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Ennio Morricone al Forum Di Assago: Una carriera, le emozioni e la sua intelligenza musicale (foto)

Le emozioni sono sempre difficili da tenera a bada. Talvolta però è ancora più complicato, perché a sederti a fianco è anche la commozione che ti raggiunge senza chiedere il permesso, tirandoti dentro un vortice di magia. Tutta “colpa” dell’unicità dell’evento, della bravura coinvolgente dei maestri dell’orchestra, oltre al coraggio e all’energia contagiosa che appartiene a Ennio Morricone, che a dispetto dei suoi 89 anni di età ha regalato l’ennesima indimenticabile serata d’incanto.

Ad omaggiare la musica sublime e la carriera di uno dei più grandi compositori contemporanei nella notte del 6 marzo all’interno dei 40 mila metri quadrati del Forum di Assago, oltre 12 mila spettatori, 100 componenti del coro, l’Orchestra Roma Sinfonietta al completo, la soprano svedese Susanna Rigacci e lui, il Maestro Ennio Morricone, classe 1928, compositore e direttore d’orchestra sopraffino, specializzato nella composizione di musica assoluta e di musica applicata, e non solo di famose colonne sonore.

La maestosità del suo modo di concepire la musica, la ricercatezza creativa che mette in campo quando scrive per il cinema, l’immensa capacità di costruire un tema servendosi di quelle “voci” – come le chiama lui – che si insinuano nella sua testa, producendo poi le basi per quegli arrangiamenti che nel tempo sono diventati memorabili, hanno permesso di realizzare un concerto che avresti voluto non finisse mai. Il maestro lo sa, e non si risparmia nel concedere bis, e a fatica risale più volte sul suo palchetto, senza prima ringraziare a mani giunte il suo pubblico.

Eppure durante il concerto Morricone non rispetta a pieno gli arrangiamenti originali delle sue celeberrime composizioni; cambia il tempo di alcuni passaggi in “Il buono, il brutto e il cattivo“, nel brio del divertimento che si mescola alle note drammatiche, e le atmosfere passionali ed energiche che appartengono al suo modo di scrivere la musica, si avvertono a pieno in “The ecstasy of gold” – accompagnata dalla voce del soprano Susanna Rigacci – o mentre si viene avvolti dalla raffinatezza di “The mission” e dal suono dell’oboe. Ogni voce dell’orchestra trova il suo spazio, ma è quando i fiati entrano in gioco, legandosi alla base ritmica e alle percussioni, che si scatena il vortice emotivo, che ti porta a godere a pieno del lavoro del maestro Morricone che non agita semplicemente la sua bacchetta per dirigere, ma con incisività da’ gli attacchi, incoraggia, e coordina perfettamente ogni ingresso di sezione, e guida magistralmente l’esecuzione, come se quella fosse la sua unica, irripetibile, appassionata “missione”. Gli archi riempiono il tempo e la dimensione ritmica, incalzano e poi si smorzano, rispondono alle nacchere e lasciano andare le note alte, come se potessero restare sospese e attaccate al soffitto per poi piovere addosso al pubblico incantato durante il pezzo “Indagine di un cittadino ad di sopra di ogni sospetto“.

Non dice una parola al suo pubblico, ma ad esso si inchina con amore e gratitudine, la stessa che tutti abbiamo provato a restituirgli proprio con quella emozione che è stata incontenibile per le oltre due ore di concerto, intervallate da una ventina di minuti di pausa che era necessaria. Ennio Morricone non ce la fa a dirigere in piedi e così gli viene concessa una seduta, che è suggestiva, perché il maestro sembra incastonato tra gli archi, come se volessero proteggerlo dagli applausi e dall’affetto prorompente che lo travolge.

L’impatto visivo è coinvolgente quanto quello sonoro. Sono i 200 elementi dell’orchestra che creano la migliore suggestione possibile, condita solo dall’essenziale, ossia quel dipanare la musica lungo la linea melodica di pezzi che non sono solo conosciuti come le straordinarie colonne sonore dei film di Sergio Leone ma che creano il miglior connubio tra cinema e musica, oltre ad aver fatto la storia del cinema.

Un concerto in cui c’è tutto; C’è il tempo, la memoria, la nostalgia, l’oblio. Al centro della scena la ricerca di un tempo perduto, citazioni sonore, allusioni e dettagli evocativi. Ma risuonano anche le note di quell’ambizione che  trasborda dalla musica compositiva di Morricone, senza schemi, ma con la giusta dovizia nella direzione e nell’esecuzione di brani che sono nella memoria di tutti, in cui ognuno trova il filo del proprio gusto e della propria predisposizione verso una musica che il tempo lo tiene, lo rimodula, e poi lo passa come testimone di qualcosa di impalpabile che va sorretto e custodito.

Per un pugno di dollari, C’era una volta in America, La leggenda del pianista sull’oceano; Li regala tutti, i suoi successi il maestro Morricone, e il coro non è solo una cornice artistica, ma una vera e propria esperienza estetica rispetto alla musica; è voce, accompagnamento e ricchezza espressiva. Nella musica di Ennio Morricone si sentono gli echi della musica classica dell’800, di Mahler e di Stravinskij che hanno influenzato proprio la composizione delle colonne sonore a cui lui ha dato vita.

Tanti capolavori in un concerto che celebra una carriera lunga 60 anni, con oltre 500 colonne sonore scritte, e se è vero che – come il maestro racconta – non si deve credere alla mera ispirazione quando si approccia alla musica di un compositore, allora quel suo modo di tessere, intessere, cucire, scucire, distruggere e ricostruire ciò che parte da un’idea, diventa un raffinato lavoro artigianale che conduce non all’espressione romantica della musica assoluta ma alla sua capacità di superare sempre se stesso, mentre difficilmente qualcuno è riuscito a superare lui, in quella maestria di comporre musiche stracolme di armonia, melodia e chiara presenza musicale.

Che si sia o meno educati alla musica, che si riesca o meno a percepire alcune raffinatezze stilistiche, di contrappunto, di cambio di registro o di modalità di note tenute sospese in un assolo, questo concerto ha costituito per i presenti una coerente e appassionante avventura, in cui la direzione dell’orchestra è stata il filo  conduttore di una intelligenza musicale, che si traduce in dialogo, immagini che coinvolgono la sensorialità, con risultati magistrali.

 

Simona Stammelluti

 

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