La costa di San Leone cancellata. Ecco il frutto di certe associazioni ambientaliste, pezzi di magistratura compiacenti e potentati economico-televisivi

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San Leone non c’è più. La costa agrigentina è stata spazzata via, cancellata dalle onde, e con essa sono scomparse case, strade, locali simbolo della nostra movida. L’Acqua Seltz, il lungomare, la pista ciclabile, la galleria del Caos: tutto inghiottito. E non parliamo di fatalità. Qui qualcuno ha scelto di lasciare che accadesse.

Le colpe sono precise e gravi. Decenni fa, con una leggerezza irresponsabile e una compiacenza che oggi sembra scandalosa, certe associazioni ambientaliste – insieme ad alcuni pezzi di magistratura – imposero il veto alla realizzazione di barriere frangiflutti e scogli protettivi. Quei veti hanno impedito di difendere la costa, di salvaguardare case e attività economiche, di proteggere vite umane. Tutto per una teoria di “equilibri naturali”, di follie pure come gli “equilibri degli dei mari, degli oceani” che oggi si è rivelata una sciocchezza costata decine di milioni di euro in danni, la perdita di posti storici e simbolici, di coste colme di spiagge che non avrebbero avuto nulla da invidiare a quelle di Santo Domingo.

E gli alberghi, le strutture marittime, i centri per il mare, i lidi? L’hotel più vicino al mare è a 7 chilometri, fatta una eccezione.

Altrove in Italia, in Liguria, in Veneto, in Versilia, porti, porticcioli e spiagge sono protetti da barriere. Qui ad Agrigento no. Qui, gli “eroi dell’ambiente” hanno deciso che la natura doveva avere la precedenza, fregandosene delle persone, delle famiglie, delle imprese, delle case. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: la costa è sparita, i locali crollano, le strade franano, e il rischio maggiore è la galleria del Caos, proprio sotto i luoghi storici di Pirandello, che potrebbe trasformarsi in un disastro ancora più grave. Pirandello, oggi, avrebbe preso a calci nel culo certe associazioni ambientaliste, senza se e senza ma.

La costa, andando ancora avanti. C’erano progetti, straordinari club, residence sul mare, hotel, ricchezza, turismo, soldi, benessere. Ed invece, grazie a qualche coglione di turno (che altre città italiane non hanno) ci teniamo le frane, i crolli, il disastro. Ed ancora qualche vita umana non è stata interessata.

Questo è il frutto di anni di veti assurdi, ideologici, irresponsabili, di prese di posizione, di abbaiare sulle tv locali. Non ci sono scuse: chi ha deciso che a San Leone non si potessero costruire barriere deve assumersi la responsabilità morale e politica di questa catastrofe. La costa non è un laboratorio per testare teorie astratte: è casa, lavoro, cultura, memoria, hotel. E oggi è distrutta. E chi ha il potere di riparare, di ricostruire, deve farlo subito!

Il mare è potente, certo. Ma la potenza del mare da sola non spiega lo scempio di San Leone. Lo spiega la miopia, l’arroganza e l’ideologia cieca di chi ha deciso che proteggere la vita delle persone fosse meno importante di qualche “equilibrio naturale”. Si, è proprio così. L’esaltazione, un gruppo di invasati, demoniaci, sguazzavertuli che hanno preso forza grazie ad apparati di giustizia e televisivi che stavano a loro vicini.

La costa a San Leone non c’è più. Ma le responsabilità sì.

Quelle purtroppo sono rimaste…

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