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Jacqui McShee e Kevin Dempsey: 70 anni, ballate folk e suggestioni

Ma in quanti siete? 

Solo in due. O forse avrebbero dovuto rispondere “in 4” perché ci sono anche “una voce e una chitarra”, il meglio degli effetti speciali che si possano desiderare, in serate come quella consumatasi sulle tavole del Teatro dell’Acquario di Cosenza (sold out)  che ha ospitato lo scorso venerdì 11 maggio il duo londinese formato da Kevin Dempsey e Jacqui McShee. 

C’è da fare un plauso al direttore artistico della rassegna “La nave dei folli” Carlo Fanelli, che con quel pizzico di geniale follia ha scovato oltre la manica due artisti che – così come hanno spiegato loro stessi durante la serata – era la prima volta (inteso come prima esperienza) che suonavano insieme, dopo essersi incontrati per caso e piaciuti reciprocamente (musicalmente parlando), mettendo pertanto insieme tutto quello che si era consumato in decenni di personali carriere, accomunati dal folk britannico, e poi dal blues, contaminato dalla musica che arriva dall’est dell’Europa, dalla Bulgaria, dalla Russia.  

Le ballate inglesi sono un meraviglioso mondo sonoro che i due artisti hanno imbastito e raccontato, senza sovrastrutture, con la forza della voce sottile, raffinata, quasi cristallina di Jacqui McShee (che se chiudi gli occhi mai diresti che è una deliziosa signora di 70 anni) e dal carisma, dall’energia di Kevin Dempsey, chitarrista acustico sopraffino, compositore e intrattenitore. 

Sobri, a loro agio, appaganti. 

Sono saliti su di un aereo e raccogliendo l’invito di Carlo Fanelli sono volati in Calabria, abbandonando per qualche giorno la loro tournée nel Regno Unito, intenzionati a raccontare in musica, il mondo fatto di dettagli di musica britannica, all’interno del tessuto blues e jazz. Non dimentichiamo che la grande Jacqui McShee è stata la cantante dei Pentangle, innovativo gruppo Folk rock degli anni 70. 

Le tradizioni folkloristiche si vestono per l’occasione, in una dimensione intima, acustica, in un viaggio musicale vario, con sonorità affascinanti. 

Lei, vestita con un semplice vestitino a fiori, bionda, come un tempo, semplice – perché non ha bisogno di null’altro se non la sua voce che ricorda Joni Mitchell – una voce sottile, rotonda, da mezzo soprano, che si vela appena di malinconia, nelle ballate, sempre in equilibrio tra la trasparenza vocale e il vissuto che si porta dentro. 

Dempsey accompagna nei controcanti, suona in accompagnamento e poi ricama, con virtuosismi calibrati. Parla con il pubblico, è simpatico ed accattivante. 

“Come to me baby”, “Song to Molly” ed è subito atmosfera. Gli lascia il palco Jacqui durante la serata e Dempsey sfrutta quel tempo per deliziare il pubblico con il suo blues e con la musica inglese datata 1965. 

È un duo che sembra avere ancora  tante cose da dire, e malgrado qualche piccola imperfezione, che si perdonerà a due artisti di quella portata che ancora a 70 anni reggono magnificamente il palco, io c’ho visto una ruota panoramica in quel concerto, che girando e salendo verso l’alto raccoglie dettagli sonori fuori dal tempo, e poi il jazz in velata suggestione, oltre a quel sapere frizzante del folk e quando quel suono, girando arriva giù, vicino al pubblico, giunge appagante. 

Un bel concerto, un mondo lontano a portata di mano, storie di amore in musica, di canzoni dedicate e di voglia di fare ritorno da qualche parte, fosse anche una nostalgia. 

Simona Stammelluti 

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