La Corte dei Conti che bacchetta la “Cultura”; è iniziata la corsa a trovare i responsabili. E la Cucinotta, quale Patria ha salvato?

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Mentire sul fatto che da quando ha iniziato la carovana “Agrigento Capitale della Cultura 2025” c’è stato un dormi dormi generale, sarebbe da criminali.

Il tutto da quando si è saputo che Agrigento era stata investita da questo importantissimo appuntamento, e cioè un annetto prima. La macchina avrebbe dovuto mettersi in moto sin da quel momento ed invece il motore andava a tre, anzi a due. Una macchina che stentava a partire per come si deve; inevitabili le ripercussioni per l’organizzazione. Negative.

Eppure, quando fu nominato il dott. Giacomo Minio alla presidenza della Fondazione, tra miliardi di difficoltà (quelle di cui sopra) riuscì a portare in tavola un progetto ben articolato che a prima vista sembrava assolutamente interessante, ricco e degno di rappresentare l’evento Cultura per Agrigento.

Nominarono direttore della Fondazione Roberto Albergoni, uno degli artefici assieme a Nenè Mangiacavallo, di avere dato forte impronta nella scelta di Agrigento.

Nell’anno del Signore, primo gennaio 2025 scatta la macchina operativa. Da quella quella macchina che andava a tre avrebbe dovuto trasformarsi in una Ferrari. C’è un mostruoso lavoro da svolgere.. Ed invece, dopo alcune “visite particolari” del presidente della Regione Schifani, dal primo gennaio iniziarono i mugugni e le trappole. Una serie di impercettibili tragedie mai venute a galla se non quando i conti erano stati fatti e che riportiamo di seguito.

Minio lavorava seriamente ed alacremente. Non si sa il perchè, nelle stanze palermitane, però, non godeva di ottima fiducia. Il tutto è stato tenuto sottobanco. Minio aveva persino trovato i locali dove rendere operativi gli uffici della Fondazione, presso l’Ecua di Agrigento, con tanto di innumerevoli stanze, computer, postazioni e così via dicendo. Ecco il primo vero grosso scricchiolio.

“Palermo” costringe inesorabilmente Minio a dimettersi per non meglio specificati motivi. E Minio quando cominciò a sentire la puzza non esitò un solo istante a mettersi da parte.

Schifani, che non ha certo agevolato la spinta iniziale per far partire la macchina, (tutt’altro) al posto di Minio nomina la Prefetta Maria Teresa Cucinotta. Il suo avvento avrebbe dovuto salvare la causa “Cultura”, notevolmente in ritardo rispetto al programma. Ma le tragedia non finiscono qui.

Dopo Minio c’era da eliminare Roberto Albergoni, sulla pancia del presidente Schifani e su quella della neo eletta presidente Cucinotta. I due, però, non sapevano come dire ad Albergoni che doveva fare le valigie. Per loro era un peso ma non sapevano come cacciarlo. Dopo un lasso di tempo anche Albergoni, dopo l’odore acre, andò via anche lui. Le sue dimissioni (costrette) rappresentarono un atto liberatorio per i due presidenti, Schifani e Cucinotta, tanto che gli stessi, appresa la notizia delle dimissioni, non esitarono un solo istante a tirare un forte sospiro di sollievo e recitare contestualmente: “Era ora, ci siamo liberati di un peso che ci aveva messo in difficoltà, ma non sapevamo come cacciarlo via, come dirglielo…”

Al suo posto Giuseppe Parello, del Parco Archeologico. Lui si, davvero, ha trovato macerie. Eppure non ha mai puntato il dito contro colui il quale lo ha preceduto. Sta cercando di fare strada, nonostante le enormi difficoltà.

Alla faccia! Dunque, la complicità del presidente della Regione e successivamente anche quella della Prefetta hanno fatto passare dei mesi che si sono rivelati assolutamente cruciali per l’avvio della importante “macchina della Cultura”. Mesi a non far nulla, mesi a pensare come avrebbero dovuto dire prima a Minio e poi ad Albergoni, come fare le valigie e andar via.

E il dazio per quei notevoli ed enormi ritardi chi li paga? Minio, Albergoni, le due vittime sacrificali? E come fa la Cucinotta a dire oggi su RAI3 che quando è arrivata ha trovato solo macerie (o qualcosa di simile)? Lo sa la Cucinotta che Schifani aveva avocato a se tutto l’ambaradan mettendo, quindi, alle corde lo stesso Minio e non gli ha fatto toccare nemmeno una matita? Veniva da Palermo, cazziava e se ne andava. Cosa avrebbe dovuto fare Minio, quando da Palermo le sirene erano senza trombe? Bello e facile oggi sparare a zero sul predecessore. Molto facile, cara Presidente.

Dica all’universo mondo, adesso, lei, presidente Cucinotta: “Come ha sopperito alle carenze di Minio (le macerie…) fino ad oggi? Risultati strabilianti e decisivi non ce ne sono stati.

O meglio, nessuno se n’è accorto…

E intanto siamo a novembre e ancora non è partita nemmeno la promozione pubblicitaria…

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