La Corte d’Assise d’Appello di Palermo ha rideterminato la condanna nei confronti di Adriano Vetro, riconoscendogli il vizio parziale di mente e abbassando la pena a 17 anni e 10 mesi di reclusione. L’uomo era stato condannato in primo grado a 22 anni per l’omicidio del cardiologo Gaetano Alaimo, avvenuto il 29 novembre 2022 all’interno dell’ambulatorio medico di Favara.
La Corte ha dunque parzialmente accolto le tesi della difesa, che aveva sostenuto la presenza di una infermità psichica al momento dei fatti. Una valutazione che ha inciso sulla quantificazione della pena, pur non escludendo la responsabilità dell’imputato.
Diversa la posizione della pubblica accusa. Il sostituto procuratore generale Salvatore Leopardi aveva infatti chiesto la conferma integrale della sentenza di primo grado, ritenendo Vetro pienamente capace di intendere e volere al momento del delitto.
Secondo quanto ricostruito nel corso del processo, l’omicidio sarebbe maturato al culmine di una discussione legata al mancato rilascio di un certificato necessario per il rinnovo della patente di guida. Il medico fu raggiunto da un colpo di pistola esploso nel suo studio. Dopo l’aggressione, l’imputato tentò di allontanarsi, ma venne fermato poco dopo dai carabinieri.
Determinanti, ai fini dell’accertamento dei fatti, sono state la confessione dell’uomo e la testimonianza della segretaria del cardiologo, presente al momento dello sparo.
In appello era stata disposta anche una nuova perizia psichiatrica, sollecitata dai difensori Sergio Baldacchino e Raffaele Bonsignore. Pur confermando la capacità di intendere e di volere dell’imputato, i giudici hanno ritenuto di riconoscere una condizione di parziale infermità, elemento che ha portato alla riduzione della pena rispetto al primo grado.
La sentenza chiude così il secondo grado di giudizio, ridisegnando il quadro sanzionatorio ma confermando la responsabilità per un delitto che aveva profondamente scosso la comunità favarese.
