È morto a 94 anni a Palermo Bruno Contrada, ex dirigente della polizia e già numero tre del SISDE. Nato a Napoli, ma palermitano d’adozione, Contrada aveva costruito gran parte della sua carriera professionale nel capoluogo siciliano, ricoprendo per decenni ruoli di primo piano nelle forze dell’ordine e nei servizi segreti.
La sua figura è stata al centro di una delle vicende giudiziarie più discusse degli ultimi decenni. Contrada venne arrestato il 24 dicembre 1992, pochi mesi dopo le stragi mafiose che sconvolsero Palermo, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Nel 1996 arrivò una prima condanna a dieci anni di reclusione. La sentenza venne poi ribaltata nel 2001 dalla Corte d’Appello, che lo assolse. Tuttavia il caso giudiziario non si concluse: nel 2006 una nuova decisione della Corte d’Appello di Palermo lo condannò nuovamente a dieci anni dopo una lunga camera di consiglio, verdetto confermato l’anno successivo dalla Corte di Cassazione.
Contrada scontò parte della pena tra carcere e arresti domiciliari fino alla fine della condanna, nell’ottobre del 2012. Negli anni successivi continuò a contestare la sentenza, portando il caso davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
Nel 2014 la Corte di Strasburgo condannò l’Italia, stabilendo che il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, per il periodo in cui sarebbero avvenuti i fatti contestati (tra il 1979 e il 1988), non era definito in modo sufficientemente chiaro nell’ordinamento giuridico. La stessa Corte rilevò anche che l’ex funzionario non avrebbe dovuto restare in carcere quando aveva chiesto i domiciliari per motivi di salute.
Dopo una lunga battaglia legale, la Corte d’Appello di Palermo gli riconobbe un risarcimento per ingiusta detenzione pari a 285.342 euro, decisione confermata nel 2023 dalla Cassazione.
Negli anni successivi Contrada aveva più volte ribadito di aver combattuto per difendere la propria reputazione e l’onore di uomo delle istituzioni, sostenendo di non aver mai perso fiducia nello Stato. La sua storia resta una delle più complesse e controverse nel rapporto tra istituzioni, giustizia e lotta alla mafia in Italia.
Qui un ricordo del libro presentato dal direttore castaldo
