Ismaele cala l’asso di bastoni: ma è proprio quell’asso che rischia di fargli male. Ismaè, Ismaè, puru tu ti ci metti?

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Ci sono storie che fanno sorridere. E poi ci sono quelle che, proprio perché sembrano incredibili, meritano di essere raccontate fino in fondo.

Questa appartiene alla seconda categoria. Perché qui non stiamo discutendo di ambiente. Non stiamo facendo la guerra alla bicicletta, non stiamo difendendo le automobili e non stiamo sostenendo che la città debba essere invasa dai gas di scarico.

Al contrario: meno auto, più biciclette, più mezzi elettrici, più rispetto per l’ambiente. Su questo siamo tutti d’accordo. Il problema è un altro. Qualche giorno fa Elvina Mangione pubblica una fotografia e si indigna per un’auto parcheggiata davanti al portone di Palazzo di Città. E ha ragione. Sacrosanta ragione. Quella macchina lì non dovrebbe stare. Fin qui, nulla da eccepire.

Poi, però, accade qualcosa che rende tutta la vicenda surreale: la stessa Elvina Mangione arriva davanti a Palazzo di Città e decide di legare la propria bicicletta all’inferriata che costeggia proprio quel portone. E allora una domanda sorge spontanea: ma la regola vale soltanto quando la trasgressione la commettono gli altri? Perché questo è il punto. Non la bicicletta. Non l’automobile. Non l’inquinamento. Il problema ha un nome preciso: la coerenza.

Abbiamo scritto un articolo dai contenuti chiari e inequivocabili. Ismaele, ne trae spunto, e con una ironia degna della peggiore trama fantozziana, vuole replicare al nostro articolo. Ma fa ancora peggio: si mette accanto alla più grande predicatrice del nulla (perchè razzola con i piedi) e sciorina quell’ironia dei poveri che francamente non gli si addice.

Saranno forse stati distratti dal fatto che mentre schiticchiano e arrustinu vogliono cambiare l’universo mondo in cerca di strategie che francamente Agrigento, non solo non merita, ma ha bisogno di cose “più terrene”, più fattibili, più veritiere. “Il tutto, – scrivono – per pianificare, sognare ed immaginare un futuro straordinario“. Lo avete scritto voi in questo post che pubblichiamo con tanto di foto.

Ed è qui che la vicenda diventa addirittura grottesca. Perché quando si viene messi davanti a una contraddizione, invece di rispondere alla contraddizione, si cambia argomento. Si tira fuori l’ambiente. Si parla di mobilità sostenibile. Si fa l’elenco delle virtù della bicicletta. Benissimo. Ma nessuno ha mai detto che la bicicletta inquina.

E poi arriva Ismaele. Ed è qui che, personalmente, casca l’asino. Perché da Ismaele ci si aspetterebbe un’altra lettura. Non quella di chi si lascia trascinare dalla polemica facile, ma quella di chi sa distinguere il contenuto di una critica dalla sua comoda reinterpretazione. Ismaele, nessuno sta dicendo che dobbiamo inquinare Agrigento. Nessuno. Anzi, siamo noi i primi a dire che bisogna camminare di più, pedalare di più, usare mezzi elettrici, ridurre il traffico e rispettare l’ambiente.

Ma non proviamo a trasformare una questione di coerenza in una predica ambientalista. Perché è un trucco vecchio. Vecchissimo. Quando non si riesce a rispondere alla domanda, si cambia la domanda. Quando non si riesce a spiegare una contraddizione, si sposta il discorso. E basta Ismaè, ci avete rotto il cazzo davvero (azzzzz, adesso i moralisti…). E ora ti ci metti pure tu?

Un conto che sviano e trasformano quattru carusi che vogliono sorreggere le sorti di San Calò, e un conto è vederti fare il prestigiatore di notizie, falsificandole a proprio piacimento. Gnaà Ismaè, gnadà.

Qui non c’è nessuna guerra alla bicicletta. C’è una guerra alla presa in giro. Perché il cittadino comune, quello che ogni giorno deve rispettare divieti, regole, ordinanze e buonsenso, ha tutto il diritto di chiedersi perché alcune regole sembrino rigidissime quando riguardano gli altri e improvvisamente elastiche quando riguardano qualcuno che predica il rispetto delle regole. Basta con quelli che salgono sul pulpito per spiegare agli altri come ci si deve comportare e poi, appena scendono dal pulpito, dimenticano la predica.

Ismaele, proprio perché ti riconosciamo esperienza e intelligenza politica, ti chiediamo una cosa semplice: non cadere nella trappola di chi cambia il senso delle cose, perché stavolta non si parlava di ambiente, si parlava di una macchina, di una bicicletta, di…coerenza. Il resto è soltanto fumo.

E, visto che parliamo di ambiente, quello sì che sarebbe meglio evitarlo.

N.B. Ismaè, quando finirete di pianificare il mondo, dopo la schiticchiata, controlla i commenti soprattutto su un assessore della Giunta di Michele (ma non solo…).

Ti accorgerai che alla fine il diavolo (noi) non è poi così cattivo per come viene dipinto…

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