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Morta la Regina del Soul; Aretha Franklin lascia con la sua musica quella sensazione che ti porta “al di là”

Aretha Franklin non c’è più, ha detto addio al mondo, oggi, 16 agosto 2018 dopo una lunga malattia.
 
La sua voce era unica e come tale sarà ricordata.
 
La cosa rara di Aretha Franklin, è che era “semplicemente” una grande cantante, una cantante che con la sua voce, poteva fare qualsiasi cosa.
Cantava il Rhythm & Blues, il jazz, poteva cantare l’opera e se avesse voluto avrebbe potuto cantare anche il country.
Hanno cominciato a chiamarla la “Regina del Soul” negli anni ’60 quando lei aveva appena che 20 anni e nessuno ha mai provato a toglierle quel prezioso soprannome.
Chiunque la sentisse cantare, ne veniva ispirato. Era un’ispirazione che lei canalizzava dal gospel nella musica soul, e in quella sua musica che parlava della vita delle persone, la vita di tutti i gioni.
Si pensi a canzoni come “Think” che è stato uno dei suoi messaggi più forti, un grande inno alla libertà di pensiero, ed è una delle poche canzoni che ha scritto.
Lei era la cantante che aveva 100 canzoni nelle classifiche Billboard R & B e 17 singoli pop nelle Hits, ma la cosa più importante fu il modo in cui lei inculcò la libertà di espressione anche negli altri cantanti, il modo in cui mostrava agli altri cantanti come con la voce si potesse anche volare.
Si può sentire un po’ di Aretha Franklin nella voce di Whitney Huston, o in Chaka Khan; ma si può avvertire l’anima di Aretha Franklin anche nella voce di alcuni uomini, che a lei si sono ispirati, come Luther Vandross; si può sentire Aretha Franklin nell’R & B tanto quanto nella musica americana tutta.
 
Eppure non è stata sempre nelle classifiche; ci sono stati dei periodi negli anni ‘70 o ‘80 in cui non riusciva ad avere una canzone di successo.
Coloro che le passavano il materiale, in quel periodo, la deludevano. Alla fine della sua carriera, si poteva sentire Aretha cantare la canzone di Adele e allora viene da pensare a cosa sarebbe successo alla sua carriera, se avesse avuto degli scrittori migliori…probabilmente avrebbe avuto molti più singoli di quei 100 in classifica.
Non c’è forse nessuno al mondo che non ami “Respect” e fu lei stessa in una intervista a dire che “mai avrebbe immaginato che le associazioni di tutela dei diritti civili l’avrebbero adottata come un mantra”. Suo padre era stato coinvolto nella battaglia dei diritti civili, lei fu vicina a Martin Luter king, cantò anche davanti al primo presidente afroamericano in America e questo fu per lei un momento clou.
Era la regina indiscussa del soul e lei riusciva a mettere tutta l’improvvisazione del gospel, nelle canzoni che parlavano di amore, e canalizzava lo spirito del gospel anche in situazioni cosiddette mondane.
Il gospel è costantemente con me, ovunque io vada, qualcuna cosa faccia”- diceva.
“Amazing Grace” è lo “standard” gospel che tutti conoscono; è una canzone bellissima e struggente, e quando senti Aretha Franklin cantare quella canzone è una condizione di trascendenza, una sensazione che ti porta al di là.
In lei c’era sempre quel sentimento che le permetteva di canalizzare qualcosa di più grande, di eccelso, dentro quel suo personalissimo ed inimitabile modo di cantare.
 
Simona Stammelluti

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