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Italia: da Gomorra a Babele

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«Chi mente, se anche non scoperto, ha la punizione in sé medesimo; egli sente che tradisce un dovere e si degrada»

(Silvio Pellico, da Dei doveri degli uomini.) – Fonte Wikipedia –

Noi giornalisti, amati e odiati.
Noi, buoni e cattivi, capaci, meno capaci ed incapaci.
Noi, incorruttibili, corruttibili, corrotti.
Noi, che ci comprano con poco e ci svendono per nulla.
Noi, che ubbidiamo solo al lettore, o che invece ubbidiamo ai poteri forti.
Noi, che scegliamo di parlare sempre o noi che stiamo zitti, sperando che nessuno si accorga che siamo stati zitti fin quando l’onda anomala non sia passata.

Embè, l’onda anomala qualcuno però dovrà pur raccontarla, soprattutto in un paese dalla memoria sempre troppo corta, che dimentica in fretta, che vive simpatizzando senza mai andare fino in fondo, che oggi “bla bla bla” e domani “che noia”.
Noi, che – prendendo in prestito l’espressione di Giacchietti verso Speranza all’assemblea Pd –  “abbiamo tutti un po’ la faccia come il culo” e alla fine “basta che se ne parli” (quando se ne parla), e poi torna tutto come prima, vendita di libri compresa.

La notizia che nelle ultime ore sembra essere sfuggita alla cronologia e dunque riesumata da una tomba con epitaffio 2015  (fosse mai che Saviano stia uscendo con un altro best seller?!) è quella della sentenza della Cassazione che ha condannato Saviano per aver copiato tre articoli poi inseriti nel suo Best Seller, Gomorra, che ha venduto circa 10 mln di copie.

Appropriarsi di parole che non sono proprie, non si confà né ad un giornalista né ad uno scrittore; che poi é noto quanto noi scrittori si debba dichiarare – una volta consegnato un manoscritto ad una casa editrice che scelga di renderlo pubblico – che quanto scritto si riferisce alla fantasia dell’autore, o ad una libera interpretazione di fatti o di indagini personalmente condotte; in tutti gli altri casi, c’è l’obbligo di segnare a margine una bibliografia che citi tutte le fonti utilizzate per la stesura di una eventuale opera.

Saviano lo sapeva? Non posso rispondere per lui, ma non é certo uno sprovveduto, né un ingenuo. Forse un po’ furbo o forse troppo immedesimato in qualcuno dei suoi personaggi tanto da pensare di essere immune da qualsiasi norma o da critiche …Cose da dilettanti, però!

La Cassazione, sentenza definitiva e quindi inappellabile, conferma l’accusa di plagio, però si legge anche che “il risarcimento è proporzionato al fatto che quei tre articoli copiati non avrebbero potuto decretare il successo dell’opera di 331 pagine”, perché un giudice, nell’ambito del proprio libero convincimento, ha deciso che un articolo di stampa pubblicato da una remota testata giornalistica di provincia non avrebbe potuto decretare tale successo (quasi quasi dovrebbero ringraziarlo per aver loro concesso qualche istante di notorietà!)

Beh io proverei a togliere quelle pagine che riportano gli articoli e poi vediamo come si procede, nella narrazione dei fatti.

Ma proviamo a tracciarlo, un profilo dello scrittore che spesso è in TV (dove presumibilmente presto tornerà) con i suoi monologhi sulla correttezza, su come si vive, su cosa sia il rispetto, su come si accettano i propri limiti, ma evidentemente vale solo per gli altri. Un mix Saviano, un po’ inquisitore un po’ Ghandi.

Non si può pensare che uno come Saviano, commetta sbagli così grossolani, o che ingenuamente cada.

Diciamo che i sistemi nei quali si muove sono abbastanza blindati. Grandi case editrici, giornali sui quali ha sempre come dispensare parole in libertà, le TV che gli concedono spazi privilegiati.

E poi ci siamo noi, i giornalisti … quelli amati e odiati.
Noi, NOTI O SCONOSCIUTI, buoni e cattivi, capaci, meno capaci ed incapaci.
Noi, incorruttibili, corruttibili, corrotti.
Noi, che ci comprano con poco e ci svendono per nulla.
Noi, che UBBIDIAMO SOLO AL LETTORE, o che invece ubbidiamo ai poteri forti.
Noi, che scegliamo di parlare sempre o noi che stiamo zitti, sperando che nessuno si accorga che siamo stati zitti fin quando l’onda anomala non sia passata.

Ad oggi comunque non ho ancora deciso se mi rattrista più un Saviano che copia, o un Papa che impreca.

Simona Stammelluti

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