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Fabio Concato al Blue Note, ma la vera star è il “Paolo Di Sabatino Trio”

Un trio d’eccezione per il cantautore milanese, classe 1953, che negli anni ha regalato bei successi alla musica italiana e che sabato 22 ottobre ha cantato “a casa”, nella sua Milano, nel prestigioso e famosissimo jazz club

Sono passati tanti anni, oltre un ventennio, da quando ascoltai Fabio Concato dal vivo, al teatro Metropol di Corigliano Calabro. Ricordo quella carrellata di successi, snocciolati uno dietro l’altro, con il suo gruppo di allora, e quello fu un bel concerto in acustica, con un cantautore che aveva quella voce così caratteristica, canzoni con testi belli anche se non particolarmente impegnati e quella simpatia che – differentemente da altre caratteristiche tecniche – non ha perso con il passare del tempo.

E così lo scorso sabato 22 ottobre, Fabio Concato, ha regalato al pubblico milanese, due set di concerto, accompagnato da un trio d’eccezione, che vede alla guida un pianista di grande calibro che risponde al nome di Paolo Di Sabatino, che insieme a Marco Siniscalco al basso elettrico (bassista di grande fama, che può vantare collaborazioni con grandi orchestre e con i più grandi nomi del jazz internazionale) e Glauco Di Sabatino alla batteria, hanno “costruito” – è proprio il caso di dirlo – una eccellente rivisitazione dei pezzi del cantautore. I nuovi arrangiamenti sono stati realizzati proprio da Paolo Di Sabatino, che durante la serata non ha mancato di mostrare non solo capacità tecniche e virtuosismi, ma anche la prodezza sopraffina dell’arrangiatore che non stravolge le dinamiche di un pezzo, ma mette a punto delle variazioni sia toniche che di tempo, tanto da rendere lo stesso, gradevole all’ascolto e nuovo nella sua veste interpretativa.

Il connubio jazz-cantautorato non è certo nuovo; Si pensi a Gino Paoli con Danilo Rea, a Sergio Cammariere con Fabrizio Bosso.

Photo di Davide Di Lorenzo

Per questo agli appassionati di jazz, è venuto da domandarsi cosa abbia tirato fuori Concato da questo sodalizio con il trio di Di Sabatino, anche se lo stesso cantautore aveva in precedenza avuto un contatto con il mondo del jazz, proprio grazie ad un progetto con il trombettista Fabrizio Bosso, fuoriclasse targato Made In Italy e Juan Oliver Mazzariello al pianoforte, con i quali aveva messo in piedi il progetto non solo discografico, “Canzoni”.

Ma per tornare alla serata al Blue Note di sabato 22 ottobre, ciò che il pubblico ha ascoltato, è stato un excursus di brani che hanno attraversato tutta la carriera del cantautore, mentre si aveva l’impressione che il pubblico applaudisse più il pezzo conosciuto che la performance in se, che – a mio avviso – non è stata superlativa nella parte cantata.

Le difficoltà primarie nascono dal fatto che seguire un pianista come Di Sabatino, che imbastisce sapientemente una intro, non è cosa semplice, come non è semplice prendere la nota giusta, o tenerla. Diverse sono state le sbavature nel cantato di Fabio Concato, come se a volte non ce la facesse a pieno a raggiungere alcuni registri, malgrado la sua caratteristica voce abbia tenuto compagnia ai quasi 300 ospiti del jazz club, insieme alla sua simpatia.

Al Blue Note di Milano sabato sera i giovani non erano tantissimi, e la media dei presenti era presumibilmente sopra i cinquant’anni. “Canto”, “Guido Piano”, “Sexy Tango”, “Tienimi dentro te”. Tutti corrono a ricordi, cantano con lui, sorridono alle sue battute, come quando racconta che non aspetta più di tanto prima di concedere il bis perché teme che accada come quella volta, che per un minuto di troppo dietro le quinte, quando poi è tornato sul palco, non c’era più nessuno.

Particolarmente bello, per me, l’arrangiamento di “Domenica Bestiale” che un geniale Paolo Di Sabatino, ha reso minore, cambiandone anche il tempo, rendendolo un pezzo “quasi nuovo di zecca”.

Un concerto di pezzi noti, che ti catapultano in un passato che sembra ancora vivo e recente, nel quale riconosci la voce di Fabio Concato, anche se con quale imperfezione, e mentre arriva “Ti ricordo ancora” o “Buonanotte Amore”, vedo intorno a me, coppie che si tengono per mano, che riconoscono forse in quella canzone, un pezzo della propria storia d’amore, mentre io non posso non porgere l’orecchio alla bravura di quei musicisti come anche Marco Siniscalco che sembra discreto nel suo ruolo di base ritmica, insieme a Glauco Di Sabatino alla batteria, che però sa divenire ostinato durante la versione di “Gigi”, che prende gli accenti di bossanova, e che mostra l’abilità del trio, l’affiatamento e la capacità di integrare le necessità cantautorali nella genialità del jazz.

“Fiore di Maggio” e poi ancora “Non smetto di aspettarti”, pezzo che mi è particolarmente piaciuto, quasi come se ci fosse una vena che pulsasse un po’ più forte nella gola di Fabio Concato e nelle mani di quei musicisti che sanno fare meraviglie.

Ringrazia e va, poi torna.

Il pubblico vuole ascoltare “Rosalina”, lui la regala senza indugi, e con quella famosissima frase “ti ammazzi con il bignè, olè!” finisce un concerto nel quale a volte la voce è venuta meno, i testi sono stati quasi recitati più che cantati, qualche nota non è stata proprio al suo posto, mentre in quella “botte di ferro” chiamata “Paolo Di Sabatino Trio”, ha potuto adagiarsi colui che di belle canzoni ne ha saputo scrivere e che domani, continueremo a cantare, dimenticando ogni imperfezione.

Simona Stammelluti

Si ringrazia il fotografo Davide Di Lorenzo, per aver concesso al Sicilia24h, l’utilizzo delle sue foto, contenute in questo articolo


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