Inchiesta su appalti e mafia in Sicilia: l’ex manager del Policlinico di Messina Iacolino sceglie di non rispondere ai magistrati

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Si è avvalso della facoltà di non rispondere Salvatore Iacolino, ex manager del Policlinico di Messina, convocato per un interrogatorio dalla Procura di Palermo nell’ambito di un’indagine su presunti rapporti tra amministrazione pubblica e criminalità organizzata. Iacolino è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

L’ex dirigente sanitario, accompagnato dai suoi avvocati, ha scelto di non rilasciare dichiarazioni ai pubblici ministeri durante l’interrogatorio. La sua posizione è al centro di un’inchiesta che riguarda presunti favori concessi al mafioso Carmelo Vetro, originario come lui di Favara.

Secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, Iacolino avrebbe facilitato i contatti tra Vetro e alcuni esponenti di rilievo delle istituzioni regionali e della politica, tra cui Bernadette Grasso, vicepresidente della Commissione regionale antimafia, e Salvatore Cocina, responsabile della Protezione civile siciliana, oltre ad altri dirigenti delle aziende sanitarie provinciali dell’isola.

Gli inquirenti sospettano che, in cambio di queste intermediazioni, l’ex europarlamentare possa aver ricevuto sostegno economico per campagne elettorali e opportunità di lavoro per persone a lui vicine. Nel corso di una perquisizione nella sua abitazione sarebbero stati inoltre rinvenuti circa 90 mila euro in contanti.

L’indagine nasce da approfondimenti investigativi sul boss di Favara e ha portato alla luce un presunto sistema di tangenti che coinvolgerebbe anche il dirigente regionale Giancarlo Teresi. Entrambi sono stati arrestati nelle scorse settimane.

Secondo l’accusa, grazie ai rapporti con il funzionario pubblico, Vetro sarebbe riuscito a ottenere appalti e commesse nel settore dello smaltimento dei rifiuti attraverso la società An.Sa srl. Un’attività che, stando agli atti dell’inchiesta, non avrebbe potuto svolgere, poiché una precedente condanna definitiva a nove anni per associazione mafiosa gli avrebbe precluso la possibilità di lavorare con la pubblica amministrazione.

Le indagini proseguono per chiarire l’eventuale rete di relazioni e responsabilità che avrebbe consentito alla criminalità organizzata di infiltrarsi nella gestione di appalti e servizi pubblici in Sicilia.

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