Lo dicono il Prof Salvatore Corrao e il Dr Leonardo Russo, componenti del Direttivo della CREW, in merito agli allarmi che si stanno creando in seguito alle dichiarazioni fatte da un noto artista che segnalava un problema alla vista a seguito delle utilizzo di un farmaco per il trattamento delle obesità!
Si sta generando un allarme infondato a seguito della diffusione sui media, di notizie relative a un presunto episodio di deficit visivo occorso dopo l’utilizzo di un farmaco impiegato nel trattamento dell’obesità e delle sue importanti comorbidità.
Secondo quanto riportato da alcune fonti mediatiche, un noto personaggio artistico statunitense avrebbe riferito di aver riscontrato deficit visivi dopo l’assunzione di tale terapia. Tuttavia, al momento, queste affermazioni non risultano supportate da evidenze cliniche verificate né da dati ufficiali che colleghino in modo causale l’evento descritto all’utilizzo del farmaco.
In questo contesto, è opportuno ricordare che la letteratura scientifica, già da diversi mesi, ha riportato la comparsa di rari casi di neuropatia ottica anteriore ischemica non arteritica (NAION), una forma di neuropatia ottica dovuta a un’improvvisa riduzione del flusso sanguigno nella porzione anteriore del nervo ottico. Tali segnalazioni sono state inizialmente osservate in un numero molto limitato di pazienti in terapia con semaglutide. È tuttavia fondamentale sottolineare che la NAION risulta statisticamente più frequente nelle persone affette da malattie metaboliche, in particolare nel diabete mellito, indipendentemente dall’uso di farmaci specifici.
Come riportato in diversi contributi scientifici, tra cui lo studio pubblicato su JAMA Ophthalmology nel marzo 2025 e successivamente ripreso in un editoriale dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD), i risultati suggeriscono una potenziale associazione tra l’utilizzo di semaglutide e la comparsa di NAION nelle persone con diabete mellito di tipo 2, la forma più frequente di diabete, in particolare in alcune sottopopolazioni di pazienti più vulnerabili.
Gli stessi autori, con piena correttezza scientifica, evidenziavano che tali dati non sono da considerarsi conclusivi e che l’eventuale aumento del rischio risulta comunque molto contenuto, soprattutto se confrontato con gli ampi e consolidati benefici del farmaco sul controllo glicemico, sulla riduzione del peso corporeo e sulla protezione cardiovascolare.
Sia l’articolo originale sia l’editoriale AMD sottolineano l’importanza di condurre studi prospettici dedicati, necessari per chiarire in modo definitivo l’eventuale rapporto causale tra queste condizioni e fornire ulteriori elementi di valutazione clinica.
Un ulteriore contributo è rappresentato dallo studio pubblicato su JAMA Network Open nell’agosto 2025 da Wang e colleghi, dal titolo “Semaglutide or tirzepatide and optic nerve and visual pathway disorders in type 2 diabetes”. In questa analisi, gli autori osservavano che, tra i pazienti con diabete mellito di tipo 2 senza precedenti disturbi oculari, il trattamento con semaglutide o tirzepatide risulta associato a un aumento del rischio di NAION e di altri disturbi del nervo ottico, pur sottolineando che il rischio assoluto rimane complessivamente basso.
I risultati dello studio confermavano la necessità di un monitoraggio clinico attento e regolare di tali condizioni, soprattutto nelle persone che presentano fattori di rischio aggiuntivi o vulnerabilità specifiche.
Alla luce di queste evidenze, EMA e AIFA, su indicazione del Comitato di Valutazione dei Rischi per la Farmacovigilanza dell’EMA (PRAC), aveva già segnalato, nel giugno 2025, che, per le specialità medicinali contenenti semaglutide, la NAION dovesse essere considerata un effetto indesiderato molto raro. In base ai dati disponibili, la NAION può colpire fino a 1 paziente su 10.000 in trattamento con semaglutide.
Al momento, una simile segnalazione non risulta estesa a tirzepatide, per la quale non sono stati ancora identificati segnali di rischio di comparsa di NAION.
EMA e AIFA evidenziano inoltre che anche i dati provenienti dai trial clinici mostrano un lieve aumento del rischio di sviluppare questa condizione nei pazienti trattati con dulaglutide, altro farmaco utilizzato per il trattamento del diabete, rispetto a quelli che avevano ricevuto placebo.
Alla luce di queste osservazioni, l’EMA ha quindi raccomandato che le informazioni relative ai medicinali contenenti semaglutide vengano costantemente aggiornate, includendo la NAION tra gli effetti indesiderati con una frequenza classificata come “molto rara”.
Alla luce di quanto emerso e di quanto ampiamente comprovato, il beneficio clinico derivante dall’utilizzo di semaglutide che di tirzepatide, nel trattamento della malattia diabetica e/o dell’obesità, risulta pienamente consolidato, così come il ruolo di queste terapie nel migliorare numerose comorbidità associate (OSAS, scompenso cardiaco, malattia renale cronica, patologia vascolare e malattie osteoarticolari).
Se confrontati con tali benefici, i potenziali effetti avversi rari, come la NAION, devono essere correttamente interpretati e contestualizzati. Per questo motivo, appare quanto mai pericoloso per la salute dei pazienti creare allarmismi o diffondere timori immotivati riguardo all’uso di molecole che stanno dimostrando una grande efficacia clinica.
Si ribadisce la necessità che l’impiego di tali terapie deve sempre avvenire sotto la supervisione di personale medico competente, in grado di valutare attentamente il rapporto rischio–beneficio e di monitorare in modo adeguato eventuali effetti indesiderati, come avviene per qualunque specialità medicinale.
Per questi motivi, la Endocommunity – CREW intende, con la presente comunicazione, prendere fermamente le distanze da modalità di diffusione delle informazioni che alimentano allarmismi. È fondamentale ribadire che la valutazione delle terapie, dei loro benefici e dei potenziali rischi deve basarsi esclusivamente sui dati prodotti dalla ricerca scientifica e sulle indicazioni fornite dagli enti regolatori (FDA, EMA e AIFA).
Tali valutazioni, infine, rientrano pienamente nelle competenze della comunità medica, unica figura professionale autorizzata a interpretare correttamente le evidenze disponibili e a orientare le decisioni terapeutiche. Al contrario, interpretazioni o divulgazioni operate da soggetti non qualificati possono facilmente risultare fuorvianti, distorte e, come già detto, potenzialmente dannose per la salute dei pazienti con diabete e/o obesità.
Prof. Aldo E. Calogero
Referente nazionale
Per conto del Comitato Direttivo della CREW
