“Mafia dei pascoli” nell’Agrigentino: cinque condanne

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Presunta “Mafia dei pascoli” nel Belice agrigentino. Sentenza del Tribunale di Palermo a conclusione del giudizio abbreviato: cinque condanne.

Lo scorso 25 gennaio la Procura di Palermo, tramite il pubblico ministero, Claudio Camilleri, a conclusione della requisitoria, ha proposto al giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Carmen Salustro, la condanna di cinque imputati giudicati in abbreviato nell’ambito di un’inchiesta antimafia culminata il 3 giugno del 2024 nell’arresto a Santa Margherita Belice, ad opera della Squadra Mobile di Agrigento, dell’anziano boss Pietro Campo, 73 anni, già condannato per mafia e detenuto, poi il figlio, Giovanni Campo, 35 anni, Pietro Guzzardo, 47 anni, e Pasquale Ciaccio, 60 anni. E poi Domenico Bavetta, 44 anni, di Montevago. Ebbene adesso il giudice Salustro ha inflitto 9 anni di reclusione a Pietro Campo, poi 8 anni e 4 mesi a Piero Guzzardo, poi 7 anni e 8 mesi a Pasquale Ciaccio, 5 anni e 4 mesi a Domenico Bavetta. Giovanni Campo è stato assolto dalle imputazioni di estorsione e concorrenza illecita aggravate dal metodo mafioso. Ed è stato condannato a 1 anno e 8 mesi per tentata violenza privata. A vario titolo gli si contestano i reati di estorsione e illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravati dal metodo mafioso, e di aver agevolato l’associazione mafiosa “Cosa nostra”.

Dalle indagini, a cui ha contribuito anche la Squadra Mobile di Palermo, è emerso un capillare controllo per la gestione illecita delle attività agro-pastorali, con relativo utilizzo dei fondi agricoli, sul territorio agrigentino compreso tra Santa Margherita Belice, Montevago e Sambuca di Sicilia, fino al confine con Contessa Entellina in provincia di Palermo. Tra l’altro avrebbero costretto i proprietari e i gestori dei terreni agricoli a cedere la disponibilità di ampie aree di terreno da adibire al pascolo abusivo del bestiame, imponendo il pagamento di canoni irrisori che, in taluni casi, non sarebbero stati nemmeno corrisposti. E sarebbe stato vietato anche di esercitare attività agricole collaterali che alterassero il libero pascolo delle greggi, massimizzando quindi i profitti lattiero – caseari, e prevaricando su beni immobili altrui.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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