Un’indagine della Procura Europea accende i riflettori su una presunta truffa ai danni dell’Unione Europea che coinvolgerebbe 23 persone tra docenti universitari, ricercatori e imprenditori legati all’Università degli Studi di Palermo. Al centro dell’inchiesta ci sarebbero irregolarità nella gestione di fondi destinati a progetti di ricerca scientifica.
Tra i principali indagati figurano il professore Vincenzo Arizza, direttore del dipartimento Stebicef e responsabile scientifico di alcuni progetti, e l’imprenditore Antonio Fabbrizio, ritenuto dagli inquirenti un punto di riferimento nella gestione operativa di associazioni coinvolte.
L’indagine ipotizza, a vario titolo, reati come truffa aggravata, corruzione, falso e turbativa delle procedure pubbliche. Secondo gli investigatori, nell’ambito di progetti finanziati con risorse europee – tra cui “Bythos” e “Smiling” – sarebbero stati dichiarati costi mai realmente sostenuti.
Nel dettaglio, sarebbero state inserite nei rendiconti:
- attività di ricerca mai svolte da alcuni docenti
- acquisti di attrezzature scientifiche inesistenti
- spese gonfiate con il coinvolgimento di imprese compiacenti
Il sistema, secondo l’accusa, avrebbe permesso di ottenere finanziamenti più elevati rispetto a quelli dovuti, creando anche fondi neri.
A dare impulso all’inchiesta sono state le dichiarazioni di due ricercatori, che avrebbero segnalato anomalie precise. Tra queste, anche la pratica di riutilizzare materiali acquistati per altri progetti, cambiandone semplicemente le etichette per farli risultare collegati a nuove iniziative finanziate.
Nonostante la richiesta dei pubblici ministeri di applicare misure cautelari nei confronti di 17 indagati, il giudice per le indagini preliminari ha respinto l’istanza. Pur riconoscendo la presenza di gravi indizi, il gip ha ritenuto assenti le esigenze cautelari, sottolineando che i fatti contestati risalgono a un periodo compreso tra il 2018 e il 2023.
Secondo il giudice, il tempo trascorso riduce il rischio che gli indagati possano reiterare i reati, rendendo non necessarie misure restrittive.
I magistrati della Procura Europea, Gery Ferrara e Amelia Luise, hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame, che sarà chiamato a rivalutare la decisione.
Il rigetto delle misure cautelari non chiude il caso: l’inchiesta prosegue per accertare eventuali responsabilità penali. La vicenda riporta l’attenzione anche sui tempi della giustizia e sulla gestione dei fondi europei destinati alla ricerca, temi sempre più centrali nel dibattito pubblico.
Ecco i nomi degli indagati
- Vincenzo Arizza
- Antonio Fabbrizio
- Alberto Di Maio
- Mauro Cudia
- Sonia Cudia
- Stefania Fanara
- Mirella Vazzana
- Manuela Mauro
- Lucie Branwen Hornsby
- Giovanni Callea
- Salvatore Ditta
- Patrizia Diana
- Aita Vizzini
- Luca Vecchioni
- Daniela Carbone
- Viviana De Caro
- Giuseppe Avellone
- Giampaolo Badalamenti
- Giosuè Lo Bosco
