Gennaro Riccobono rimane in libertà, respinta la richiesta di carcerazione

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Accogliendo il ricorso proposto dall’avv. Giovanni Castronovo, difensore di Gennaro Riccobono, di 64 anni, originario dello Zen, la prima sezione della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio, ad altra sezione del Tribunale del riesame di Palermo, l’ordinanza con la quale la suddetta autorità giudiziaria, aveva accolto l’appello, ex art. 310 c.p.p, proposto dai Pubblici Ministeri Giovanni Antoci, Felice De Benedictis ed Andrea Fusco, disponendo l’applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti del Riccobono, che dunque rimarrà in stato di libertà. Gennaro Riccobono era starò coinvolto nella maxi operazione condotta dalla DDA di Palermo che aveva portato al fermo di ben 151 persone. In particolare si contestava all’indagato di aver fatto parte della famiglia mafiosa dello Zen, ed in particolare di essere stato l’autista, nonché uomo di fiducia del pluripregiudicato per mafia Giovanni Cusimano. A seguito di interrogatorio di garanzia reso dal Riccobono al GIP Claudia Rosini, rigettava la richiesta di applicazione della misura cautelare in carcere avanzata dall’Ufficio di Procura, il quale, a seguito di ciò, proponeva appello al Tribunale del riesame, che accoglieva il gravame proposto, disponendo la massima misura cautelare in carcere nei confronti di Gennaro Riccobono, che però non veniva eseguita in attesa della decisione della Corte di Cassazione. La difesa, rappresentata dall’avv. Giovanni Castronovo, proponeva rituale ricorso per Cassazione, che, come detto, e’ stato accolto dai Supremi Giudici, i quali hanno annullato l’applicazione della misura cautelare disposta nei confronti dell’indagato, che dunque rimarrà in libertà in attesa della celebrazione del processo.

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