Nelle carte dell’inchiesta “Protocollo Cuffaro” emerge un nuovo tassello che riaccende i riflettori sui rapporti tra l’ex presidente della Regione Siciliana, Totò Cuffaro, e ambienti dei servizi segreti. Un episodio in particolare, ricostruito dagli inquirenti, mostra come l’ex governatore fosse stato avvertito da un uomo dei servizi di fare attenzione all’utilizzo del telefono, perché qualcuno lo stava “ascoltando”.
Secondo quanto si legge negli atti, Cuffaro avrebbe raccontato l’episodio al suo stretto collaboratore Carmelo Pace. «Dice: “Ma tu parli assai al telefono” – avrebbe confidato Cuffaro –. “Come parlo assai al telefono? Perché, che ho fatto?”». A quel punto, l’uomo dei servizi gli avrebbe risposto: «Capisci bene che ti hanno ascoltato».
Il giorno dopo, 19 marzo, Cuffaro si sarebbe recato a Roma, dove – sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti – avrebbe incontrato di persona l’uomo che lo aveva messo in guardia. Una circostanza che, se confermata, suggerirebbe l’esistenza di un canale riservato tra l’ex governatore e apparati dello Stato.
L’uomo in questione – descritto come già noto alle cronache giudiziarie per altre vicende legate all’intelligence – rappresenta uno dei punti chiave delle nuove indagini. Gli inquirenti ritengono che il suo intervento non fosse casuale, ma facesse parte di una rete di informazioni parallele di cui Cuffaro avrebbe beneficiato durante il suo mandato
