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“Home Feeling”, il disco del contrabbassista Massimiliano Rolff, che racconta il “feeling in”

Home Feeling è un disco che nasce per restare nell’orecchio dell’ascoltatore, che inevitabilmente finisce per scegliere il suo brano preferito per poi continuare a canticchiarlo a lungo.

E’ accaduto anche a me, che in linea generale – forse è meglio dirlo subito – non amo particolarmente la bossa nova, se non contestualmente a quelle eccezioni in cui quel genere di musicale viene ritagliato dallo sfondo canonico, per poi essere ricucito con originalità e con una apertura verso quella che è la porta principale del jazz, ossia l’improvvisazione.

Massimiliano Rolff, veterano del mondo del jazz, contrabbassista con oltre un ventennio di esperienza consumata e affinata nei migliori festival e  jazz club europei, firma questo album prodotto da Rosario Moreno per la BlueArt, che mette insieme molte sonorità sudamericane, cubane, latine, le mischia con una prorompenza comunicativa e con un appeal che è classico di chi sa come raccontare un “feeling in”; quello che nasce tra un musicista e alcuni luoghi, alcuni incontri e con la dimestichezza che alcuni artisti come Rolff hanno, nella fase compositiva.

Insieme a lui, che ha firmato tutti i brani tranne “Beija Flor” e “Melodia del Rio“, omaggio al pianista cubano Ruben Gonzalez, ci sono Nicola Angelucci alla batteria e Mario Principato alle percussioni. L’album ospita il pianista colombiano Hector Martignon, brioso, spigliato, con quella raffinata capacità di incedere oltre il tema principale con una spiccata versatilità, e che in alcuni brani come “The wind strikes againsensa dubbio il mio preferito dell’intero album – sembra indomabile. Il pezzo mi piace molto perché nella sua esecuzione Massimiliano Rolff, non ha bisogno di sentirsi protagonista, lascia molto spazio agli altri strumenti per porre solo dopo, il suo contributo sonoro per riportare il brano sul tema, con un giro a loop, riproponendo i colori del controtempo, con un reef in bilico tra lo swing e la bossanova.

Sono questi dettagli che mostrano la faccia originale del lavoro discografico che non eccede mai, pur essendo incalzante e coinvolgente.

E siccome ogni jazzista che si rispetti ha una vena appassionata, quasi romantica, Rolff la racconta nel pezzo “A song for…” . Per chi sia non lo sappiamo, ma c’è dato sapere, con l’ascolto, che si tratta di una accattivante ballad, morbida, spoglia da ogni ammiccamento, nel quale gli strumenti che reggono la base ritmica, accompagnano in maniera leggera il pianoforte, fino a quando il contrabbassista non mette in gioco un’atmosfera, senza mai perdere stile e quell’abilità che lo lega al suo strumento.

Lungo le tracce si dipana una narrazione, creativa e fascinosa, nella quale il sound è inevitabilmente palpabile e pulsante, ma perfettamente equilibrato. Non ci sono eccessi, ci sono pochi momenti ostinati, c’è la comprensione perfetta tra i musicisti che dialogano e si comprendono;  non c’è sfida, c’è una sorta di staffetta nota su nota, in un tempo che è quello perfetto per coinvolgere. E’ questo lo rende un disco che accompagna, che tiene compagnia, che trasporta altrove, che ti soffia addosso quel linguaggio afro-cubano.

Insomma, una “casa emotiva” che ognuno arreda come vuole, con le pareti piene zeppe di colori accesi, mentre dalle finestre entra il suono di melodie cantabili, e di voglia di far ritorno verso qualcosa o verso qualcuno, e di sentirsi a casa.

 

Simona Stammelluti

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