Eolie senza medici per anni, che fa funzionare i plessi con i docenti pendolari in traghetto, che trasforma i genitori in avvocati e i sindaci in barricaderi. Una politica che considera la scuola solo una voce di bilancio finisce per scoprire, troppo tardi, che in Sicilia la scuola è l’ultima trincea contro lo spopolamento, l’abbandono, la criminalità” – conclude Mucci.

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