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“Le bobine del depistaggio”

In ascolto le 19 bobine scoperte dalla Procura di Caltanissetta e contenenti intercettazioni dell’ex pentito Scarantino. Le indagini estese ai magistrati Palma e Petralia.

Domani, mercoledì 19 giugno, a Roma, al Racis, il Raggruppamento Carabinieri investigazioni scientifiche, saranno ascoltate 19 bobine con registrazioni che la Procura della Repubblica di Messina ritiene attinenti al depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio. Poiché l’ascolto, e quindi l’utilizzo delle bobine, potrebbe pregiudicarne in futuro l’utilizzo, l’ascolto di domani sarà tecnicamente un “atto irripetibile”. Ecco perché sono state invitate a partecipare tutte le parti in causa, attualmente sotto processo a Caltanissetta, ed anche i nuovi indagati, i magistrati che all’epoca hanno coordinato l’inchiesta, Annamaria Palma e Carmelo Petralia, a carico dei quali la Procura di Messina ipotizza il reato di concorso in calunnia aggravato dall’avere favorito la mafia e dalle condanne superiori ai 20 anni di carcere che la presunta calunnia ha provocato. Quale è il contenuto delle bobine che sono state scoperte dalla Procura di Caltanissetta e poi trasferite a Messina? Le cassette riguardano l’ex pentito Vincenzo Scarantino, che ha più volte ritrattato le sue dichiarazioni nell’ambito dei processi sulla strage contro Paolo Borsellino. Si tratta di registrazioni prodotte con strumentazione di Radio Trevisan, denominata RT2000, che è un’azienda con sede a Trieste leader nella fornitura di apparecchi di spionaggio. Pertanto sono delle intercettazioni e non interrogatori, perché RT2000 sono apparecchi per intercettare, nel frattempo obsoleti perché assai risalenti nel tempo. Ebbene, il procuratore di Messina, Maurizio De Lucia, intende accertare se nelle 19 cassette con le intercettazioni di Scarantino vi siano tracce utili alle indagini sul depistaggio. Il falso pentito è stato già condannato per calunnia a danno di alcuni magistrati che hanno indagato su via D’Amelio a fianco del pool di poliziotti pilotato da Arnaldo La Barbera. Inizialmente Vincenzo Scarantino ha raccontato che i “suggeritori” delle sue menzogne sarebbero stati i poliziotti e i magistrati titolari delle indagini. Poi ha corretto il tiro. Nel maggio scorso, quando è stato ascoltato al processo in corso a Caltanissetta, Scarantino ha dichiarato: “Il dottor Nino Di Matteo non mi ha mai suggerito niente. Il dottor Carmelo Petralia neppure. Mi hanno convinto i poliziotti a parlare della strage. Io ho sbagliato una cosa sola: ho fatto vincere i poliziotti, ho fatto peccare la mia lingua e non ho messo la museruola…”. Un colpo di scena. In passato, invece, Vincenzo Scarantino ha puntato il dito contro i magistrati in servizio a Caltanissetta che indagarono sulla strage di via D’Amelio. E le sue parole sono state: “Ho accusato dei mafiosi perché ‘sollecitato’ dai pubblici ministeri Antonino Di Matteo, Annamaria Palma e Carmelo Petralia ma anche Giovanni Tinebra”. Poi, ancora nel maggio scorso, ha spiegato il presunto equivoco in cui lui, Scarantino, sarebbe precipitato. E le sue parole oggi sono: “I poliziotti mi hanno fatto credere che i magistrati sapevano ogni cosa. Io mi trovavo nel deserto dei tartari. La Polizia mi aveva convinto che i poliziotti del gruppo ‘Falcone e Borsellino’ di La Barbera e i magistrati fossero la stessa cosa. Ecco perché sono arrivato ad accusare i magistrati. Io ero un ragazzo rovinato dalla giustizia, non ero un collaboratore di giustizia. Se io ho coinvolto i magistrati è perché i poliziotti mi hanno fatto credere che fossero una cosa unica”. In conclusione, tutto ciò anima l’interesse verso l’ascolto, domani, delle 19 bobine.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

 

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